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Secondo quanto affermano le statistiche dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per l’Asia meridionale e orientale, il Nepal, dove non c’è alcuna restrizione all’aborto, ha il più alto tasso di mortalità materna della regione. Lo Sri Lanka invece, con un tasso 14 volte minore, vanta quello più basso.

Qualcosa, però, purtroppo sta cambiando. Gli attivisti internazionali dell’aborto stanno facendo pressioni sullo Sri Lanka affinché legalizzi questa pratica disumana con la classica scusa infondata secondo cui la sua mancata legalizzazione ne favorisca la pratica clandestina. Nel 2014, un rapporto del Fondo Popolazione delle Nazioni Unite ha raccomandato di rendere legali gli aborti in paesi come lo Sri Lanka sostenendo, contro ogni statistica e studio scientifico, che essi continuino a proteggere la salute delle donne.

Così, in questo mese, qualcuno ha deciso di andare contro corrente e di non piegarsi di fronte a una cultura della morte ormai sempre più imperante. Si tratta, come riporta un articolo di LifeNews, di un gruppo diversificato di leaders religiosi che si è riunito proprio nello Sri Lanka per difendere i diritti dei bambini non nati. Il 14 settembre, nella capitale, Colombo, si è tenuto un Congresso delle Religioni volto proprio a opporsi a questo disegno di legge.

In esso, buddisti, musulmani e cristiani hanno manifestato i loro valori condivisi ritenendo in modo concorde che l’aborto sia un omicidio. Il Venerabile Bellanwila Wimalarathana Thero, monaco buddista, ha sostenuto che, anche se a un feto è stata diagnosticata una malformazione congenita letale, l’aborto sia contrario agli insegnamenti buddisti. Sulla stessa linea, il leader musulmano Ash-Sheikh Fazil Farook ha affermato che il Corano insegna a proteggere la vita dei bambini non nati.

Una possibile soluzione alla questione della mortalità materna, invece, è stata prospettata dal Cardinal Malcom Ranjith, secondo il quale il governo anziché impegnarsi a legalizzare l’aborto dovrebbe favorire piuttosto una sana educazione all’affettività nei confronti delle nuove generazioni. Le religioni sono concordi: la vita umana è preziosa, è un dono soprannaturale che ogni uomo ha il compito di custodire e tutelare.

La bellezza di un piccolo essere umano chiamato all’esistenza sin dal ventre materno non deve conoscere la brutalità degli strumenti dell’aborto.

A tutela del più piccolo e del più debole, di chi non ha voce ma ha pur sempre un cuore che batte, si deve volgere tutto il nostro impegno morale e umano, prima ancora che religioso.

Luca Scalise


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