18/07/2019

L’inchiesta Angeli e Demoni. Quel silenzio colpevole sulla sofferenza di migliaia di bambini

Nell’ormai lontano 2013, negli studi di Mattino Cinque, il giudice Francesco Morcavallo del tribunale di Bologna, davanti alla conduttrice Federica Panicucci e ad un pubblico ammutolito, denunciava un indecente e terribile mercato di bambini e affidi violenti e laceranti. Il video dell’intervista, apparso anche su Facebook, è allucinante ed appare sconvolgente che nessuno abbia ritenuto opportuno procedere d’ufficio contro ciò che il giudice denunciava come un «mercato di affidamenti che vale 1,5 o 2 miliardi di euro l’anno».

Una vergogna. Ma come è possibile? Quale obbligatorietà dell’azione penale esiste quando addirittura un giudice denuncia fatti così gravi o quando addirittura si denuncia il Csm di immotivata mancanza di intervento davanti a 35 mila bambini allontanati dalle famiglie al 2013? Non ci sono parole per questa mancanza di intervento e almeno si faccia sapere e ci si chieda, con tutti gli strumenti possibili, inclusi quelli istituzionali, come mai e perché non si è intervenuti per tempo con azioni e ispezioni appropriate.

Si è dovuto attendere sino al 28 giugno 2019 prima che la coraggiosa Procura di Modena intervenisse sulle vicende degli affidi illeciti nel reggiano, con la famosa e oscurata indagine Angeli e Demoni che per qualche ora ha tenuto tutti gli italiani attaccati al video. Ore e giorni sono poca cosa per una così drammatica e devastante vicenda che colpisce da anni decine di migliaia di bambini e famiglie in Italia.

Se non è un’emergenza nazionale questa, per favore, descriveteci cosa intendete con la parola emergenza, cosa chiedete nelle vostre “interpellanze urgenti” in Parlamento, nei vostri “Question-time”. La ramificazione, sin qui nota, della vicenda Angeli e Demoni, così come la testimonianza-denuncia del giudice Morcavallo di sei anni prima, tratteggiano un “sistema”, una “mafia”, una “collusione” stabile tra pubblico e privato che ha pochi precedenti nella storia del malaffare italiano. 35 mila bambini (secondo i dati del 2013) significa almeno 70 mila genitori, per un totale (tolti i nonni, gli zii e i parenti prossimi) di ben più di 100 mila italiani coinvolti in drammi e tragedie difficilmente rimarginabili per il resto della vita. Il dramma di 100 mila italiani, comprovato e non fantasioso, non interessa a nessuno? Non pretende di essere chiarito in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli che riguardano la mancata azione del Consiglio Superiore della Magistratura?

Voglio però far notare il punto cruciale, secondo me assente nel flebile dibattito su questa mercificazione dei bambini, quello appunto del valore e della dignità del bambino in sé. Se la nostra società non apre una riflessione seria e non andrà a fondo sulla continua riaffermazione dei pericoli conseguenti alla “cosificazione” e alla “mercificazione” dei più deboli, a cui Papa Francesco ci richiama sempre, non usciremo da questo tunnel dell’orrore. Certo, ci auguriamo che il solerte lavoro della magistratura e della politica faccia presto e faccia bene, ma se non ripartiamo dalla dignità umana di tutti, se non ci riprendiamo la consapevolezza di questo diritto inalienabile, non faremo neanche un passo avanti. L’idea del “bambino-oggetto” è quella che fa gettare i bimbi dai balconi, li lascia in auto col solleone, gli concede video e telefonini sin dalla più tenera età, li sposta da un luogo all’altro in funzione degli impegni professionali, li usa come merce preziosa di arricchimento e ricerca di affetti.

A tal proposito, «L’utero è mio» ci ha portato al bambino come cosa mia, di cui dispongo io e ci faccio quel che voglio, mia “cosa” o desiderio di “una cosa”. Lo vediamo infatti nell’utero in affitto, l’incivile schiavitù moderna con la quale anche i sindacati scendono a patti, lo vediamo emergere dal fuoco di questa tragedia. Una tragedia non finita, una violenza che continua e proseguirà non solo sino alla fine delle indagini di Modena, non solo (come auspichiamo) sino alle indagini del Csm. Andrà avanti fino alla nostra conversione del cuore.

Non piangiamo sui pochi bambini morti in mare se poi uccidiamo il cuore e gli affetti delle decine di migliaia di bambini rapiti dalle proprie famiglie. Gli uni muoiono in mare per circostanze imprevedibili, gli altri li stiamo uccidendo noi con il nostro menefreghismo sistematico. Possiamo fare qualcosa, vogliamo farlo?

Luca Volontè

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