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Home Page > Filosofia e morale > L’abominio dell’aborto, lettera di una mamma mancata
aborto_malattia genetica_difesa della vita

Pubblichiamo di seguito una lettera contro l’aborto ricevuta dallo staff di Missione in Web di Fabrizio Artale, pubblicata all’interno della newsletter. L’Altra Agrigento si schiera apertamente dalla parte del NO categorico all’aborto e nello stesso tempo condivide liberamente gli ideali dell’associazione Centro di Aiuto alla Vita di Agrigento. Ecco il testo della lettera:

Carissimo Fabrizio,

ammiro il tuo semplice ma efficace mezzo di comunicazione, pertanto, spinta dalla fiducia che ripongo nel tuo impegno sociale ti scrivo queste righe. Sono sicura che comprenderai il mio sfogo ed il mio sincero pentimento. Io non ho avuto il coraggio di difendere la vita della creatura che stava nascendo dentro me. Devi sapere che ogni madre comprende, che al momento del concepimento del proprio figlio, accade un miracolo unico.

Ogni mamma, anche la più sciagurate, sente la vita nascere dentro di se immediatamente ed è in grado di capire, prima della scienza, il suo inizio di gravidanza. Quello che ti scrivo è il frutto del mio eterno dolore per aver ucciso il mio bambino con un aborto che ho voluto fare per evitare una gravidanza definita a “rischio” per la nascita di un bimbo malformato. Dopo vari tentativi di inseminazione artificiale, la mia gestazione, avvenuta in laboratorio ed a fior di quattrini, procedeva per il meglio.

Al 4° mese di gravidanza, però, i medici diagnosticavano una rara malattia genetica che avrebbe costretto il mio bambino a vivere in condizioni di vita molto difficili. Io e mio marito fummo presi da un terribile sconforto e nessuno era in grado di aiutarci, neanche con il semplice conforto di qualche parola. Tutti ci dicevano che era meglio abortire per evitare un futuro pieno di preoccupazioni e poi i soldi ci avrebbero aiutato a tentare nuovamente la sorte? La nostra unica preoccupazione era quella di vivere col timore di rovinarci la vita a causa della malattia di nostro figlio ed io, vigliacca e convita del mio ottimo, militante e fiero ateismo, non ho pensato neanche per un istante, a rivolgermi a Dio per chiedere il Suo Aiuto. Io ho firmato la condanna a morte del mio piccolo angelo, non ho fatto nulla per difenderlo e per tenerlo con me.

Nessuno mi aveva detto che il mio bambino doveva essere massacrato prima di essere estratto dal mio ventre, i carnefici assassini non hanno nessuna voglia di dirti che uccideranno il tuo bambino con inumane torture. Nessuno mi aveva detto che le creature abortite vengono gettate dentro l’immondizia come un normale scarto di macelleria. Nessuno mi aveva detto che il mio bambino avrebbe pianto nell’istante in cui veniva ucciso.

La mia creatura io l’ho visto nascere in mille pezzi. La scienza è una cosa meravigliosa ma spesso non fa i conti con la nostra natura umana e con la nostra anima. Gli embrioni, i feti e l’uomo, stanno diventando dei semplici prodotti di laboratorio per far fronte ai numerosi esperimenti di altri uomini che ad ogni costo vogliono sostituirsi a Dio. Io ho ucciso un innocente che in ogni caso meritava di vivere.

Chiedo a Lui ed all’immenso Signore della Misericordia il loro perdono. Chiedo ai milioni di bambini non nati, agli embrioni congelati ed a tutti i martiri dell’aborto di pregare Dio affinché arresti il continuo olocausto di altri innocenti che non hanno ne volto e ne voce per difendersi. Mio Signore insegnaci a rispettare la vita ad ogni costo e ferma tutti quelli che per i loro interessi economici, per i loro interessi politici e per i loro accanimenti scientifici vogliono togliere di mezzo anche Te che ci hai creati. Perdono, Perdono, Perdono.

Fabrizio, tu che puoi farlo diffondi questa lettera. Grazie, Dio protegga e benedica la tua vita per tutto ciò che fai.

Fonte: L’Altra Agrigento online

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