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Home Page > Filosofia e morale > La vita non è più sacra se non è “di qualità”
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Eugenio Capozzi, professore ordinario di storia contemporanea a Napoli, ha scritto un articolo davvero molto interessante sul diritto alla vita e la sua storia – che è la storia dell’umanesimo – pubblicato su L’Occidentale.

Si intitola “Charlie Gard o la fine dell’umanesimo occidentale”. Rimandiamo al link di cui sopra per una lettura integrale del pezzo, che davvero merita. Qui sottolineiamo e commentiamo le considerazioni più importanti che non possono sfuggire anche a chi vada di fretta.

Rileva acutamente il professore che la terribile vicenda di Charlie, ove lo Stato prevale sul diritto alla vita di un bambino e il diritto dei suoi genitori a difenderla fino alla fine, rappresenta «il punto di arrivo, e il momento simbolicamente riassuntivo, di un lungo processo storico che ha condotto alla fine della concezione della vita umana e del diritto che è stata per secoli alla base della civiltà occidentale».

Il diritto alla vita va delineandosi come intangibile nella cultura greca, romana, ebraica e cristiana

Infatti, prosegue Capozzi, il diritto alla vita è alla base di tutti gli altri diritti umani, dei diritti inviolabili dell’uomo, tanto decantati in lungo e in largo, solo in certi casi però.

Il diritto alla vita è «fondato sulla concezione ebraica, cristiana, greca e romana dell’individuo come pietra fondante della società, entità organica e moralmente indipendente, che attraverso il patto, la legge, la ragione datagli dal Creatore si qualifica come essere unico, insostituibile, e dotato di una dignità assoluta, al pari di tutti gli altri».

Nel Medio Evo

E questa concezione della vita umana ha certamente assunto uno slancio decisivo con il Cristianesimo, ma attiene comunque alla legge naturale pre-cristiana e pre-statuale. E’ comunque  stata alla base del costituzionalismo europeo che ha cominciato a limitare il potere dello Stato, per esempio con norme come l’habeas corpus contenute in documenti antichi quali la Magna Charta Libertatum del 1215, e che è stato ribadito in forme sempre più moderne nei secoli successivi.

L’Illuminismo

Lo stesso Locke alla fine del ‘600, metteva tra i primi diritti dell’uomo il diritto alla vita, diritto intangibile salvo in caso di condanna capitale per chi fosse socialmente pericoloso, quindi per difendere, in fin dei conti, il diritto alla vita altrui; e il preambolo alla Dichiarazione di indipendenza americana (1776), parla della vita come diritto inviolabile di tutti gli esseri umani.

La Rivoluzione francese

«Ma – prosegue Capozzi – con la Rivoluzione francese si affacciava nella civiltà europea l’ideologia: l’idea, cioè, che possa essere il potere politico, seguendo un criterio “scientifico”, a rendere perfetta la società. Dal punto di vista delle ideologie, non sono i governi a dover servire gli individui e le società, ma individui e società a dover assecondare le teorie applicate dai governi.

Non a caso, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 non si parlava più di diritto alla vita, ma di libertà, proprietà, “sicurezza” e “resistenza all’oppressione”, e il rispetto di questi diritti basilari veniva comunque subordinato dai costituenti francesi alla Legge, espressione della Volontà generale della nazione. E non a caso in tutte le costituzioni successive ispirate più o meno direttamente a quelle rivoluzionarie francesi il diritto alla vita scompare davanti al potere sempre più esteso attribuito a vecchi e nuovi sovrani (il re, la nazione, il popolo) che possono a certe condizioni disporre della vita dei governati. L’esito di questo processo è l’imperialismo nazionalistico, la leva di massa, la riduzione delle masse popolari a “carne da cannone”…».

