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Home Page > Filosofia e morale > La cannabis danneggia il cervello: i risultati di uno studio americano
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A dispetto delle rinnovate spinte alla legalizzazione, che non stanno risparmiando nemmeno l’Italia, un altro segnale negativo riguardo alla cannabis arriva dagli USA. Secondo uno studio pubblicato condotto da ricercatori dell’Università del Vermont, sulla rivista Journal of Neurosciencefinanche il consumo di appena uno o due spinelli può danneggiare il cervello degli adolescenti.

La cannabis, riferisce il rapporto dell’ateneo americano, sarebbe in grado di produrre un incremento anomalo della corteccia cerebrale, nelle aree legate alle emozioni e alla memoria. Lo studio ha coinvolto 46 adolescenti, tutti quattordicenni, di quattro Paesi (Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Germania), che avevano fatto uso di questa droga non più di due volte nella vita.

La voce del buon senso Nei cervelli dei ragazzi sottoposti all’indagine sono stati riscontrati «anomali aumenti di volume di alcune aree di materia grigia sensibili ai cannabinoidile alterazioni più significative sono state osservate nell’amigdala (legata alla paura e altri processi emotivi) e nell’ippocampo (legato alla memoria e alle abilità spaziali)», si legge sul sito di TgCom24. Rimane da verificare quali siano la portata e il significato di queste alterazioni strutturali. È possibile che la cannabis inibisca il processo di riduzione dei volumi delle connessioni nervose.

«A quanto pare basta consumare solo uno o due spinelli per modificare i volumi della materia grigia in questi giovani adolescenti», ha commentato lo psichiatra Hugh Garavan.

I risultati dello studio dell’Università del Vermont non rappresentano un episodio isolato. Già l’anno scorso, una ricerca della Duke University era arrivata addirittura a riscontrare un calo medio dell’8% del quoziente intellettivo in adolescenti e giovani adulti d’età compresa tra i 13 e i 38 anni, tutti consumatori di cannabis.

Si tratta di dati quantomai significativi e di assoluto interesse anche in Italia, nella misura in cui in senato sono state presentate due proposte di legge da parte del senatore Lello Ciampolillo (M5S): una per la depenalizzazione della coltivazione e del commercio della cannabis per uso ricreativo, l’altra per la legalizzazione a scopo terapeutico.

Ancor più significativo, tuttavia, è che uno studio scientifico – quindi avulso da considerazioni etiche o morali – si ponga di traverso alla montante propaganda per la legalizzazione dei cannabinoidi in quasi tutti i Paesi occidentali. Una propaganda che ha spesso e volentieri fatto leva su dati giudicati come “scientifici”, in special modo quando si è cercato di promuovere l’uso “terapeutico” della cannabis.

Assodato che moltissimi dei sostenitori della depenalizzazione o legalizzazione, appoggiano con uguale convinzione un ruolo egemone della scienza, nella misura in cui le ricerche vanno a cozzare contro i loro teoremi, come reagiranno gli antiproibizionisti? Saranno coerenti con la loro impostazione scientista oppure la tradiranno, ostinandosi a sposare una scelta ideologica?

Luca Marcolivio

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