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Torniamo sulla politica: dopo aver dato spazio al pensiero del leader del Comitato Difendiamo i Nostri Figli Massimo Gandolfini e al presidente del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi, diamo oggi voce a Federico Iadicicco di Fratelli d’Italia. L’intervista che riportiamo è stata realizzata da Francesco Agnoli qualche tempo fa (Redazione). 

Politica: intervista a Federico Iadicicco di Fratelli d’Italia

Classe 1974 come il sottoscritto, Federico Iadicicco è nato a Roma, figlio di madre pugliese e di padre ciociaro. Ci tiene a dirlo perchè, da uomo della destra tradizionale, ama partire dalle radici: se sono profonde, come rammentava l’amato John Ronald R. Tolkien, «non gelano mai».

Dopo essere stato consigliere provinciale e vicepresidente della commissione cultura della provincia di Roma dal 2008 al 2012, è oggi imprenditore, assistente alla cattedra di Analisi dei costi alla facoltà di Economia presso l’Università Ecampus di Roma e responsabile nazionale del dipartimento Vita e Famiglia di Fratelli d’Italia.

Tra i pro vita e famiglia italiani è conosciuto per la costante presenza, in tutte le ultime battaglie culturali, almeno dal 2004, allorchè il nostro paese fu attraversato da un grande dibattito su fecondazione artificiale, utero in affitto, sperimentazione occisiva sugli embrioni.

Nel 2016 ha fondato il centro studi Minas Tirith, che prende il nome dalla cittadella fortificata che fronteggia la terra tenebrosa di Mordor nel romanzo di Tolkien Il Signore degli anelli. La scelta di un simile riferimento culturale rimanda ad una convinzione: che ci sono momenti della storia in cui il male sembra trionfare ed estendere la sua ombra oscura sulle terre e le menti degli uomini. È proprio in questi momenti, quando tutto sembra perduto, che occorre alzarsi a combattere, in nome della propria patria, della libertà, del Bene, certi che l’ amicizia, il senso del sacrificio e dell’onore e la capacità di “rinunciare all’anello”, cioè alla seduzione del potere fine a se stesso, possono capovolgere le sorti di ogni battaglia, anche la più umanamente impossibile.

Iadiccicco, il tuo campo di battaglia è la politica: quando ha cominciato?

Ho iniziato ad occuparmi di politica da adolescente, erano gli anni di Tangentopoli, delle stragi di mafia, della fine del comunismo. Le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino diedero l’impulso definitivo alla scelta di impegnarmi attivamente nella politica.

E quale strada scegliesti?

Scelsi la destra italiana perchè per me, come per moltissimi miei coetanei, rappresentava l’onestà, l’amore verso la patria tradita, l’alternativa possibile alle derive del capitalismo, oltre le storture ed il fallimento del marxismo e del socialismo reale.

Eri una giovane promessa, ma poi ti fermò Gianfranco Fini…

Fini non fermò me, ma la crescita e lo sviluppo di un grande progetto politico: ma non fu solo nell’opera di distruzione del patrimonio politico e culturale della destra italiana. Le responsabilità dei cosidetti colonnelli di AN sono evidenti a tutti.

Il potere, come ne  Il Signore degli anelli, dà alla testa?

Sì, ad un certo punto, fagocitati dal potere, si dimenticarono del progetto e si occuparono soltanto, scusi il gioco di parole, dell’occupazione degli spazi di potere. Finito il potere non rimase nulla o quasi.

Poi hai scelto Giorgia Meloni… perchè?

Rimanemmo noi, quella che io chiamo la generazione ’89, i figli del crollo del muro di Berlino: cresciuti assieme nell’organizzazione giovanile di AN, divisi per molti anni dalle beghe correntizie altrui, uniti oggi dalla volontà di ricostruire e rinnovare un patrimonio politico. Giorgia è ed è stata il leader naturale di questa aggregazione, ma attorno a lei esistono competenze, capacità, persone. Un patrimonio di uomini e donne, importante per l’Italia: sono certo che molti di noi saranno utili strumenti di una rinascita nazionale.

Un giudizio su Giorgia Meloni…

Conosco Giorgia da quando eravamo giovanissimi: quello che apprezzo di lei è che è “vera”. Quella che vedete in televisione è la Giorgia autentica, non c’è nulla di costruito in lei e traspare il grosso carico di umanità che la contraddistingue, in un mondo, quello della politica, dove regna purtroppo la finzione, quello che molti chiamano “il teatrino”. Questa sua umanità la rende piacevole e credibile e per questa sua umanità ho deciso di seguirla nell’avventura di fondare un partito. È una donna molto tenace, studia molto, ci tiene a non improvvisare ma ad essere preparata. Mi sento di dire che la mia generazione è composta da uomini e donne che fanno di queste caratteristiche il loro biglietto da visita.

