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Home Page > Aborto > L’obiezione di coscienza uccide le donne?
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Gli obiettori di coscienza uccidono le donne?

«Napoli si rifiuta di praticare un aborto terapeutico: medico obiettore licenziato».

Le maggiori testate titolano così la notizia della morte di una donna a seguito di aborto. Si lanciano strali e si rincorrono gli articoli che vorrebbero, grazie a questa notizia, dimostrare quanto l’obiezione di coscienza per la 194 sia da mettere in dubbio. Quanto l’obiezione di coscienza sia pericolosa per la donna, quanto sia necessario riequilibrare la presenza di non obiettori, etc, etc. Mi si permetta un appunto: gli obiettori crescono, mentre i cristiani diminuiscono, perchè la medicina sta facendo passi da gigante in avanti e qualsiasi medico, con gli strumenti che ha a disposizione ad oggi, non può negare che l’aborto sia l’uccisione di un bambino. L’obiezione di coscienza, cioè, non è questione di “fede”, ma di “ragione”.

Ma a prescindere, le cose stanno davvero così? La donna ha rischiato di morire perché il medico era obiettore? Vorremmo chiarire una volta per tutte cosa è l’obiezione di coscienza troppo facilmente chiamata in causa in questi casi. È già la seconda volta, in pochi mesi, (vedi Catania) che si prova ad accollare la resposabilità della morte (o quasi!) di una donna a una “obiezione di coscienza”. La legge 194/1978 recita, in merito, così: «L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo».

Superando le accuse vergognose dei titoli, si scopre che il medico non è stato licenziato perchè obiettore ma è stato giustamente licenziato perchè folle. Il medico non si è rifiutato di praticare un aborto terapeutico, che invece era già in corso, ma si è rifiutato di salvare la vita di una donna.

È veramente impossibile non abortire in Italia? La legge 194 è rispettata? La “scelta” della donna è in pericolo?

(Una premessa, per non essere fraintesa: la 194/1978, essendo una legge che permette di uccidere bambini, è una legge ingiusta, a prescindere. Spero che un domani, non troppo lontanto, la 194/1978 oltre ad essere una legge ingiusta possa diventare una legge inutile. Mi impegno perchè questo domani sia il più vicino possibile).

La voce del buon senso Ma tornando alle nostre domande. L’articolo 1 (il prologo) di questa legge recita così: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».
Quindi, sì, la legge 194, è una “legge non rispettata”: non è rispettata ogni qualvolta che l’aborto viene usato come controllo delle nascite. Diciamo pure, quindi, che la maggior parte delle volte questa “legge” non è rispettata. Ed è violata tutte le volte che alle donne vengono omesse le conseguenze psicologiche e fisiche dell’aborto. Ed è violata tutte le volte che alle donne viene nascosta l’ecografia e/o silenziato il battito del cuore perchè non permette che le donne possano scegliere consapevolmente.

O ancora l’articolo 9: «Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione».
Quindi è rispettata tutte le volte che un medico invoca l’obiezione di coscienza: sta obbedendo allo Stato, cioè sta rispettando la legge che in tanti chiamano in causa quando vorrebbero che i medici non obiettassero.

È un pericolo per la donna?

Per rispondere ci aiutiamo prendendo come termine di paragone i civilissimi USA. In Italia c’è una struttura ogni 248 aborti, negli USA una ogni 554 aborti. In Italia c’è una struttura ogni 773 km2, negli USA ogni 5.885 Km2. In Italia c’è un ginecologo non obiettore ogni 68,6 aborti; negli USA ogni 146 aborti. Il Guttmacher Institute, istituto affiliato a Planned Parenthood, (negli Stati Uniti, l’aborto è una procedura in netta maggioranza gestita dai privati come Planned Parenthood, società vergognosa che vende organi di feti abortiti) ha riportato per il 2014 che i 1.671 centri di aborto nel territorio USA hanno effettuato 926.190 aborti, per una media di 554,3 aborti per centro/anno). In Italia, dati comunicati dal Ministero al parlamento, i 385 centri aborto hanno effettuato 87.639 aborti (media 227,6 aborti per centro/anno).

È più accessibile l’aborto in Italia o negli USA?

E, se non bastasse il paragone, l’Oms riporta che la durata media di una procedura di aborto varia da 3 a 10 minuti. Non esiste in Italia una Asl che registri più di 15 aborti a settimana; il carico di aborti massimo, dunque, impegnerà il medico per un tempo compreso tra 45 minuti e due ore e mezzo a settimana.

Maria Rachele Ruiu

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