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Obiezione di coscienza

Vi propongo la lettura di quest’articolo di Ivan Cavicchi, professore e penna de “Il Fatto Quotidiano”. Suggerisco di leggerlo a stomaco vuoto e previa camomilla conciliante. Se poi avete qualche pastiglia di quelle che vi evitano di vomitare come la bambina del film “L’esorcista” prendetevi anche quella. Anzi due. Se siete bravi, abbiate poi il buon cuore di leggere anche il mio articolo. Dopo debita pausa, s’intende.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/08/aborto-terzo-mondo-italia-tra-obiezione-e-tagli-alla-sanita/649311/

Se siete ancora in discrete condizioni fisiche direi di procedere all’analisi del pregevole scritto della suddetta penna, sociologo prestato alla medicina a mezzo laurea honoris causa. Certamente non discuteremo della sua imbarazzante ignoranza del concetto di obiezione di coscienza, ché non ci stiamo approcciando a un giurista, né pretendiamo da lui approfonditi discorsi sulla questione di fondo dell’aborto – la piena e definita umanità del concepito – accettata dalla scienza medica oramai da parecchi anni. Dopotutto, come ho detto, non ci stiamo approcciando nemmeno a un medico. Voglio dire: io guardo i programmi di Beppe Bigazzi quotidianamente; se per questo fossi assunto come chef “honoris causa” in un ristorante, le mie competenze si fermerebbero comunque a frittate e pasta col tonno. Tant’è. Il Nostro è laureato in sociologia. Non gli faremo quindi passare la dozzinale analisi dal punto 1) al punto 5). Prima parla di stallo del numero di aborti – circostanza gradita anche agli abortisti, immagino, o lorsignori godono solo quando centinaia di donne si fanno infilare un aspiratore nella pancia? – che fa ricondurre aprioristicamente ai tagli alla sanità e al numero di medici obiettori di coscienza. Poi, mr. Hyde cede il passo al dr. Jekyll, e il nostro rinsavisce temporaneamente: riconosce, bontà sua, che il fatto che le donne non abortiscano una volta a settimana potrebbe essere dovuto a una maggiore attenzione verso la contraccezione e a un buon funzionamento delle strutture sanitarie. Se non lasci sola una donna gravida con intenti abortivi e le mostri le tutele che l’ordinamento giuridico le accorda, per farla breve, è probabile che lei non abortisca. Ma mr. Hyde è incontenibile. Certo, una diminuzione degli aborti può essere dovuta a fattori positivi – dice il sociologo paramedico – ma non è il caso del nostro Paese. Per lui la sentenza è irrevocabile: gli aborti diminuiscono perché i tagli alla sanità sono impietosi e perché c’è un esercito di medici obiettori di coscienza. Povere donne, non trovano signori in camice bianco pronti a frullare il loro bimbo e a tirarglielo fuori dalla pancia. Professore, lei è sociologo, si nutre di statistiche. Sa bene che in Italia la percentuale di medici obiettori è di circa l’80%. Può sembrare tanto, ma certamente conosce lo studio pubblicato nel 2011 su “Obstetrics&Gynecology” che ha rivelato che l’83% dei ginecologi e ostetrici americani è obiettore di coscienza. Una percentuale più alta rispetto alla nostra in una terra dove la sanità pubblica e gratuita è ancora un bellissimo miraggio. In teoria, negli USA dovrebbe esserci un macello di aborti clandestini. Cosa che non risulta, anzi, pare – soprattutto sotto questa amministrazione Obama – che gli USA siano una sorta di isola abortiva felice. Provi a googlare, professore. Aborti clandestini, quindi. Lei, che è sociologo, certo conosce la definizione di “numero oscuro” cioè la differenza tra reati registrati da fonti ufficiali e reati effettivamente commessi. Si stima che per le rapine l’incidenza del numero oscuro sia del 50% circa. Il che significa che una rapina su due non è denunciata all’autorità, o che il colpevole non viene identificato. Ora: se le statistiche ufficiali riescono a registrare solo la metà delle rapine che si presume realmente avvengano, com’è possibile credere realmente a qualsiasi dato ci venga propinato in tema di aborti clandestini? Un aborto clandestino prevede un medico criminale e una madre che si presta volontariamente. Chi dei due avrebbe interesse a denunciare l’accaduto all’autorità, visto che, tra l’altro, entrambi rischierebbero sanzioni penali? Mi piacerebbe sapere da dove il prof. Cavicchi tiri fuori i suoi allarmanti dati sugli aborti clandestini, così come mi piacerebbe sapere da dove li tiravano fuori gli abortisti degli anni ’60 e ’70 quando straparlavano di eserciti di donne che si recavano dalle mammane. Sono tutti agenti segreti in possesso d’informazioni interdette persino alla magistratura? Oppure fanno stime volontariamente per eccesso? In mala fede, magari? Non vedo altre soluzioni. Il professore poi prosegue sulla via dell’approssimazione sociologica: non prende in considerazione il fatto che, dati Istat alla mano, la demografia italiana è un disastro, con un tasso di natalità ridicolo (tra 1,2 e 1,4%). Ogni anno è più la gente che muore rispetto a quella che nasce. Questo significa che la popolazione tende a essere mediamente più anziana, con relativa diminuzione della percentuale di donne fertili. Meno donne fertili uguale meno nascite e, anche, meno aborti. Vogliamo aggiungere gli effetti della crisi? Ancora: caro professore, sappiamo quanto lei si senta colto e importante, ma la smetta di considerare il popolo italiano alla stregua di un esercito di capre bisognose di chissà quali interventi pubblici per imparare a usare preservativi, pillole anticoncezionali e compagnia bella. La gente sa benissimo (escluse le fasce più giovani, ma per incoscienza, non per ignoranza) come evitare le gravidanze. E quando un Paese è alle prese con una delle crisi più feroci della storia, la gente prende i relativi provvedimenti. Risultato: meno gravidanze desiderate e, a maggior ragione meno gravidanze indesiderate con relativi aborti. Professore, andrei avanti, ma mi pare ormai chiaro che lei debba ripassare; torni quindi alla prossima sessione d’esame, riveda la demografia e il paragrafo sugli effetti sociali delle crisi economiche. Riguardo ai campi che non la riguardano, vale a dire quello legale e quello medico, sarò breve:

