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Home Page > Eventi > Eutanasia: diritto o delitto? Risponde Toni Brandi
10 06, 2017
20:00
Gravina di Puglia, via Casale, 36
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Gravina, in Puglia, è un comune di 50.000 abitanti. E’ però un simbolo, un’icona della società italiana, quella vera – non quella dei media o delle riviste patinate – quella che vive, che soffre, che produce. Per questo, le attività dei giovani prolife di Gravina sono sempre molto stimate da ProVita.

A Gravina questo gruppo di giovani, spesso insieme a noi, con costanza, impegno e dedizione encomiabili, realizzano progetti di impegno sociale efficaci e produttivi.

proVita_Gravina_buona notiziaIn particolare,  curano 21 famiglie Gravinesi che vivono sotto il livello di povertà, danno vestiti ai bisognosi, passeggini e ciò che serve per i bambini di madri bisognose…

Sabato 10.6 hanno invitato Toni Brandi a spiegare le insidie contenute nel ddl 2801 in discussione al Senato che – se verrà approvato – legalizzerà l’eutanasia in Italia.

Brandi ha spiegato che esiste già una disciplina sul fine vita, per cui il ddl in questione non è affatto necessario:  il codice deontologico dei medici e la legge n. 38 del 2010 garantiscono le cure palliative, il consenso informato e vietano l’accanimento terapeutico.

Se passa il ddl, passa il concetto che la vita è un bene disponibile, in violazione dei proncipi generali del nostro ordinamento e della nostra Costituzione (le ferie il salario restano diritti indisponibili, ma la vita no!).

Se passa il ddl, comportamenti che fino ad oggi potevano considerarsi reato (l’uccisione di un paziente per disidratazione) diverrebbero addirittura obbligatori per il medico.

Con le DAT si deciderà  in anticipo come comportarsi di fronte a degli imprevisti futuri e incerti: nessuno sa, se, dove e quando accadranno. E nemmeno come reagirebbe di fronte a una malattia grave o a una disabilità, quando di solito si manifesta un forte, naturale desiderio di vivere. Decidere della vita e della morte sulla base di un’ipotesi astratta è una follia.

I Gravinesi, così, si informano, si formano e agiscono, per la vita e per la famiglia: un modello che molti piccoli centri in Italia hanno cominciato a seguire. La vittoria della ragione e del buon senso, della vita e della verità sulla cultura della morte partono da qui.

Redazione

 

 

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