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Home Page > Filosofia e morale > Obiezione di coscienza all’eutanasia: in Svizzera non si può
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La libertà religiosa e l’obiezione di coscienza non hanno certo spazio laddove impera il “diritto” di morire.

In Svizzera, dove il numero di morti per eutanasia è in costante aumento, una casa di cura cristiana nel cantone di Neuchatel appartenente all’Esercito della Salvezza rischia di perdere il suo status di ente di beneficenza, se continua a rifiutarsi di far ammazzare gli anziani e i malati tra le sue mura.

La casa di cura è stata condannata da un tribunale (la notizia è su LifeNews): la stessa cosa è accaduta ad altri enti di beneficenza in Europa (abbiamo parlato del caso belga, a Diest). Ma le leggi che consentono l’eutanasia tendono ovunque a limitare o a abolire il diritto all’obiezione di coscienza dei medici. Quindi è ovvio che non riconoscano neanche il diritto degli enti e delle cliniche a non uccidere (sarà bene rileggere quanto scrivevamo qui).

Speriamo che la casa di cura rimanga fedele alla sua vocazione cristiana. Solo perché qualcosa è legale, non vuol dire che sia giusto: le leggi schiaviste o le leggi razziali ce lo insegnano. Ma chi difende il diritto all’obiezione di coscienza deve essere disposto alla testimonianza estrema, fino alle ultime conseguenze: questo è il significato tecnico del “martirio” (in greco mártys-yros vuol dire “testimone”).

Per i medici e gli operatori sanitari c’è chi dice che se non vogliono prestarsi ad uccidere (aborto, fecondazione artificiale, contraccezione d’emergenza o eutanasia), chi solleva obiezione di coscienza, cambi mestiere (o non si iscriva a medicina). È come chiedere a un conducente d’autobus di essere disposto a investire i pedoni: se non se la sente, ritiri la domanda d’assunzione.

Sia che si tratti di eutanasia, sia che si tratti di aborto, sia che si tratti di riconoscere come normali unioni e pratiche contro natura (gli orfanotrofi cristiani non danno più i bambini in adozione, perché non possono rifiutarsi di darli anche a coppie gay), quando la legge viola la libertà di fare il bene e non fare il male siamo di fronte a un regime sostanzialmente totalitario, una democrazia solo a parole, solo in senso formale. Piuttosto è l’oligarchia regnante al Parlamento che fa e disfa i diritti dei cittadini a suo piacere: se passa la riforma Renzi-Boschi, sarà un’oligarchia ancora più ristretta.

E purtroppo si tratta di un’oligarchia portatrice della cultura della morte che  calpesta e annichilisce tutti i diritti fondamentali dell’uomo, compreso il diritto all’obiezione di coscienza, dal momento che calpesta il diritto alla vita, il primo e fondamentale di tutti i diritti.

Francesca Romana Poleggi


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4 Commenti, RSS

  • fabio mandelli

    dice su:
    03/11/2016 alle 15:06

    condivido la stragrande maggioranza delle lotte che PROVITA conduce ad accezione di quella contro l’eutanasia o comunque all’autodeterminazione di un essere umano circa le modalità della sua uscita di scena.

  • Elisabetta Spada

    dice su:
    23/11/2016 alle 15:51

    Lo stesso per me: un conto è difendere ad oltranza i bambini e tutti quelli incapaci di ragionare o di farsi capire (personalmente ho difeso perfino un cane per la stessa ragione), un altro è una persona adulta, lucida e nel pieno delle sue capacità mentali che sa di non avere possibilità alcuna di guarire. Certo che non è quella la soluzione ideale, se uno non può tenere i suoi malati deve poterli affidare a una struttura pubblica e gratuita, ma se proprio non è possibile e si è costretti a prendere una simile decisione, almeno che venga depenalizzata in modo da far cessare questo giro d’affari sulla pelle della gente, che non ha nulla di diverso dalle altre mafie.

    • Redazione

      dice su:
      24/11/2016 alle 06:01

      Cioè: “se proprio non possiamo curare i nostri cari ammazziamoli”?

    • mariagrazia mariagrazia

      dice su:
      26/11/2016 alle 21:11

      una persona nel pieno delle capacità mentali può benissimo trovare un modo per morire senza costringere altri ad ucciderlo(perchè di questo si tratta).. forse le capacità mentali sono idonee per decidere di voler morire ma non per agire? quindi è giusto dare l’onere ad altri ?

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