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Home Page > Filosofia e morale > Bioetica – Verso un “potenziamento” infinito?
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In bioetica c’è un termine che va sotto il nome di enhancement” e che può essere tradotto in italiano con “potenziamento”. Esso viene utilizzato per indicare gli interventi non strettamente terapeutici finalizzati a migliorare le caratteristiche di individui umani “normali e sani”.

Un aspetto della bioetica che, tuttavia, apre a degli “abusi” meritevoli di riflessione e che rivela una non-accettazione dei limiti propri della natura umana.

«Ci sarà, in un delle prossime generazioni, un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici, in quanto verranno sviati dalla volontà di ribellarsi per mezzo della propaganda o del lavaggio del cervello, o del lavaggio del cervello potenziato con metodi farmacologici. E questa sembra essere la rivoluzione finale» (Aldous Leonard Huxley, discorso tenuto nel 1961 alla California Medical School di San Francisco).

Cosa c’entra tutto questo con la bioetica?

Un articolo di noti neuroscienziati, pubblicato qualche anno fa su Nature (una delle più autorevoli riviste scientifiche attuali), ha messo in evidenza percentuali preoccupanti (dal 7 al 25 per cento) relative al numero di studenti universitari (ma anche scienziati stessi o manager) facenti uso di farmaci pesanti, normalmente utilizzati per la cura di patologie e disturbi di vario genere, pur essendo sani, con il solo scopo di aumentare in senso migliorativo le proprie performance cognitive (memoria, apprendimento, attenzione, concentrazione, ecc…) Le sostanze in questione vengono generalmente prescritte per curare deficit di attenzione o iperattivismo (Adderall o Ritalin); per combattere la narcolessia (Modafinil o Provigil); contro la depressione (Fluxil e Prozac); nei casi di Alzheimer (Aricept). L’assunzione da parte di “pazienti-non-pazienti”, ovvero soggetti sani, agisce sui deficit per i quali questi medicinali risulterebbero terapeutici, andando invece a incrementare funzionalità gestite secondo standard naturali confacenti alle possibilità dell’individuo in questione. Il dibattito sul potenziamento cerebrale è aperto e sfida le due fazioni a interrogarsi sull’eticità di un fenomeno dischiuso a logiche efficentiste sull’uomo, dalle quali presumibilmente conseguirebbero altrettante ideologie (già abbondantemente diffuse) selettive e discriminatorie tra “uomini-normali” e “uomini-migliorati”, imperfetti e perfetti. Chiaramente lo scontro tra favorevoli e contrari non può darsi isolatamente rispetto alle innumerevoli, e tutt’ora poco certe, conseguenze mediche a lungo termine sui fruitori, effetti/proporzioni rischio-beneficio dai quali qualsivoglia “uso responsabile” di medicinali da parte di persone sane non può scostarsi.

Moltissime battaglie in bioetica urtano uno stile di vita penetrato nella nostra abituale visione delle cose, una visione radicata culturalmente secondo la quale ciò che siamo non è l’accettabile, ma il migliorabile.

bioetica_Associazione Onora la Vita_embrione umano_farmaci abortivi_bioeticaIl termine enhancement, in bioetica, include precisamente il concetto di “potenziabile”: quello che è possibile fare con se stessi: in generale i caratteri biologici personali, non sono uno stadio definitivo e non ci si deve necessariamente arrendere al loro implemento esclusivamente grazie alla crescita o allo sviluppo formativo-educativo di determinate facoltà. L’enhancement farmacologico è un esempio tra i tanti idonei al compiacimento di massa perché alimenta un tipo di mentalità amante più della licenziosità che della libertà e perciò autoproclamatasi lecita in ogni scelta sul proprio corpo. Ancora una volta si agisce dimenticando che il corpo non è un contenitore diverso dalla totalità della persona e gli effetti collaterali sono l’alienazione di quello che viene compiuto dal bene, dalla volontà consapevole e da una conoscenza effettiva dell’agire legittimo. Un aspetto che la discussione bioetica non dovrebbe mai dimenticare.

Designer baby (ingegneria genetica selettiva per figli perfetti), stimolazione cerebrale profonda migliorativa (vs terapeutica), enhancement morale (farmaci adottati per modificare la chimica cerebrale allo scopo di attivare determinati comportamenti tipo empatia, coraggio, forza eliminazione della timidezza, ecc..), impianto di protesi meccaniche nel cervello, microchip, etc… che opzioni vogliono essere per gli esseri umani? Ciascuna di queste audaci, innovative tecniche domandano che supereroe si desidera diventare in una normalità che ha ridimensionato i suoi standard e la semantica del perfettibile.

Difettosi saranno i temerari tradizionalisti – rappresentanti di una bioetica “sana” – corazzati contro la fusione natura-artificio, ma l’interrogativo è in che mondo potranno sopravvivere se questa realtà sarà frammentata in “umani più capaci versus umani solo capaci”. Ovviamente l’esito risulterà a discapito della spontaneità antecedente l’espressione delle naturali inclinazioni, con soppressione delle differenze a favore del rendimento: in sintesi una tolleranza zero per i “deboli”, un netto vantaggio per il conformismo sociale in ottemperanza alle sue pretese e, non in coda, la soppressione del dominio di sé (così pavoneggiato oggi!) e della maturazione caratteriale attraverso strumenti sostitutivi, soppressivi o stimolanti che agiscono fuori dal possesso umano togliendoli naturalezza.

Il terreno su cui poggiano moltissime offese alla vita è zeppo di supereroi transazionali, aspiranti umani (e non più il contrario): i mortali hanno smesso di credere alla loro contingenza perché gli è stato detto che i supereroi oggi camminano in mezzo a loro, perciò ammirarli è sforzo inutile se c’è la possibilità di raggiungerli e superarli. Per questo si dice che il super-uomo è ciò a cui il vecchio supereroe tende.

Finora l’unica certezza alla quale si è giunti – non solo in bioetica – è che i poteri dei super-umani improvvisamente svaniscono, i progetti sfumano, le debolezze emergono e i due mondi (supereroi e superumani) tornano ad essere differenti e divisi.

Giulia Bovassi


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