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Home Page > Filosofia e morale > Eutanasia – La macabra campagna dei Radicali
eutanasia_radicali_suicidio assistito

La battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia è solo all’inizio.

Se ne parla ormai da anni e, come l’acqua di una pentola in ebollizione, se non si metterà presto un coperchio, fuoriuscirà e inonderà il piano cottura.

Nove anni fa, proprio prima di Natale, i Radicali italiani avevano fatto accendere le telecamere sulla tragica storia di Piergiorgio Welby. Questa volta, invece, hanno deciso di augurare “buone feste” con la storia, anch’essa drammatica, di Dominique Velati. Malata di tumore da settembre, con un’aspettativa da uno a tre anni di vita, la donna 59enne di Borgomanero (NO), da tre decenni militante del Partito radicale, ha scelto di non curarsi e ha deciso, con l’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni, di andare in Svizzera per farsi uccidere con l’eutanasia. Pagando oltretutto 12.700 euro.

Il Fatto quotidiano gongola e riporta stralci dell’intervista che prima di morire Dominique ha rilasciato a Giulia Innocenzi, insieme al video-messaggio che le ha inviato Emma Bonino. Uno spettacolo macabro ed agghiacciante.

La signora Velati ha spiegato che in Svizzera sono dei professionisti e che prima di far morire una persona malata verificano attentamente se è il caso di andare avanti oppure no.

Sappiamo che non è proprio così. Basta un nulla, laddove l’eutanasia è legalizzata, per ammazzarsi. È sufficiente un po’ di depressione, quanto basta per ritenere la propria esistenza indegna di essere vissuta…

Dominique ha precisato che avrebbe bevuto la pozione mortifera da sola, in modo tale che il gesto venga catalogato come suicidio assistito e non come omicidio del consenziente.

Ascoltare la donna malata a pochi giorni di distanza dal suo viaggio verso la morte è impressionante. Così come l’appello da lei rivolto a tutti gli italiani affinché anche nel nostro Paese si apra finalmente un dibattito serio sull’eutanasia, perché… «la vostra vita vi appartiene, e quindi anche la morte». Morte che per lei è arrivata il 15 dicembre scorso a Berna.

[Nota a margine: perché allora tante storie contro il fumo? E perché l’obbligo di cinture di sicurezza in macchina e di casco in moto?]

La notizia del decesso è stata data dal militante radicale Marco Cappato, che si è autodenunciato per aver aiutato la sua compagna di partito a morire. Un trionfo della morte messo in scena per sensiblizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, il Parlamento. Non solo. Cappato ha annunciato che, fin quando non si approverà una legge sull’eutanasia, i Radicali pagheranno il viaggio a chiunque desideri morire in in Svizzera.

E infatti, per finanziare questo viaggio di sola e definitiva andata, hanno pure fondato l’associazione “Sos eutanasia”, che raccoglierà le donazioni dei sostenitori della “morte degna”.

Attualmente le proposte di legge depositate alla Camera sul tema sono quattro: due di Si-Sel, una di Al-Possibile e una di iniziativa popolare. Tutte sono state assegnate alle commissioni congiunte Affari sociali e Giustizia.

Il fatto però che si voglia risolvere la questione proponendo la morte, anziché la cura, l’attenzione e l’alleviamento delle sofferenze attraverso, ad esempio, la ricerca sulla cure palliative, è davvero preoccupante.

Redazione

PS: Qui Libero ne ha scritto ed è disponibile un sondaggio in cui si chiede: “Condannereste i Radicali per aver aiutato la donna a morire?” (noi abbiamo votato SI’).

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