15/09/2015

Eutanasia – Ragioni “laiche” del NO

Per essere contrari all’eutanasia non è necessario essere credenti.

Basta semplicemente usare la ragione.

Douglas Murray, un giornalista della rivista The Spectator, notoriamente ateo, tra gli argomenti filosofici non religiosi contro l’eutanasia, ritiene motivo valido e sufficiente per il “NO” la teoria del piano inclinato.

Anzi, afferma che non si tratta esattamente di una teoria, ma di un dato di fatto, vista l’esperienza concreta degli Stati dove è avvenuta la legalizzazione del suicidio assistito.

Come abbiamo puntualmente riportato su queste colonne, nei Paesi dove la legge ha permesso l’assistenza al suicidio, inizialmente in casi eccezionali ed estremi, nel giro di pochissimo tempo si è giunti a veder garantita la “morte per tutti”: malati terminali e non, disabili e non, vecchi e giovani (anche bambini), non sempre consenzienti.

Murray cita il professor William Toffler, dell’Oregon, secondo cui la legislazione statale in proposito è un disastro che ha inferto una profonda ferita nella considerazione sociale della professione medica e ha radicalmente trasformato la relazione tra medico e paziente.

BludentalKevin Yuill, uno storico americano di area liberal, specializzato nella storia dei movimenti americani per i diritti civili, era notoriamente e convintamente a favore della legalizzazione dell’eutanasia. Recentemente, invece, ha ravvisato nelle società europee aperte all’autodeterminazione del paziente riguardo il fine della vita un sintomo di “survivalismo narcisistico”. Vale a dire che ha riscontrato l’incapacità di una intera cultura di vedere oltre la punta del proprio naso, di capire il proprio posto nella storia, di credere nelle proprie capacità di evolversi e di padroneggiare il futuro.

La donna che  – in perfetta salute – poco tempo fa si è fatta ammazzare, in Svizzera, dopo aver postato sui social il desiderio di essere ricordata così come era in quel momento e non del tutto trasfigurata dall’età, come sarebbe divenuta con l’incedere del tempo, secondo Yuill è emblema proprio di questo narcisismo malato.

Queste persone desiderano uscire di scena con l’applauso (o lo sconcerto) del pubblico e il consenso dello Stato. Se il loro vero unico scopo fosse quello di porre fine alla loro vita, lo farebbero senza tanto clamore.

Il mondo intero deve inchinarsi a compiangere il “bisogno” degli individui “afflitti” che vogliono morire.

Come Murray, anche Yuill è un ateo dichiarato.

Redazione

Fonte: Bio Edge

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