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Home Page > Filosofia e morale > Aborto “terapeutico” e proposta di riforma della 194
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Il 14 gennaio scorso è stato consegnato dall’avv. Guerini, presidente dell’associazione No194, su richiesta del Senatore Domenico Scilipoti Ingrò, un disegno di legge sull’aborto che contempla il suo divieto e la sua penalizzazione.

Questo evento, oltre a destare stupore, non può non suscitare interrogativi quali “a che cosa porterà questa iniziativa?”; “verrà strumentalizzata?”.

Di fronte ad argomenti di tale portata, spesso, ci si lascia anche facilmente coinvolgere dall’emotività quando si parla della salute della mamma e del caso di grave pericolo di vita di questa, contemplato dal ddl come l’unico in cui si ammette la legittimità dell’intervento diretto sul feto. L’aborto, grave delitto che colpisce un innocente indifeso ed impotente, è legittimo in alcuni casi? Come affrontare i casi-limite dal punto di vista medico, etico e giuridico?

Tenteremo di affrontare per esteso queste domande nel saggio breve che potete leggere cliccando qui, sotto l’aspetto bioetico, limitandoci qui ad alcuni cenni riassuntivi.

Il punto cruciale sta nel senso proprio dell’espressione “diritto alla salute” e nella questione dell’aborto in caso di grave rischio per la vita della donna, che comunemente ed erroneamente viene chiamato “terapeutico”, anche se l’avv. Guerini lo ha definito in maniera ben più esatta ed esplicita, come “aborto volontario”. Ora, però, secondo E. Sgreccia, «nel caso in questione non si tratta di agire su una malattia in atto, ma piuttosto, si ipotizza la soppressione del feto per evitare l’aggravamento della salute o il pericolo di vita della madre» (E. Sgreccia, Manuale di bioetica, Vita e Pensiero, 2007 Milano, p. 573).

aborto-NO-194In Italia si è partiti dalla sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975 della Corte Costituzionale, ove si contemplava la possibilità dell’aborto cosiddetto “terapeutico” diretto a proteggere soprattutto la vita della madre, per poi estendere i casi di IVG a «circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la salute fisica o psichica, in relazione al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito…», nella legge 194/78. La sentenza del ’75, quindi, è stata la testa di ponte per introdurre quello che di fatto oggi è l’aborto eugenetico, condizionando pesantemente la mentalità, il costume, la cultura.

Pregiudizi di natura ideologica non tengono conto della realtà clinica che mostra come l’aggravamento di salute della madre può essere affrontato con metodi diversi dall’IVG (la dialisi periodica nelle gravide affette da grave insufficienza renale, la cardiochirurgia in donne con difetti cardiaci, ecc.). Inoltre lo scompenso che si causa in una donna per la perdita del figlio sconsiglia in molte circostanze acute l’IVG.

L’aborto volontario, diretto, quindi, non può essere ammesso né come fine, ma neanche come mezzo. E’ invece dovere del medico sostenere la vita sia della madre sia del bambino e offrire tutti i mezzi terapeutici per la salvezza di entrambi. Non si può nemmeno scegliere la vita della mamma, con un’azione diretta di soppressione del figlio. Ben diversa è la circostanza in cui, durante l’intervento del medico, teso a salvare la vita di entrambi, uno dei due muoia accidentalmente e in modo indipendente dall’intenzione e dall’azione diretta dell’operatore sanitario.  La prassi medica, in tal modo, si muove nel rispetto della vita di tutti, senza “creare dei martiri involontari”, come spesso si pensa, ma fornendo alla mamma e al figlio tutti gli aiuti umanamente possibili affinché entrambi vivano, amandosi.

Francesca Pannuti

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2 Commenti, RSS

  • giuly2103 giuly2103

    dice su:
    12/02/2016 alle 00:09

    Giusto, ingiusto…ma parlarne astrattamente non serve a NULLA! Quante donne sceglierebbero la vita se venissero aiutate concretamente? Con l’informazione (filmati su COME si esegue un aborto, ecografia per vedere il bimbo,ecc) e aiuti CONCRETI (come fanno i centri per la vita americani) Ormai e’ troppo radicato il pensiero che un feto sia solo un grumo di cellule da rimuovere, tipo verruca…

  • Avv. Pietro Guerini - Presidente comitato NO194

    dice su:
    13/02/2016 alle 23:39

    L’autrice di questo intervento è laureata in filosofia e non conosce nulla di diritto, non sa che in questa disciplina non si vive nel mondo delle idee , ma ci sono vincoli da rispettare, soprattutto in un sistema a costituzione rigida come il nostro. Non sa che anche prima che entrasse in vigore la 194 l’aborto volontario era ammesso (non imposto) su decisione dell’interessata in caso di grave pericolo di vita della donna che portasse a termine la gravidanza, che nel ddl, di cui sono estensore, dev’essere attuale, non altrimenti evitabile, documentato e attestato da una commissione di tre medici. Non comprende che vincoli dell’art. 54 c.p. (stato di necessità, padre della legittima difesa) e dell’art. 32 cost. (diritto alla salute, riconosciuto solo ad un soggetto vivente e non concepito, ignorato dalla costituzione) sono insuperabili e in vigore persino nello Stato Città del Vaticano: scriva al Papa e lo convinca che una donna dev’essere costretta a morire perché deve procreare !!Quanto alle strumentalizzazioni (è lei che usa questo termine), l’autrice dell’intervento, che si sta tanto prodigando per criticare in ogni sede un ddl che nel caso entrasse in vigore abbatterebbe gli aborti volontari legali dal 99% dei casi allo 0,1%, è legata ad ambienti livorosi che da sempre cercano di opporsi irrazionalmente alle iniziative del nostro comitato per ragioni di bottega, desolati dal fatto di rappresentare pochi intimi dopo anni di esistenza. Costoro hanno avuto come vate Padre Carbone, il sostenitore della famosa teoria della distinzione tra aborto libertario e umanitario, il secondo dei quali a suo dire ammesso, come se l’aborto potesse mai essere umanitario. I princìpi inverosimili evocati nell’intervento sono tesi a ridurre la donna ad una macchina riproduttrice, negandole la natura di essere umano (un regalo alle tesi degli abortisti), tanto talebani da non essere in vigore neppure in uno stato di cui il Sommo Pontefice è tecnicamente Sovrano Assoluto.
    Quanto agli aiuti concreti di cui al primo commento , ricordo che nell’art. 5 del ddl ho previsto un assegno mensile a favore della donna già dal terzo mese di gravidanza , anche ad integrazione di altre fonti di assistenza , nonché forme agevolate di adozione per i figli indesiderati sin dalla loro nascita . Ciò a prescindere dal fatto che l’abortismo abbia una matrice economica o , come ben più plausibile , culturale .

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