Legalmente: l’obiezione è il rifiuto di sottostare a una norma dell’ordinamento giuridico ritenuta ingiusta perché in contrasto inconciliabile con un’altra legge fondamentale della vita umana, così come percepita dalla coscienza, che vieta di tenere il comportamento prescritto. Essa si fonda sulla tutela prioritaria della persona rispetto allo Stato e sul rispetto della libertà di coscienza, diritto inalienabile di ogni uomo (art. 2, 19, 21 Cost.; art. 18 Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo). Che le piaccia o no, professore.

Punto di vista medico: non è necessario tirar fuori dal cilindro la teoria del complotto medico-difensivo-cattolico-bigotto. Si rilegga il moderno giuramento di Ippocrate, professore. Le cito i passi che possono interessare per l’argomento che trattiamo: “Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: (…) di perseguire la difesa della vita (…) di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona (…) di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali (…) di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione.”

Difesa della vita. Non compiere atti che provochino la morte di una persona. Porre le proprie conoscenze a disposizione del progresso della medicina. Affidare la reputazione alla competenza professionale e alle doti morali. Prestare la propria opera in scienza e coscienza, con diligenza, perizia, prudenza ed equità, anche a costo di non osservare quelle norme giuridiche che siano in contrasto con il fine ultimo della professione medica.

Non me ne voglia, professore, ma quello che le persone come lei chiamano “oscurantismo cristiano” è stato da almeno tre decenni dimostrato dal progredire della scienza: l’embrione è vita, è vita umana (persona, quindi), e non esiste alcun tipo di aborto – se non quello effettuato in caso di pericolo di morte della madre, e che lo rende, più che soppressione del nascituro, una sofferta operazione di salvataggio della mamma – che possa essere effettuato preservando doti morali del medico, in scienza e coscienza, con prudenza ed equità. Non è oscurantismo, è scienza. Lei, semmai, legato com’è a stantii concetti da Partito Radicale anni ’70, è il portavoce della negazione dei progressi della tecnica. L’80% dei medici è obiettore? Tutto considerato, allora, solo l’80% dei medici è veramente un medico.

di Alberto Calabrò

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