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Margherita-Hack_scienziata_fede

Stavolta è toccato a lei. Senza dilungarmi troppo, darò un parere personale su due Leitmotiv che hanno seguito l’infausto evento.

1)    Cosa dicono: “Eroina, ha avuto il coraggio di sottoporsi a eutanasia.”
Cos’è successo: era cardiopatica. A 90 anni le è stato proposto un trapianto di cuore. Lei ha (saggiamente) rifiutato. Sapeva che trapiantare un paziente di 90 anni non da’ grandi prospettive di vita, anzi, c’è il rischio di farlo crepare sotto ai ferri o comunque di farlo sopravvivere – forse – imbottito di farmaci immunosoppressori. Dolore, rischio d’infezioni, rischio di morire durante l’operazione. Quindi la Nostra ha deciso: “Signori, son decrepita, se fossi sana non avrei comunque più di cinque anni di vita, lasciatemi così che almeno non crepo come un sorcio in agonia.”
Non si è sottoposta a eutanasia, ha rifiutato un inutile accanimento terapeutico.
Va bene che il suicidio va tanto di moda, che se ti suicidi (meglio se all’estero, per far vedere quanto sai essere anti-sistema e quanto oltralpe siano civili e misericordiosi) sei terribilmente glam, ma Margherita non rientra tra i pionieri della moda-morte 2013.

2)    Cosa dicono: “Grande, grandissima scienziata.”
Chi era Margherita: era una donna che si è fatta una cultura in un momento storico disastroso, nata nel 1922, diplomata in tempo di guerra, laureata in una disciplina che ancora oggi tende a essere quasi del tutto declinata solo al maschile. Due palle così, la ragazza.
Ma da qui a dire che fosse una scienziata di razza purissima ce ne corre. La sua fortuna, il suo essere conosciuta e idolatrata dipende dalla sua militanza per il partito comunista, dalle sue (discutibilissime) prese di posizione in campo etico e delle frequenti apparizioni mediatiche. Non dimentichiamo poi la componente femminista: “che mito! Era una donna colta in un’epoca di donne capre e succubi” (?). Da qui la sua elevazione a leggenda vivente, la sua sopravvalutazione, secondo quelle stesse ipocrite regole politicamente corrette che impongono di giudicare i neonati sempre “bellissssssssimi” (anche quando, santo cielo, e sia inteso senza cattiveria, sono graziosamente bruttini) o noi malati (io sono malato di spina bifida e diabete) sempre “speciali” “bravissimi” “meravigliosi” “intelligentisssssssimi”.
Anche se siamo relitti umani degni pur sempre di dignità e rispetto, ma senza alcuna capacità.
Andiamo, oggi la scienza non ti consente certo di diventare un personaggio conosciuto e amato, ma se sei un tizio un po’ compagno che sproloquia in TV e ha a cuore i diritti degli omosessuali la musica cambia. Lei stessa (anche qui, saggiamente e umilmente) ammetteva di essere una brava scienziata, ma nulla di eccezionale.
Il suo essere scienziata aveva poi un enorme limite. Non era certo il suo ateismo, su questa terra c’è il libero arbitrio e ognuno della propria anima fa quello che vuole.
Era il suo non voler accettare in alcun modo l’eventuale esistenza di Dio.
Lo scienziato dev’essere aperto a nuovi orizzonti. Deve essere in grado di capire che qualcosa può non essere dimostrato (o negato) oggi, ma potrebbe esserlo domani. Per farla semplice e più leggera: non deve credere agli alieni, ma solo essere disposto ad accettare la loro eventuale esistenza. Cito le parole di Margherita:

Io, Margherita Hack, preferisco l’atto di fede nel Nulla all’atto di ragione che mi porterebbe a credere in Dio.”

Continuerei a essere ottusamente atea anche se Dio mi suonasse al citofono. Non che non credesse in Dio; non voleva crederci. Semplicemente e ottusamente.
Se Einstein avesse avuto la stessa mentalità, oggi la scienza sarebbe ferma più o meno ai livelli del 1920. Sarebbe stato facile per lui preferire l’idea che spazio e tempo siano entità separate e che materia ed energia non siano la stessa cosa, piuttosto che sostenere il contrario (perché i calcoli lo dimostravano) e fare, per i primi anni, la figura del demente che spara fesserie. Einstein, però, era uno scienziato.
Margherita non si limitava a questo modo di pensare, che è la negazione stessa della mentalità scientifica: amava anche abbandonarsi a proprie interpretazioni della Bibbia, purché anticristiane. Cito una sua riflessione:
“La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l’universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l’insegnamento calato dall’alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede.”

