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Home Page > Filosofia e morale > Matrimonio gay – Parlamento greco e Platone
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Tutti quelli che avevano avuto una boccata d’acido alla notizia del referendum sloveno contro il matrimonio gay, si sono riconsolati pochi giorni dopo.

Il Parlamento greco, infatti, ha legalizzato le unioni civili omosessuali.

Da un estremista di sinistra, come Tsipras, ce lo si poteva aspettare. Soprattutto dopo che lo stesso Tsipras, eletto con la promessa di fare fuoco e fulmini contro l’Unone Europea, si è poi fatto blandire dalla Merkel e compagnia. E in tempo di crisi generale, sappiamo quanto la Grecia in particolare sia ricattabile dal punto di vista economico. Non stupisce quindi che Tsipras abbia immediatamente avallato l’attuazione dell’agenda omosessualista.

L’avevano promesso, del resto, i principali partiti greci (compreso Nea Democratia) firmando un impegno congiunto alla fine di settembre con la ILGA Europa.

Può anche darsi che il popolo greco sia contento così.

Non lo sarebbe, però, un “vecchio” greco come Platone [ne abbiamo già parlato mesi fa. Chi non ricorda o non ha letto proceda pure qui]: nel Simposio, il grande, antico, filosofo (nato e morto ad Atene più o meno nel 428 e nel 348 avanti Cristo, rispettivamente), fa dire a Socrate che l’amore non è ciò che gli altri commensali credevano (l’attrazione dei “mezzi” verso il “complementare”), ma piuttosto l’attrazione che l’anima umana ha per la perfezione e per l’Assoluto. 

Nelle Leggi Platone si rivela dichiaratamente “omofobo” (meno male che non c’era la legge Scalfarotto, ai suoi tempi): dice, infatti, che bisogna rispettare le leggi di natura per conquistare la virtù, condanna i rapporti sessuali che non siano tra uomo e donna adulti, al fine di procreare; critica quelli che  hanno “corrotto la norma antica e secondo natura relativa ai piaceri sessuali” e dice che “ il piacere sessuale è stato dato secondo natura sia alle femmine che ai maschi perché si accoppiassero al fine di procreare, mentre la relazione erotica dei maschi con i maschi e delle femmine con le femmine è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere”.

La legge, secondo Platone, deve indurre i cittadini a vivere nella castità e nel dominio di sé. E se proprio alcuni non resistono all’attrazione dei piaceri contro la legge naturale “sia presso di loro cosa bella compiere di nascosto questi atti (…), mentre sia turpe il non farli di nascosto”.

Ultima nota, a margine, sulla condanna della pedofilia. Nella Repubblica (un’altra fondamentale opera di Platone) c’è scritto che la legge deve comandare al maestro che “prova affetto (erastés) per il suo discepolo (ta paidikà)” che “lo ami e lo accompagni e lo tocchi come farebbe un padre con il figlio; con il suo consenso e avendo come fine la contemplazione e la conoscenza del bello. Mai dunque dovrà accadere o sembrare che si vada oltre questi limiti”.

La famiglia fra uomo e donna è il fondamento istituzionale esclusivo di tutte le civiltà e di tutti i popoli, da sempre. E’ ovvio, è banale. Ma a dirlo, oggi, si viene tacciati di omofobia. Per fortuna anche Platone è dei nostri.

Francesca Romana Poleggi

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2 Commenti, RSS

  • Glamdring Wielder

    dice su:
    27/12/2015 alle 17:36

    Un articolo impreciso, se devo essere sincero.
    Prima di tutto bisogna notare che l’orientamento sessuale è un cencetto assente nella cultura della grecia antica.
    È vero che, nel Simposio, l’amore è la tensione all’assoluto, però non stiamo parlando di un dio, ma dell’idee di bene e giustizia che favoriscono una vita felice. Infatti il miglior rapporto d’amore per raggiungere questo obbiettivo è, nel Simposio, il rapporto pederastico tra due uomini, che appunto era un rapporto di amore ed educazione non necessariamente a sfondo sessuale. Anzi, Platone, nelle leggi, critica la sessualità non procreativa perchè, oltre a non produrre prole, non è un rapporto di amore come prima definito. Inoltre la Repubblica, ovvero lo stato ideale perfetto per Platone, è non solo contro la famiglia (l’educazione è fatta dai filosofi, non dai genitori), ma è il primo esempio occidentale di pseudo-Eugenetica (i filosofi scelgono che si riproduce), e il primo esempio anche di totalitarism

    • FRP

      dice su:
      13/01/2016 alle 12:51

      A proposito di Platone, ho chiesto un parere a u professore di filosofia:

      Direi che il senso dell’articolo “Omofobia e Platone…”è perfettamente condivisibile. D’accordo che i greci non avevano il problema del gender, cioè la scelta del sesso, però il passaggio dalla concezione dell’omosessualità generalmente ammessa alla rottura platonica è perfettamente espressa dalle pagine immortali nelle quali Alcibiade si porta a letto Socrate….e va in bianco. Quanto a Dio, dio o il divino, è Platone stesso nel Fedone che parla della possibilità/desiderabilità di una rivelazione divina, e del resto Nietzsche considera il platonismo come invenzione dell’”altro mondo” e il Cristianesimo come platonismo per il popolo. Difficile liberarsi di Platone – l’ultima ripresa è Lévinas, il Bene al di là dell’essere. Infine qualsiasi strumentalizzazione di Platone o degli antichi in generale rispetto alle concezioni contemporanee, si trova di fronte un’obiezione insuperabile: come mai i Greci, indiscutibilmente disinvolti sull’omosessualità, non hanno mai nemmeno pensato qualcosa come il matrimonio omosessuale?

      prof.Rodolfo Granafei

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