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Home Page > Famiglia e Economia > Se la mamma lava e stira e il papà lavora e legge, è quasi violazione dei diritti umani
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Incredibile ma vero: oggi, nell’era che esalta l’indipendenza della donna più che mai, saper cucinare, lavare, stirare, insomma badare a se stesse, è paradossalmente considerato un punto a svantaggio del genere femminile, anzi, una vera e propria forma di “sessismo”. Di che stiamo parlando? Del cortocircuito ideologico di chi vede nelle diverse responsabilità che competono all’uomo e alla donna, al giorno d’ oggi, tra l’altro, divenute, per necessità, completamente interscambiabili a causa dei ritmi e degli impegni lavorativi che gravano sulle spalle sia dell’uno che dell’altra, un elemento di discriminazione verso il gentil sesso.

La voce del buon senso È questa la causa del polverone che ultimamente si sta sollevando contro un libro di testo adottato in alcune scuole elementari. In particolare, la “pietra dello scandalo” sarebbe un innocente esercizio in cui veniva richiesto, per insegnare il corretto utilizzo e significato dei verbi ai discenti, di collegare un soggetto a più opzioni verbali. Ad esempio, tra le azioni collegabili alla parola “cavallo”, troviamo “correre”, “nitrire” e “cantare”, tra le quali il bambino è chiamato a scegliere quelle più logiche e corrette e così anche per altri soggetti e predicati verbali. Ma, arrivati alla parola “mamma” e “papà”, apriti cielo… ci si imbatte in quella che è stata considerata una grave forma di “discriminazione” e cioè, mentre collegati alla parola papà, ci sono i verbi “lavorare” e “leggere”, accanto alla parola mamma ci sono, invece, “lavare” e “stirare”: questo il motivo di tanto clamore.

Viene da fare giusto un paio di considerazioni a riguardo: innanzitutto lavare e stirare è davvero roba da negrieri o da terzo mondo o piuttosto, banalmente, si tratta di azioni quotidiane che chiunque voglia uscire di casa in condizioni dignitose, senza essere scambiato per uno spaventapasseri, è chiamato a svolgere? Inoltre, se davvero vogliamo dirla tutta, confrontando le due frasi, chi non ne viene fuori proprio benissimo e suscita una certa simpatia, è proprio il “papà” che, rispetto alla mamma, non viene descritto esattamente come “multitasking”! Ma poi verrebbe da chiedere alle donne disposte ad aggiungersi al coro di queste inutili polemiche, se si rendano conto del grave errore che commettono nel voler censurare le attività domestiche nelle quali sono impegnate, ovvero quello di sottovalutare enormemente il loro lavoro, la loro fatica, il loro carico di responsabilità che va, oggi, molto oltre la propria professione stessa.

Insomma un “super lavoro” che rende le donne ulteriormente indispensabili e che andrebbe sottolineato e valorizzato ma che in questo modo, invece, per una sorta di “eterogenesi dei fini”, finiscono esse stesse per disprezzare dandosi tristemente la zappa sui piedi. E se proprio la si vuol mettere sulla questione dei diritti e dell’emancipazione femminile, anche su questo punto, il ragionamento di chi protesta risulta fallimentare: “emanciparsi”, rendersi indipendenti, è possibile innanzitutto se si è capaci di badare a se stessi, a partire dalle cose più pratiche e basilari, perciò ben vengano quelle attività domestiche di cui un tempo, tra l’altro, la donna era gelosa detentrice, pensiamo ad esempio all’arte di saper cucinare (una volta anche piatti difficili e laboriosi); diversamente si è capaci solo di battaglie ideologiche che non fanno che distogliere l’attenzione dai problemi reali e quotidiani che l’uomo e la donna, oggi, spesso in perfetta solitudine e in un clima di totale individualismo, sono costretti ad affrontare.

Manuela Antonacci

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