Margherita, se non ci credevi, che senso aveva il parlare della Bibbia, il volerla interpretare a modo tuo? O ci credi, e interpretandola in questo modo ti schieri per forza di cose dalla parte del Demonio – o con Dio o col Diavolo, ma allora non sei atea, sei satanista – o non ci credi e il tuo discorso diventa un inutile parlare del nulla. Io non mi metterei a fare discorsi e ragionamenti su un film di fantasia. Sarebbe una perdita di tempo. A meno che il suo vero intento fosse questo: voleva dimostrare come noi, ottusi cristiani, non solo ci siamo inventati un Dio inesistente, ma abbiamo anche scritto un romanzone spacciandolo per la Sua Parola commettendo errori da minorati mentali: abbiamo inserito personaggi che dimostrerebbero quanto sia meglio essere atei che non il contrario. Ha forse voluto, non credendo in ciò in cui noi crediamo e rifiutandolo anche di fronte a prove inconfutabili, anche prenderci in giro.
Da ultimo, scientificamente inquietanti sono le sue posizioni sull’aborto; da convinta vegetariana sosteneva che gli animali sono esseri viventi e che noi umani non abbiamo il diritto di mangiarli, con annesse (e rispettabili) dichiarazioni lacrimose sui loro sentimenti; salvo poi essere una convinta sostenitrice dell’aborto e delle sperimentazioni sugli embrioni, che a parer suo altro non sono che “un ammasso di cellule”.
Ecco, mi manca il ragionamento logico per il quale un ammasso di cellule che formano un succoso maiale possa essere considerato – da una mente che si pretende essere finemente scientifica – più degno di vita di un ammasso di cellule che hanno il corredo genetico di un essere umano. Certo, l’embrione non ha ancora forma umana, non ha ancora la capacità di pensare come un uomo, ma non mi risulta che un coniglietto da arrostire la domenica ce l’abbia. Eppure, per la sua finissima mente scientifica (forse solo in campo astronomico, diciamocelo) un ammasso di cellule umane si può sopprimere, mentre un ammasso di cellule suine è da tutelare a tutti i costi.
Eroe il medico che procura un aborto e la mamma che ammazza il proprio figlio, civile la legge che lo consente, boia chi, la domenica, si fa un barbeque a suon di salsicce e fiorentina.

Forse qualcuno potrà dissentire da quello che ho scritto. Ma sapete, preferisco credere di essere nel giusto anche qualora mi si dimostrasse incontrovertibilmente che ho scritto un mare di fesserie. Come Margherita.

Chissà dove sarà lei ora, chissà se, mancato il paradiso, se ne starà in silenzio, davanti alla prova incontrovertibile di un altro – infernale – mondo, e, lambita dalle fiamme, ne neghi l’esistenza bisbigliando tra sé e sé:
“Maremma ladra, fa proprio caldo qui su Alpha Centauri…”

Oppure, giunta in paradiso, si ostini a chiedersi come mai quel bel pianeta sconosciuto sul quale è appena inspiegabilmente giunta non l’ha mai visto, col suo telescopio.

di Alberto Calabrò

Festini

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Un Commento, RSS

  • Francesco Genovese

    dice su:
    08/07/2013 alle 14:29

    Mi sembra che quando parla di scienza l’autore non sia esattamente informato…

    1. M. Hack era pur sempre una Lincea. Ora, conoscono tutti il prestigio dell’Accademia e non credo che uno vi entri perché “comunista” o “femminista”. Questo dovrebbe dissipare ogni dubbio sul suo valore di scienziata, al di là di analisi specifiche sulle sue pubblicazioni, e al di là di legittimi commenti sulla sua attività di personaggio pubblico.

    2. “Lo scienziato dev’essere aperto a nuovi orizzonti. Deve essere in grado di capire che qualcosa può non essere dimostrato (o negato) oggi, ma potrebbe esserlo domani.”

    Discorso che può avere un senso, ma non ce l’ha se riferito a questioni che legate alla scienza non sono affatto, come appunto Dio. Le verità religiose non sono verità scientifiche. Le verità scientifiche si trovano applicando rigorosamente il metodo scientifico. Questo deve saper fare uno scienziato. Poi, certo, esso può trovare motivazioni ovunque: interne alla scienza o anche esterne, come l’arte, o persino la religione. Ma poi, all’atto pratico, lo scienziato credente e lo scienziato ateo sono indistinguibili. Entrambi applicano rigorosamente il metodo sperimentale, entrambi sanno benissimo che approccio devono tenere quando si tratta di verificare o falsificare un’asserzione scientifica.

    3. “Se Einstein avesse avuto la stessa mentalità, oggi la scienza sarebbe ferma più o meno ai livelli del 1920. Sarebbe stato facile per lui preferire l’idea che spazio e tempo siano entità separate e che materia ed energia non siano la stessa cosa, piuttosto che sostenere il contrario (perché i calcoli lo dimostravano) e fare, per i primi anni, la figura del demente che spara fesserie.”

    Vabe’, qui non so bene cosa si dovrebbe dire. Mi sembra che l’autore abbia una grossa confusione in testa e lo invito perlomeno a capire la differenza tra realtà osservata e modello della realtà osservata. I “calcoli” di per sé non “dimostrano” un bel niente, qualsiasi essi siano. E il discorso su Einstein, così com’è fatto, è a dir poco approssimativo.

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