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Home Page > Filosofia e morale > Obiezione di coscienza: fondamentale tra i diritti fondamentali
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Ringraziamo il MEVD, “Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana”, per averci inviato questa notizia a proposito della salvaguardia del fondamentale tra i diritti fondamentali dell’uomo: il diritto all’obiezione di coscienza.

Intanto anche Repubblica ha scritto che nella tragica morte di Catania l’obiezione di coscienza non c’entra niente. Avrà questa smentita la stessa risonanza della notizia falsa?

Esiste il pericolo che l’Europa tolga il diritto all’obiezione di coscienza ai medici.

Dall’Europa ci si può aspettare di tutto. Ma per fortuna non tutte le decisioni si trasformano in direttive con l’obbligo di applicazione. Molte sono le indicazioni, che gli Stati membri applicano o non applicano a seconda della volontà dell’esecutivo o del popolo.

È ciò che potrà succedere se sia il Parlamento, sia la Commissione dovessero esprimersi in merito alle istanze presentate per togliere ai medici il diritto di obiezione di coscienza.

In Europa i giovani medici che si dichiarano obiettori di coscienza sono in costante aumento. Man mano che i chirurghi che effettuano l’interruzione di gravidanza vanno in pensione, manca il ricambio. In pratica, usando un’espressione forte, “mancano i macellai”!
Per difendere il sacrosanto diritto a fare obiezione di coscienza, a metà settembre, in Polonia, a Krakovia, si sono riuniti i presidenti delle associazioni che aderiscono alle iniziative del Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana (MEVD) di Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera.

Durante quattro giorni di lavori, presente il Presidente europeo dei medici per la vita, è stato redatto un documento inviato al Parlamento Europeo, alla Commissione e ai Governi degli Stati membri in cui si richiama l’art.10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dove viene ribadito che ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. E inoltre, che la libertà di coscienza implica il diritto individuale di sottrarsi a un obbligo di legge perché ritenuto in contrasto inconciliabile con i doveri deontologici della propria professione o con le proprie convinzioni morali o religiose.

Il testo rileva inoltre il contrasto che esiste tra le norme previste per l’intervento di un medico per porre fine a una gravidanza (ovvero l’aborto) e il primo dovere deontologico dei medici, che è quello di tutelare la vita e non di provocare la morte, come previsto dalla tradizione che impegna tutti i nuovi medici a rispettare il giuramento di Ippocrate («Perseguire la difesa della vita … non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte»), che è riconosciuto quale padre della medicina fin dal IV sec. a.C. Tale giuramento prevede di non somministrare farmaci abortivi alle donne. Ne se deduce che nessun medico può quindi essere costretto – nemmeno per legge – a praticare l’aborto o a somministrare pillole abortive, perché verrebbe meno ai suoi doveri di medico (quali che siano, peraltro, le sue convinzioni religiose).

A sostegno di queste considerazioni, il documento ribadisce che il diritto all’obiezione di coscienza nelle prestazioni sanitarie garantite per legge (come l’interruzione della gravidanza) è stato affermato anche dal Consiglio d’Europa nella sua Risoluzione n. 1763 del 7 ottobre 2010, in questi termini: «Nessun ospedale, ente o persona può essere oggetto di pressioni, essere ritenuto responsabile, essere obbligato o subire discriminazioni di alcun tipo per aver rifiutato di essere sede, eseguire o assistere una interruzione di gravidanza, un aborto spontaneo indotto, un atto eutanasico o qualsiasi azione che potrebbe causare la morte di un feto o di un embrione, qualunque siano le ragioni».
Il documento si conclude con una raccomandazione diretta al Parlamento Europeo, che così recita: il «Movimento Europeo per la difesa della Vita e della Dignità Umana (MEVD) e le associazioni che ad esso aderiscono chiedono al PE:

1) di riconoscere esplicitamente il diritto dei medici e dei paramedici a non praticare l’aborto e a non prescrivere farmaci abortivi, facendo valere il proprio diritto all’obiezione di coscienza;

2) di monitorare le misure adottate dagli Stati membri, che tendono ad ostacolare l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza».

Gianfranco Tommasi

Qui il testo integrale della petizione


#STOPuteroinaffittofirma e fai firmare  qui la petizione contro l’inerzia delle autorità di fronte alla mercificazione delle donne e dei bambini

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