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Home Page > Famiglia e Economia > Utero in affitto: ennesima sentenza ideologica a Milano
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Due Italiani sono andati in California a comprare due bambini col metodo dell’utero in affitto.

Hanno assoldato la stessa “breeder” (bestia da riproduzione), cioè la stessa schiava che ha partorito i due piccoli, nella quale sono stati impiantati gli embrioni (e non veniteci a dire che le donne che danno l’utero in affitto lo fanno per spirito di liberalità…).

Gli embrioni erano stati ottenuti dagli ovociti comprati da un’altra donna (chissà se si sono chiesti di quali sintomi della iperstimolazione ovarica abbia sofferto quest’ultima).

Il seme però appartiene ai due padri. Quindi questi bambini, in California, risultano fratelli, entrambi con i cognomi dei due padri, ma senza una madre, anche se  – tecnicamente – condividono anche le due madri che hanno cooperato per metterli al mondo.

La legge italiana vieta espressamente questo indecoroso uso e abuso di esseri umani. Il popolo italiano  in ogni circostanza ha mostrato d’essere in stragrande maggioranza contrario.

Ma i giudici della Corte d’Appello di Milano se ne infischiano e consentono alla registrazione dell’atto di nascita dei bambini all’anagrafe italiana: essi risultano gemelli, figli di due padri quindi e di nessuna madre, ma non fratelli, per la legge italiana.

Abbiamo già spiegato che è falso: ciascuno è figlio di uno dei due uomini, e di due donne. Ma della realtà, ormai, neanche i giudici si preoccupano più di tanto. Sono votati a farci digerire l’ignobile pratica dell’utero in affitto a forza di sentenze.

Assuntina Morresi, su Avvenire, commenta superbamente: “Non esiste né in italiano né in nessun’altra lingua un termine adeguato a descrivere il legame parentale dei due piccoli“.

I giudici italiani hanno fatto ricorso a una doppia, enorme bugia: la prima, che i due bambini sono figli di due uomini, e la seconda che i piccoli sono gemelli ma non fratelli. L’enormità della doppia menzogna è tale che gli stessi giudici si sono sentiti in dovere di giustificarla, mettendo una toppa peggiore del buco: la sentenza spiega che un concepimento di questo tipo sarebbe possibile anche in natura, tanto che «la comunità scientifica ha registrato vari casi, sia pure pochissimi al mondo, di gemelli nati da ovuli della stessa madre, fecondati con lo sperma di uomini diversi».Toppa peggiore del buco, dicevamo, e anche questa doppiamente. Innanzitutto, in questa procedura di utero in affitto la donna partorisce un figlio geneticamente non suo, e per ciascun neonato le madri naturali sono due, al contrario della storia millenaria dell’umanità.

Ricorrere alla natura per giustificare il modo più innaturale per far nascere un bambino sarebbe ridicolo se non fosse tragico. … I giudici italiani invece hanno cercato di giustificare l’ingiustificabile – due gemelli non fratelli nati da due uomini – ricorrendo alla figura che hanno fatto sparire, cioè la mamma”.

Il tutto in nome dell’«interesse superiore del minore»: secondo la sentenza  «le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo» sono tali che la legge italiana non conta.

Ancora la Morresi: “Per analogia, ci chiediamo quanto si tarderà a trascrivere atti di matrimoni poligamici, in nome del rispetto dei diritti fondamentali di chi quei matrimoni li ha consapevolmente contratti, in un altro Paese, rispettando antichissime tradizioni locali”.

Redazione


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