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Home Page > Filosofia e morale > HIV: non bastano i preservativi, a vincere è l’astinenza
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Nella prevenzione della trasmissione dell’HIV il preservativo non è la soluzione migliore.

Anche se si tratta di un’affermazione in controtendenza rispetto al pensare comune, questa verità non va negata. A scriverlo, nero su bianco, Kent Buse e colleghi, che hanno pubblicato su The Lancet i risultati di una ricerca andata sotto il titolo: Abstinence in HIV prevention: science and sophistry. Affermano gli studiosi: «L’evidenza è indiscutibile: l’astinenza e la fedeltà riducono la trasmissione dell’HIV. Il fatto che questo messaggio non appaia né popolare né accettabile non può giustificare che i professionisti della sanità non riescano a elogiare la veridicità di questo messaggio».

Tuttavia, proseguono i ricercatori, le false (e radicate) convinzioni in merito alla trasmissione dell’HIV fanno sì che spesso la comunicazione rispetto alla prevenzione sia falsata nel senso di dipingere in maniera negativa la possibilità di praticare l’astinenza, associandola in maniera diretta all’abuso e ai rischi del sesso. Assistenza che, specificano i ricercatori, «comprende una serie di comportamenti che includono il ritardare il debutto sessuale e la riduzione del numero di partner sessuali»: non si tratta quindi di non fare mai sesso, bensì di assumere un approccio responsabile di fronte a un comportamento che ha delle conseguenze, talvolta anche non completamente prevedibili (ad esempio, appunto, l’HIV; ma anche una gravidanza).

Ad ogni modo, non si tratta di cose nuove. Infatti, «i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC)», proseguono Buse e colleghi, «sul loro sito web di informazione pongono l’astinenza come prima pratica per ridurre il rischio di trasmissione dell’HIV. Inoltre, il loro strumento di riduzione del rischio HIV sottolinea il primato dell’astinenza nella prevenzione dell’HIV». Sarebbe quindi importante che l’informazione fornita agli utenti fosse completa: il fatto di proporre l’astinenza è, di certo, impopolare, ma i professionisti della salute dovrebbero avere più a cuore il benessere fisico delle persone, piuttosto che il giudizio del mondo.

Oltre a questo, la scienza ha già dimostrato che il preservativo non protegge completamente dall’HIV perché il virus può passare i pori che presenta il lattice.

Non si tratta di avanzare tesi da “bigotti” oppure, men che meno, di demonizzare il sesso. Assolutamente: l’amore tra un uomo e una donna passa anche dall’espressione sessuale, ed è giusto e bello che sia così. Tuttavia è bene fare cultura affinché la sessualità possa essere concepita in maniera più organica, salvandola dalla riduzione a mera “ginnastica del corpo” o “sfogo degli istinti”: unirsi a una persona ha una valenza molto più ampia, crea un legame anche psicologico e può avere – come già detto – delle conseguenze non previste, di fronte alle quali è importante reagire in maniera responsabile. Altrimenti non si fa informazione, bensì si porta avanti un’ideologia priva di fondamento scientifico.

Teresa Moro

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2 Commenti, RSS

  • Marco Gatti

    dice su:
    01/07/2018 alle 00:03

    Non esiste virus aids, casomai retrovirus hiv che causa aids.. Cioè condizione non virus.. Chi in terapia non infetta nessuno.. Penoso non lo si sappia.. Sareste da arrestare per diffondere terrorismo alla gente e infanga i sieropositivi gia così stigmatizzati.. Vergogna.

    • Teresa Moro

      dice su:
      02/07/2018 alle 08:34

      Scusi, dove ha letto “virus Aids”? E dove ci sarebbe, nell’articolo, uno stigma contro le persone sieropositive? Il testo, riportando una ricerca scientifica, semplicemente vuole dimostrare che talune pratiche di vita sono da preferirsi ad altre.

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