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Home Page > Famiglia e Economia > Veneto: «No» al cambio sesso con soldi pubblici
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Rilanciamo il Comunicato Stampa diffuso dal Consiglio Regionale del Veneto in merito al cosiddetto “cambio di sesso” (definizione impropria, vista la sua impossibilità). È stata infatti presentata dalla Lega Nord una mozione volta a ritirare la delibera di finanziamento di ben 600 mila euro – non proprio noccioline! – a una struttura che lavora per il “cambio di sesso” e, contestualmente, volta ad abrogare la legge regionale che pone a carico delle casse pubbliche questa “operazione”.

Il segnale che viene dai politici del Veneto è positivo e infonde speranza: il sesso di appartenenza non è una cosa che si può decidere e cambiare e i soldi è meglio spenderli in favore delle famiglie (le uniche vere, quelle fondate sull’unione tra un uomo e una donna) e di chi vive in stato di bisogno. Se poi una persona, in privato, vuole procedere con il percorso per il “cambio sesso”, è libera di farlo: ma non con l’approvazione e i soldi di tutta la comunità. 

Ci ripromettiamo di aggiornare i nostri Lettori sull’esito della mozione.

Comunicato Stampa:

«No al finanziamento alla struttura per il cambio sesso»

«In questo momento storico abbiamo delle priorità: prima vengono i bisognosi e le famiglie. Per questo motivo ho chiesto con una mozione il ritiro della delibera che finanzia una struttura per il cambio sesso». Lo afferma il Capogruppo Lega Nord in Consiglio regionale del Veneto Nicola Finco, che interviene chiedendo l’annullamento della delibera e l’abrogazione della legge nazionale in materia di cambio di genere.

«Siamo convinti – afferma il Capogruppo – che quei 600 mila euro debbano essere utilizzati meglio, ad esempio nella prevenzione per la lotta contro i tumori o investendoli nei servizi per l’infanzia. Nessuno obbliga queste persone al cambio di genere ed è la Corte costituzionale stessa a precisare che il cambio di sesso non è vincolante al fine della variazione dei dati anagrafici. Non è comprensibile che si impegni una somma simile per soddisfare i bisogni di una élite, in un momento storico nel quale Roma continua a tagliare risorse e trasferimenti».

«Proprio per questo motivo – conclude Finco – ho ritenuto doveroso presentare una Mozione con la quale chiedo il ritiro della delibera e contestualmente l’abrogazione della legge regionale che poneva a carico della Regione del Veneto tutto ciò. Oggigiorno siamo costretti sempre più a centellinare le risorse; pensare che questi soldi vengano sottratti ad attività vitali per dirottarli sul cambio di genere è un segnale sbagliato che non risponderebbe alle reali necessità del territorio».

Fonte: Consiglio Regionale del Veneto

Redazione


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Un Commento, RSS

  • Angelo Mandelli

    dice su:
    16/12/2017 alle 23:33

    Ottima notizia.
    Ora bisognerebbe convincere Zaia a non finanziare la fecondazione artificiale. Altra cosa criminale e che non deve essere accollata ai contribuenti.

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