Cosa state facendo?

“Stiamo lavorando a riaggregare le forze identitarie, popolari e conservatrici, rinnovandole però, non riproponendo gli schemi del passato. Stiamo costruendo, attraverso un dialogo costante con i corpi intermedi, il progetto di Governo; stiamo lavorando alacremente alla creazioni di strumenti di formazione permanente, per i giovani e non solo. Insomma siamo in moto per ridare speranza e futuro ai nostri figli, partendo da alcune riforme chiave: riduzione della pressione fiscale per imprese e famiglie, elezione diretta del premier, sostegno alla natalità, passaggio dal welfare state al welfare comunity….

Oggi Lei è il responsabile famiglia del partito. Quando ha iniziato a occuparti del tema?

Mi occupo dei principi non negoziabili da sempre. Ritengo infatti che dalla difesa e valorizzazione della vita e della persona derivino tutte le altre scelte politiche, economiche, sociali, istituzionali. Quando ancora pochissimi si erano accorti del progetto di destrutturazione della famiglia che la sinistra stava sviluppando attraverso i pacs e i dico, Azione giovani, di cui io ero il presidente romano, fece iniziative e campagne di contrasto e a difesa della famiglia naturale.

Lei è cattolico… fa parte di qualche movimento?

Sono cattolico anche se non amo strumentalizzare la fede per fini politici. Non credo serva un partito dei cattolici, ma che i cattolici siano sale della politica. D’altra parte l’antidoto contro il nichilismo superstizioso ed idolatrico del pensiero unico dominante necessita dell’ingrediente della ragione, che i cristiani possono distillare in quantità industriali, al contrario di quello che vogliono farci credere. Seguo un cammino di riscoperta del battesimo, il cammino neocatecumenale, un percorso di fede nella Chiesa cattolica che mi ha dato la vera vita, quella che solo Gesù Cristo può donarci. La riscoperta della dimensione comunitaria della fede ed il carisma missionario sono gli elementi che amo di questo itinerario. Lo Spirito Santo ha fatto irruzione nella modernità con i movimenti, come dice Bendetto XVI. Per me e per quelli come me, un tempo neo pagani e peccatori incalliti, ha regalato questa occasione di conversione: spero di non gettarla mai al vento.

Voi ammirate Tolkien, lodate il Medioevo, combattete l’ideologia transumanista… appartenete quasi ad un altro mondo…

La mia impressione è che siano fuori dal mondo i cosiddetti progressisti: quando si diventa schiavi di un’ideologia si perde il senso della realtà, della storia e della misura. Il medioevo fu un’ epoca importantissima e per nulla oscura come tende a volerla rappresentare il politicamente corretto. Non starò qui a ricordare le conquiste e le conoscenze per le quali siamo ancor oggi debitori agli uomini di quell’epoca. Quanto a Tolkien, è unico nella sua capacità di rappresentare l’eterna battaglia tra il bene ed il male che ha caratterizzato e carattererizza la storia e che soprattutto attraversa quotidianamente la vita di ognuno di noi, prima ancora che fuori, dentro i nostri cuori.

Cosa pensa dello ius soli?

La proposta di legge risente dei preconcetti ideologici e culturali della nuova sinistra nichilista che, orfana della lotta di classe, ci propina in ogni ambito la falsa questione dei “diritti civili”. Non è affatto vero che la cittadinanza serva ad agevolare l’integrazione; è semmai vero il contrario, ossia che la cittadinanza dovrebbe attestare, nel limite del possibile, l’avvenuta integrazione. E non è vero che la cittadinanza serva per compensare il calo demografico: l’affermazione è falsa perché le statistiche ci dicono che in tendenza anche gli stranieri fanno meno figli quando si integrano nella nostra società. Si può forse discutere di ridurre i tempi per avanzare la richiesta di cittadinanza, si può ridurre la farraginosa e copiosa macchina burocratica italiana, ma questo pasticcio si deve evitare: il testo prevede, tra le cose più assurde, che un genitore possa chiedere la cittadinanza per il figlio che però al diciottesimo anno di età e nei due anni successivi potrà rifiutarla smentendo quanto voluto in precedenza.Tanto vale lasciare che si decida con la maggiore età.

C’è dietro dell’altro?

Tra il business dell’accoglienza finanziata, la tratta di esseri umani che avviene nel mediterraneo, il recente scandalo degli stabili occupati e poi affittati… mi sembra che si sia generato un enorme giro di denaro attorno al tema dell’immigrazione. Oltre la demagogia e la malafede bisognerebbe trovare il coraggio di dire che i veri razzisti sono tutti coloro che alimentano questo sistema perverso attraverso il quale alcuni si arricchiscono sulle spalle dei migranti, calpestando, loro sì, la dignità di queste persone.

Francesco Agnoli

Fonte: Libertà&Persona


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