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Home Page > Famiglia e Economia > L’Ungheria pro family di Orban a cui guarda l’Europa
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«Viviamo in tempi in cui nascono sempre meno bambini in tutta Europa. I popoli dell’Occidente rispondono con l’immigrazione. Ma noi ungheresi la vediamo in una luce diversa. Non abbiamo bisogno di numeri, ma di bambini ungheresi». Una dichiarazione solenne che Orban durante l’annuale discorso sullo stato della Nazione a Budapest ha pronunciato con convinzione, per sottolineare l’impostazione del suo programma politico tutto a favore e a sostegno della famiglia e della crescita demografica.

La voce del buon senso Un programma già in buona parte realizzato, con cui si presenta anche alle prossime elezioni europee: dal 2015 il suo governo ha reso possibile una deduzione fiscale per le giovani coppie sposate una volta sola, l’esenzione dell’Irpef per le madri con più di quattro figli, prestiti a interessi ridotti per le famiglie con almeno due figli. Inoltre per garantire la possibilità alle neomamme di riprendere a lavorare subito dopo il parto, senza che questo ricada solo sulle loro spalle, incidendo in negativo sia sull’esperienza della maternità sia sul piano professionale, il governo Orban ha sviluppato diversi progetti per incoraggiare la continuità del lavoro femminile, continuando a vivere serenamente anche l’esperienza della maternità. Tanto che il tasso di impiego femminile è il più elevato degli ultimi 40 anni, superando il 55%. Anche perché alle madri lavoratrici è data la possibilità di lavorare mezza giornata finché il bambino non abbia raggiunto i 3 anni, o fino ai 5, nel caso in cui si faccia parte di famiglie numerose.

Insomma, un programma sicuramente vincente per la crescita demografica del Paese che ha portato a registrare, nel 2017, il più alto tasso di natalità e matrimoni degli ultimi 20 anni, grazie anche al fatto che il governo ungherese destina il 4% del suo prodotto interno lordo allo sviluppo di politiche a favore della famiglia. Insomma, uno stato che sembra davvero imboccato la strada vincente per rinascere e a cui, finalmente, quella stessa Europa che aveva accusato Orban di essere un “dittatore” per la sua linea anti immigrazionista, comincia a guardare con interesse, in vista delle prossime elezioni europee.

Manuela Antonacci

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