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Home Page > Aborto > Una nuova vita: la storia di Katia e Melissa
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Katia è stata la prima mamma affidatami dal Centro di Aiuto alla Vita di Pinerolo.

Ricordo molto bene quel pomeriggio: la rivedo camminare giù per la discesa. Imbarazzata nell’incedere dal pancione dove portava la piccola Melissa, indossava un cappottino ormai troppo stretto. Dopo le presentazioni, le cingo le spalle con un braccio ed iniziamo a spostarci verso un bar delle vicinanze. Lei è piccola e graziosa, mortificata da una situazione familiare molto pesante.
Seduta al tavolino, sorbendo una tazza di caffè, mi racconta la sua storia.

Era stata vittima di un “padre padrone” che ne abusava e che giocava d’azzardo. La mamma si era dovuta rivolgere agli usurai per pagare i debiti del marito, e Katia aveva fatto ogni tipo di lavoro…

Credeva di poter uscire da questa situazione invivibile sposando un uomo che pareva amarla e così era nata la prima delle quattro figlie. Invece è stata abbandonata da lui e dagli altri uomini in cui aveva riposto la sua fiducia. Il padre di questa quarta bambina sembrava diverso dagli altri.

Ad ogni separazione le bambine erano state affidate ai padri dai servizi sociali, perché lei da sola non era in grado di mantenerle, nonostante i padri fossero molto poco affidabili. Una delle figlie era stata affidata ai nonni, ma non risultava che stesse frequentando regolarmente la scuola. Tanto è vero che Katia fu chiamata dalla Polizia di un Paese vicino e (nonostante non ne fosse responsabile) le fu chiesto conto della bambina. Fu un periodo di atroce preoccupazione per Katia: della piccola nessuno sapeva più niente. Del padre si seppe che aveva avuto un incidente stradale. Solo dopo diverse indagini si scoprì che l’uomo aveva cambiato residenza all’insaputa di tutti, nascondendo il fatto alle autorità competenti e portando con sé la minore.

Nel frattempo la gravidanza di Katia proseguiva, con i servizi sociali che premevano affinché desse in affidamento pure Melissa. All’indomani del parto fu inviata in una sorta di casa protetta e le pressioni continuavano. Noi del CAV, invece, volevamo aiutarla a tenere presso di sé la bambina: offrendole aiuto economico e umano non solo per far nascere la piccola, ma anche dopo, per farla crescere dignitosamente con la sua mamma.

Certo Katia era una donna con dei problemi e aveva commesso molti errori, ma era desiderosa di riscatto, di una vita normale, e nessuno – tanto meno i servizi sociali – sembrava voler darle una possibilità.
La aiutai a cercare una casetta in affitto dalla Diocesi e ad arredarla. Lei la abbellì e la curò: era davvero graziosa, pulita ed accogliente. Nonostante ciò le assistenti sociali arrivarono a prelevare lei e la bimba per trasferirle in una Comunità del Comune di Torino, motivando questo atto (infame quanto improvviso) con una menzogna: che «l’abitazione era inadatta alla vita della minore». Nella Comunità dove fu trasferita, invece, mancava l’indispensabile (tanto è vero che con amici abbiamo provveduto a portare panni e sostentamento), e le ospiti dovevano convivere e condividere alcuni locali con delle persone drogate. Dopo alcuni mesi di pianti e sofferenze, finalmente fu lasciata tornare con la bimba nella casetta.

L’amore di Katia verso la bambina ha vinto. Ora la piccola Melissa cresce felice in modo armonico, curata con amore dai propri genitori.

Anna Maria Pacchiotti

Fonte: Articolo apparso su Notizie ProVita di Settembre 2015, p. 6


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