29/08/2015

Gender bender: la follia diventa normalità e vanto

“Gender bender” è bello e va di moda.

La Repubblica, nel suo inserto settimanale dedicato al mondo femminile, ci tiene a farlo sapere elencando diverse star che si vantano della propria ... fluidità.

Per chi non lo sapesse, il termine “Gender bender” indica chi rifiuta un’identità prefissata di genere. La popstar Miley Cyrus, ad esempio, lo scorso giugno ha dichiarato di non identificarsi né in un ragazzo né in una ragazza e di non aver bisogno di un/una partner che lo faccia. Il motivo? Non ama essere incasellata come donna o come uomo. Bah...

L’elenco dei vip – dicevamo – è lungo. St. Vincent, musicista indie-rock, partner di Cara Delevingne dice di credere nella fluidità di genere e in quella sessuale e di non identificarsi in nulla. Lo stesso pensa Shamir, un cantante androgino, mentre il rapper statunitense Angel Haze si è definito agender, senza dare ulteriori spiegazioni. Anjimile, cantante indiepop, ha voluto precisare che riferendosi a se stessa utilizza pronomi neutri. La popstar Grimes ha confessato di vivere in uno spazio neutro e di non voler essere categorizzata come donna. Sta riscuotendo inoltre un enorme successo, con oltre 9 milioni di visualizzazioni, il video “Break Free”, in cui la modella e DJ autraliana Ruby Rose, star del film “Orange is the New Black”, interpreta la parte di una ragazza che diventa un ragazzo (o viceversa, se si guarda al contrario).

Il fatto che molti artisti, idoli di giovani e meno giovani, rilascino certe dichiarazioni anche solo per farsi pubblicità, è tragico. Quello cui stiamo assistendo è il compimento della rivoluzione sessuale iniziata nel Sessantotto.

Una rivoluzione che riguarda non solo la sfera dei “diritti” e la legislazione, ma anche la grammatica. A quanto pare negli Usa molti studenti e attivisti desidererebbero più opzioni per esprimere il proprio genere nel mondo scolastico. Del resto, è quanto da tempo accade sui siti web di dating e su social network come Facebook, che offrono un’ampissima scelta: da “agender” a “pangender” a “persona trans”. Bludental

Anche i media americani si interrogano: con quale pronome definire un transgender, o una persona che non vuole essere identificata con un genere preciso? Alcuni giornali di lingua inglese usano il neutro “it” o “they”, mentre il Times preferisce omettere i pronomi. Nel sistema educativo, pioniera in tal senso è stata qualche mese fa l’Università del Vermont, che ha permesso alla studentessa Rocko Gieselman, genderqueer (sic!), di iscriversi col nome maschile di sua scelta ed di usare nei documenti che la riguardano il pronome “they”.

E se queste pagliacciate in Italia non sono (ancora) all’ordine del giorno, per Marco Cacciato Insilla, alias Andrea Milluzzo, responsabile del sito “LGBT News per la difesa della dignità della persona e l’estensione dei diritti umani secondo il principio d’uguaglianza”, è sintomo di arretratezza culturale, dovuta all’influenza della Chiesa.

Tuttavia, anche da noi qualcosa purtroppo si sta muovendo. Paolo Valerio, professore di Psicologia clinica presso l’università di Napoli Federico II e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura, ha dichiarato che l’ateneo partenopeo “prevede per le/gli studentesse/studenti gender non conforming/gender variant la possibilità di attivare un profilo alias e di fare la carriera accademica con il nome scelto, anche se non è ancora concluso l’iter burocratico amministrativo di modifica anagrafica del genere”. E sembra che pure a Milano, Torino, Padova, Bologna, Bari e Urbino vogliano consentire un percorso simile. L’identità alias, ovviamente, è valida solo per uso interno. D’altronde, la Cassazione a luglio ha sentenziato che per cambiare sesso all’anagrafe non è più necessario un intervento chirurgico.

Rispetto ad altri Paesi “civili”, però, da noi ancora non si utilizza un genere indeterminato per chi presenta caratteristiche sessuali ambigue. Questo però accade già in Australia, India e Germania. Dal 2013, ad esempio, Berlino ha concesso ai genitori la possibilità di indicare all’anagrafe e sul passaporto del figlio il genere x.

Federico Catani

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

 

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