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Home Page > Filosofia e morale > La finestra di Overton da cui si affaccia la pedofilia “buona”
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Ci prendono spesso per delle “Cassandre” (come la profetessa ricordata da Omero, che prevedeva sventura ed era per questo invisa a molti), noi che da tempo stiamo denunciando i tentativi reiterati di sdoganamento della pedofilia che ultimamente, purtroppo, emergono in modo sempre più chiaro, non solo all’estero ma persino in Italia.

Certo è che un abominio come la liceità del sesso con i minori (la cui età va ormai sempre più spostandosi all’indietro) non è un concetto che si può imporre da un momento all’altro ma deve seguire delle tappe graduali e ben precise per diventare ben accetto in una società che stiamo rendendo sempre più ipocrita, disumana e amorale a furia di esaltare gli istinti più bassi e primitivi. E come si fa? È presto detto! Già diversi anni fa il sociologo statunitense Joseph P. Overton aveva ideato uno schema di comunicazione, di persuasione e quindi di manipolazione delle masse “pronto all’uso”, così efficace da poter trasformare qualunque idea assolutamente inaccettabile in accettabile e addirittura persino legalizzata, grazie a una serie di passaggi “ad hoc” che vanno, però, diabolicamente seguiti con scrupolo perché la coscienza e la mente umana possa venire manipolata come si deve al fine di ottenere ciò che si vuole, per quanto rivoltante sia.

Lo schema segue sempre le stesse fasi: impensabile (inaccettabile, vietato) -> radicale (vietato ma con delle eccezioni) -> accettabile -> sensata  -> diffusa (socialmente accettabile) -> legalizzata. L’innesco consiste nel semplice apparire dell’idea perché permette il passaggio da “impensabile” a “radicale”: ad esempio nel contesto di un dibattito pubblico, o mascherata da un tentativo estremo o caricaturale di un personaggio famoso che di fatto però promuove l’idea stessa, un tempo impensabile. L’innesco l’abbiamo visto manifestarsi, concretamente, nel caso recente dell’attrice Emanuela Tittocchia che, alla trasmissione Mattino Cinque, ha ammesso candidamente (vero o bugia poco importa, “purché se ne parli”…) di essersi innamorata del figlio undicenne del suo parrucchiere e di averci anche dormito insieme, sottolineando persino come lui, ai suoi occhi, rappresenti l’uomo ideale e ci passi le vacanze.

Tutto questo avendo cura di non pronunciare mai la parola “sesso” e con un candore quasi angelico, al quale si perdonerebbe tutto, lanciando, però, di fatto un messaggio gravissimo, a cui peraltro, va sottolineato con forza, non sono seguiti atti concreti di denuncia per istigazione alla pedofilia, chissà come mai… domanda martellante… Perché, per quanto si possa usare un’attrice bella e dai modi fatati, rimane l’invito a ripensare i rapporti coi minori in chiave erotica che è stato assurdamente lanciato e che è punibile penalmente, così come previsto dall’articolo 414 bis del nostro codice penale. Verrebbe da aggiungere, inoltre, dando un’occhiata ai fatti di cronaca più recenti, che siamo oltre anche il “trasbordo ideologico inavvertito”, nel senso che abbiamo ormai tutti chiaro che la pratica della pedofilia si sta piano piano diffondendo a partire dall’accettazione dell’”efebofilia”, ovvero dei rapporti erotici con gli adolescenti di 13-14-15 anni: pensiamo al caso della donna di 42 anni, di Balangero, arrestata qualche giorno fa per aver avuto una relazione con un minorenne, compagno di scuola della figlia quattordicenne, con cui avrebbe fatto anche uso di marijuana.

Ma non è sicuramente l’unico caso di cronaca che vede coinvolti adulti e adolescenti in rapporti torbidi e che vengono puntualmente diffusi a oltranza dai media. Ma come si sta arrivando all’accettazione graduale della pedofilia, in concreto? Il primo mezzo, come ha spesso sottolineato don Fortunato Di Noto, è il giochetto che consiste nel creare bambini “consenzienti”, perché se, almeno in teoria, non viene riscontrata alcuna violenza psicologica, né fisica, è facile dimostrare che il reato di pedofilia non sussista. E come si creano bambini consenzienti? Facile, lo vediamo già: attraverso la loro ipersessualizzazione precoce, tramite corsi ad hoc nelle scuole e persino negli asili, cose che andiamo denunciando da tempo e di continuo. È così che i bambini, da vittime quali realmente sono, vengono trasformati, istigandoli a dar sfogo ai loro istinti, in veri e propri attori di questo gioco perverso.

Pensiamo a quanto accaduto in Florida dove una bambina di appena 7 anni ha costretto il suo compagno di classe a fare sesso nei bagni della scuola. Allora come fermare questa macchina diabolica? La risposta non è semplice e richiederebbe un’analisi lunga e complessa. Ma una cosa è certa: il recupero della centralità del ruolo della famiglia nell’educazione dei figli gioca un ruolo fondamentale. Come diceva Chesterton, «la famiglia è una cellula anarchica dove vigono delle regole proprie, che non sono né dello Stato, né del mercato. Una camera di compensazione a protezione dell’individuo. Se gli togli la famiglia, l’individuo diventa il perfetto consumatore, solo davanti al mercato e allo Stato».

Ecco dunque individuato l’ultimo baluardo contro la “colonizzazione ideologica” di  idee  che vorrebbero l’individuo schiavo e sottomesso ai propri istinti, suddito ideale dei poteri forti: la famiglia, l’unico corpo intermedio che non permette né allo Stato né a nessun’altra istituzione di mettere le mani direttamente sulla mente e sul corpo dei (piccoli) cittadini e che per questo andrebbe protetta e sostenuta oggi più che mai, rimettendola al centro del dibattito politico e culturale, sottratta a guerre ideologiche di sorta e trattata quale essa veramente è, unica e sola cellula fondante della società e del vivere civile.

Manuela Antonacci

La voce del buon senso

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Un Commento, RSS

  • Rachele Nofrini

    dice su:
    15/04/2019 alle 22:25

    Be’ ma è possibile che non ci sia in Italia un pubblico ministero capace di far rispettare la legge?

    articolo 414 bis cp
    Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con qualsiasi mezzo e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minorenni, uno o più delitti previsti dagli articoli 600 bis, 600 ter e 600 quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all’articolo 600 quater 1, 600 quinquies, 609 bis, 609 quater e 609 quinquies è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni (2).
    Alla stessa pena soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti previsti dal primo comma.
    Non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume.

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