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Home Page > Famiglia e Economia > Unioni gay all’estero: in Italia non sono trascrivibili
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Le unioni gay, erroneamente definite “matrimonio gay”, contratte all’estero tra un italiano e uno straniero non posso essere trascritte come tali in Italia: a deciderlo una sentenza della Corte di Cassazione.

Riporta La Repubblica: «Non sono trascrivibili all’anagrafe italiana, per ragioni di contrarietà all’ordine pubblico, i matrimoni gay celebrati all’estero tra un cittadino italiano e uno straniero: queste nozze però non sono prive di tutela e riconoscimento perchè sono “convertibili” in unioni civili, anche quelle contratte prima che il nostro Paese approvasse nel 2016 la legge sulle unioni civili».

Il ricorso è stato fatto da un italiano e da un brasiliano, sposatisi in Brasile nel 2012 e l’anno successivo in Portogallo. A seguire, i due avevano chiesto all’ufficiale dello Stato civile di Milano la loro unione, ricevendo in risposta un rifiuto, convalidato nel 2015 anche dalla Corte di Appello.

La coppia ha quindi fatto ricorso alla Cassazione, sostenendo che la “conversione” a unione civile consisteva in un “downgrading” discriminatorio. Niente da fare, per i giudici la decisione è legittima e rientra nei poteri dei singoli Stati.

Insomma, se con il riconoscimento dei figli da parte di coppie gay, con la prevaricazione di alcuni Comuni che hanno deciso di notificare come genitori due persone dello stesso sesso, si è andati ben oltre la legge vigente, nel caso del cosiddetto “matrimonio gay” la Cassazione è stata in grado di tenere il punto e non ha ceduto alle pressioni della lobby Lgbt. Vediamo quanto dura…

Redazione

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