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Home Page > Famiglia e Economia > Sempre più ristoranti “no kids”. Lo sfogo di Sabrina Ghio
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Sta dilagando ormai da tempo, in Europa, la tendenza “no kids zone”, ovvero locali e persino spiagge in cui l’ingresso è vietato ai bambini. In Germania, ad esempio, i locali “kinder verboten” sono molto diffusi già da diverso tempo, a cominciare dal 2013. Triste moda che da qualche anno comincia a diffondersi anche in Italia dove si moltiplicano spiacevoli parentesi di vera e propria discriminazione ai danni dei più piccoli.

La voce del buon senso Un esempio tra tanti è quello capitato a Sabrina Ghio, ex volto di “Amici” e “Uomini e donne”, in vacanza in Sardegna insieme alla figlia Penelope che è stata protagonista di uno spiacevole episodio di ingiustificata scortesia che ha umiliato la sua bambina. L’ex ballerina di “Amici”, tramite un video postato su Instagram, si è scagliata contro un ristorante di Poltu Quatu, il Tanit. La soubrette, ha infatti raccontato che, in presenza di sua figlia, non le è stato premesso nemmeno di mettere piede nel locale perché il proprietario non sopporterebbe i bambini e non gradirebbe averli come ospiti. La notizia ha comprensibilmente sollevato non poche polemiche, nonostante la smentita del locale.

Al di là di questo episodio, è veramente incredibile che, anziché cercare di agevolare la frequentazione dei locali da parte delle famiglie con figli, si vieti loro l’ingresso, equiparando, di fatto, i bambini ai cani: solo che i bambini non sono animali ma assurdamente viene imposto su di loro lo stesso veto che spesso si impone sui cani stessi. Sembra uno dei tanti sintomi forti di una società malata, questa assurda avversione verso i più piccoli, nei confronti dei quali, bisognerebbe invece avere un occhio di riguardo. Per di più questa ingiustificata avversione verso i bambini poggia sull’assurda pretesa che ai genitori non venga consentito il diritto e la libertà di godersi il tempo libero e il relax proprio con i figli.

Al contrario, invece, molti ristoratori dovrebbero essere impegnati nel creare un ambiente “baby friendly” nei loro locali: molti genitori li sceglierebbero e persino gli affari ne risentirebbero positivamente.

Manuela Antonacci

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Un Commento, RSS

  • Francesco Casini

    dice su:
    31/07/2019 alle 08:23

    Mi fa tristezza ogni volta, anche se questa cosa la sapevo già, soprattutto pensando al moltiplicarsi di locali nei quali i cani possono entrare, bar con la ciotola per i cani fuori dalla porta, spiagge per cani. Addirittura nel comune di Livorno ci fu una direttiva per invitare i supermercati a lasciare entrare i cani (fatto salvo poi che alcuni hanno dichiarato che per motivi igienici non lo avrebbero fatto è così è stato)

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