27/11/2014

Non è omofobia quella di Moncalieri. Ne siamo contenti?

Bisogna riflettere sul commento di Paolo Deotto, pubblicato su Riscossa Cristiana, a proposito della nota vicenda della professoressa di Moncalieri, accusata di omofobia e poi assolta con formula piena. Se da un lato siamo contenti del “lieto fine” per l’interessata, dall’altro con amarezza dobbiamo riconoscere che tutti ormai danno per scontato che esista un comportamento esecrabile chiamato “omofobia”, che coincide – ahinoi – nel voler proclamare la verità sull’uomo, sulla donna, sulla natura, e sulle relazioni sessuali normali e anormali.

Meditiamo sul ragionamento di Deotto.

___

“La professoressa Adele Caramico, insegnante di religione cattolica dell’Itis “Pininfarina” di Moncalieri, a chiusura delle indagini interne svolte dal dirigente dello stesso istituto scolastico, è stata pienamente e ufficialmente scagionata dalla falsa accusa di aver proferito espressioni omofobe”. Così leggiamo su un quotidiano cattolico, e fin qui non siamo che alla notizia di cronaca. Il giornale fa il suo mestiere, che è informare.

Certo, non possiamo che essere contenti se questa insegnante non avrà ulteriori seccature dalla vicenda nata dalla domanda di uno studente (domanda che è lecito pensare che altro non fosse che una tagliola aperta…) e dal can can scatenato dalla stampa di regime e dalle solite associazioni a difesa delle varie perversioni sessuali. Il tutto poi aggravato dal comportamento scandalosamente pavido del vescovo di Torino, di cui già parlammo.

Non siamo per nulla contenti invece quando leggiamo, anche da parte di associazioni cattoliche, dichiarazioni trionfali di vittoria. Non c’è vittoria, per nulla.

Perché? Perché l’insegnante di Moncalieri “è stata pienamente e ufficialmente scagionata dalla falsa accusa di aver proferito espressioni omofobe”. Ora, se con questo risultato parliamo di vittoria, vuol dire che già siamo caduti in trappola, perché già abbiamo accettato che possa esistere questa folle invenzione della “omofobia”, che l’omofobia sia un gravissimo comportamento, nel quale bisogna dimostrare di non essere caduti, che insomma l’essenziale non è difendere la verità, ma cavarsela da un’accusa folle (per un reato che, sia detto per inciso, non esiste) inventata da una subcultura allucinata.

Se si canta vittoria per la conclusione del caso Caramico, possiamo dedurre che il futuro degli insegnanti di religione cattolica – e ripeto: religione cattolica, non “religione” così,vagamente, confezione spray – sia quello di evitare accuratamente di informare gli alunni sulla Verità. Gli insegnanti, anche per non essere rimproverati dal vescovo competente e magari sollevati dall’insegnamento, dovranno limitarsi, al più, a esporre le varie opinioni in materia, a intessere eleganti “dialoghi”, nel corso dei quali, ovviamente, non dovrà essere espresso alcun giudizio, o, per essere più precisi, potranno essere espressi solo giudizi conformi al pensiero unico dominante.

A questo punto ci viene francamente da chiederci a che serva ancora mantenere l’insegnamento della religione cattolica – e scusate se sono noioso e ripetitivo: religione cattolica, non “religione” così,vagamente, confezione spray – nelle scuole. Per intessere eleganti dialoghi di regime ci sono già tanti insegnanti, magari in attesa di un posto, che possono cavarsela egregiamente.

In un solo caso si potrebbe parlare di vittoria: se la professoressa Caramico fosse rimasta ferma nelle sue affermazioni, se la Curia l’avesse appoggiata, se si fosse detto chiaramente e con quel coraggio che ormai sembra svanito nel mondo cattolico, che non si intendeva difendersi da un’accusa idiota di omofobia, perché, se proprio vogliamo accettare questo insulso neologismo, allora è dovere preciso di un buon cattolico essere “omofobo”.

Ma, si sa, viviamo nell’epoca in cui le pecore dominano e oltretutto vogliono dialogare coi lupi, perché si sono scordate che comunque i lupi, alla fine del dialogo, le mangeranno.

Né, per dirla tutta, ci ha molto allietato la lettera che l’insegnante di Moncalieri ha scritto ad Avvenire: francamente è una lettera troppo pervasa dalla preoccupazione di mostrare che non si è voluto insegnare alcunché, né affermare alcunché. Dialogo, confronto di diverse opinioni, ben sottolineando che ci sono opinioni controverse e quindi, ma, chissà, è bene conoscerle tutte, ma giammai fare affermazioni assolute, giammai insegnare la differenza tra il vero e il falso, tra il giusto e l’ingiusto. Caspita, si potrebbe mancare di accoglienza!

Sono cadute le accuse di omofobia. Molto bene, l’insegnante ora potrà godere di maggiore tranquillità.

Però, per favore, non festeggiamo nulla, non c’è nulla da festeggiare. Per gli omosessualisti, che ormai hanno in pugno anche la scuola, è stato solo un piccolo, insignificante incidente di percorso. Hanno colpito con troppa precipitazione, ma hanno saputo, come sempre, usare bene anche l’evento sfavorevole. Infatti loro sì che portano a casa la vittoria: hanno ottenuto che per l’ennesima volta si sia piegato il capo di fronte all’accusa di “omofobia”.

Hanno ottenuto che i cattolici si difendessero in modo così maldestro da usare le loro stesse categorie, quelle categorie da subcultura allucinata che ha creato una terribile colpa che non esiste – l’omofobia – e che ha ottenuto l’accettazione di questa logica illogica.

E questa sarebbe una vittoria per i cattolici? Suvvia, siamo seri, non foss’altro per un minimo di rispetto verso quei tali (si chiamavano martiri, ricordate?) che non hanno esitato a difendere la Verità nemmeno di fronte alla morte. Non gogna mediatica, insulti o anche perdita del posto di lavoro. Morte. Già, ma erano altri tempi…

Paolo Deotto

 

 

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia Onlus sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia Onlus tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.