I totalitarismi del ‘900

Con i totalitarismi del ‘900, quindi, il diritto alla vita è definitivamente cancellato, subordinato al capriccio ideologico del Partito che incarna lo Stato. Tanto è vero che l’Unione Sovietica è il primo Paese a legalizzare l’aborto, (1919), e  tutti conoscono le politiche eugenetiche della Germania nazista. Anche se pochi lo sanno, e quelli che lo sanno non ne parlano, però l’ideologia eugenetica nasce in ambiente neo-malthusiano e darwinista già nell’800:  i primi teorici della discriminazione su base genetica (de Gobineau, Galton, Fisher) non erano tedeschi e leggi sulla sterilizzazione obbligatoria dei «deboli di spirito», degli epilettici, ecc. erano state adottate anche in Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Giappone. Senza dimenticare gli Usa dove le leggi che imponevano la sterilizzazione degli individui “socialmente inadeguati” rimasero in vigore fino agli anni Settanta (la prima fu approvata nel 1907).

E infatti Capozzi ricorda che «anche democrazie come quelle di molti paesi scandinavi approvano provvedimenti simili [a quelli nazisti, ndR], sulla base di un paternalismo autoritario insito nella loro storia, in base al quale ai governanti spetta di salvaguardare la “salute” della società, espellendone le parti “malate”».

Dopo la seconda guerra mondiale

Dopo la seconda guerra mondiale, a livello internazionale – almeno in Occidente – si riafferma l’intangibilità del diritto alla vita, che viene recepito dalle “giovani” costituzioni, come quella italiana (art. 2), dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, all’articolo 3, dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, all’articolo 2, dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo, all’articolo 6.

Dopo il Sessantotto

Prosegue Capozzi: «Ma proprio nel cuore delle democrazie occidentali, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, cresce una nuova ideologia, il soggettivismo libertario, che fa coincidere i diritti individuali con la totale “autodeterminazione” del soggetto, e subordina la sacralità della vita alla “qualità della vita”, cioè al raggiungimento di standard di “benessere”. In tale visuale, sempre più si impone la pretesa, da parte di determinati soggetti pubblici e privati, di decidere quale vita sia degna o non degna di essere vissuta. L’ideologia dominante in Occidente diviene sempre più l’ideale faustiano di un individuo in grado di vivere una vita interamente dedita ai piaceri e alle gratificazioni, e sempre più immune dal dolore.

Un ideale che tende a respingere e cancellare tutte le situazioni di sacrificio, rinuncia, sofferenza, dolore; e a considerare “irrecuperabili” tutti gli individui che non possono strutturalmente vivere nell'”empireo” edonista e consumista che viene considerato l’approdo supremo delle società liberal-democratiche, e non possono “autodeterminarsi” fino a trasformare in realtà tutti i loro desideri».

Per il prevalere di questa mentalità si giunge alla legalizzazione dell’aborto e dell’eutanasia alla manipolazione e selezione degli embrioni: vengono ingiustamente discriminati e sacrificati individui considerati di serie “B” «con argomentazioni di tipo progressista, individualista o umanitario/comunitario».

Nel “Mondo Nuovo”

La vicenda del piccolo Charlie Gard è il risultato di tutto questo. Così come lo erano stati gli omicidi di Terry Schiavo o di Eluana Englaro.

«Ma la tesi, affermata dai giudici dell’Alta Corte britannica, secondo cui il “protocollo” prescritto per il piccolo Charlie costituisce di per sé una “tutela” dei suoi interessi, senza che né lui né i genitori possano esprimersi in proposito, chiude definitivamente il discorso del diritto soggettivo alla vita in nome della dignità e del valore di ogni persona, per lasciare il dominio assoluto ad un’ingegneria sociale intenta a rimodellare la società secondo un concetto astratto, aprioristico, di quali siano gli interessi e di quale sia il bene delle persone. Una concezione in cui le persone stesse non rappresentano ormai che numeri, cumuli di dati e statistiche, quantità di cui si può disporre secondo quella che viene considerata volta per volta la massima utilità sociale».

E’ ancora una volta – conclude Capozzi – il trionfo del “Grande Fratello” che ha nelle mani la vita dei suoi sudditi.

«E’ la fine dell’umanesimo occidentale, l’approdo nella terribile realtà in cui i diritti sono soltanto una maschera tragica, il nome ingannevole di una universale autorizzazione alla violazione e manipolazione di corpi e menti umane».

Francesca Romana Poleggi


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