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Home Page > Filosofia e morale > Omofobia: parla padre Giorgio Maria Carbone
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Omofobia. Omofobia ovunque. Basta un niente per essere tacciati di omofobia.

Abbiamo già parlato del caso di padre Giorgio Carbone, censurato addirittura dal Meeting di Rimini dopo il  servizio confezionato ad arte da Repubblica con l’inganno e trasgredendo le regole.

Ebbene, qualche giorno fa, su Tempi, il teologo domenicano è tornato sull’argomento, chiarendo e ribadendo alcuni punti.

Padre Carbone ha confessato di aver avuto tanti attestati di stima e solidarietà. E tra questi, il più gradito è stato quello di una coppia di omosessuali, i quali gli hanno rivelato di sentirsi stanchi di essere trattati come serbatoi di voti per associazioni e partiti.

Relativamente alla conferenza “incriminata”, tenuta con il prof. Renzo Puccetti, padre Carbone ha detto di aver «parlato dei “nuovi diritti” spiegando che l’espressione “diritti civili” è espressione assente nella nostra Carta costituzionale. È un’espressione nata negli Stati Uniti negli anni Cinquanta per indicare le legittime lotte di protesta contro la discriminazione delle persone di colore. Diritti, dunque, giustamente rivendicati perché affondano le loro radici nel diritto umano fondamentale a non essere discriminato per il colore della propria pelle. Ma quest’espressione oggi è utilizzata per chiedere altre cose: il matrimonio, l’adozione, la fecondazione artificiale. Viene fatto un uso strumentale della locuzione “diritti civili”, che comporta una indebita conseguenza: chi vi si oppone è bollato come “razzista”».

Ha poi osservato che in Italia vi è un’eccessiva enfatizzazione dell’emergenza omofobia. Il nostro, infatti, è un Paese che ha due presidenti di Regione dichiaratamente omosessuali. Inoltre, «già oggi molte delle istanze portate avanti da chi chiede con insistenza l’allargamento di questi diritti sono già garantite dal nostro ordinamento. Accade, ad esempio, per la cura del compagno, riconosciuta dalla legge 91 del 1999. O il caso della successione sul contratto di locazione, di cui si occupa la legge 392 del 1978 modificata dalla Corte Costituzionale con la sentenza 404/88. Rimane esclusa la questione della legittima, cui però si può ovviare con un testamento olografo. E poi quella della pensione su cui, però, si è espressa sempre la Corte Costituzionale con sentenza 461 del 2000 in cui esclude che la pensione di reversibilità sia un diritto umano, ed esige la certezza del rapporto, che è garantita solo dal matrimonio».

Deve essere chiaro, secondo il teologo domenicano, che «tutte queste rivendicazioni fanno leva su orientamenti e preferenze trasformati in diritti soggettivi. Ma nel diritto noi ci possiamo basare solo su dati oggettivi o oggettivabili, non su preferenze o pulsioni. Con il genere, come facciamo? Quale diritto si può basare sul “genere” e soprattutto sul fatto che esso è presentato come qualcosa di fluido, di mutevole? Tutte le Costituzioni del Dopoguerra si fondano su beni oggettivi. Slegarle da questi, crea problemi, come ad esempio il ddl Cirinnà che fonda la convivenza civile sull’orientamento sessuale. Il problema attuale è che si parla poco di diritti umani fondamentali, mentre si enfatizzano i diritti civili»Bludental

Quanto invece alla ricerca scientifica che è stata il vero motivo dello “scoop” di Repubblica, questa è uscito sulla rivista ufficiale dell’International Epidemiological Association, pubblicata dall’Oxford University Press. Si tratta di uno studio di correlazione, non di causalità, che ha preso in considerazione alcuni dati raccolti sulla popolazione deceduta danese nel corso di trent’anni, dal 1982 al 2011. La domanda che pone padre Carbone ai giornalisti di Repubblica e a tutti coloro che tacciano chiunque di omofobia è: su tali dati scientifici è possibile discutere? Oppure vanno ignorati? Si sa infatti che non c’è nulla di più intollerante delle posizioni di certi tolleranti ad oltranza… E se i fatti contrastano con la loro ideologia, tanto peggio per i fatti!

Ecco perché padre Carbone invita tutti a prendere atto della realtà. «La prospettiva di genere – ha dichiarato – propone un uomo tondo che si modifica a proprio piacimento, senza apprezzare il dato creaturale. Si basa su una visione strumentale dell’uomo. La prospettiva di genere estende sulla persona umana l’atteggiamento costruttivo e decostruttivo, arrivando a intaccarne persino la psiche: io, maschio, posso “manipolare” la mia identità a piacimento, comportandomi da femmina e pensando come una femmina». E il suo scopo finale, contrariamente a quanto si vuol far credere, non è l’allargamento delle libertà, ma la riduzione della popolazione secondo un piano malthusiano.

Redazione

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Un Commento, RSS

  • Cesare Ciancianaini

    dice su:
    31/08/2015 alle 21:47

    Purtroppo si enfatizza tutto ciò che contraddice il “pensiero unico” come omofobo, fossero anche risultati scientifici validi!!
    Fa parte di un gioco al massacro in cui viene cancellata la verità oggettiva sulla persona da un diritto asettico, propugnato da un’autorità senza volto che in nome del consenso ( di chi?) e della tolleranza di fatto emargina e discrimina chi è diverso da sé. Si veda a proposito “la dottrina pura del diritto” di Hans Kelsen che è la matrice generativa del pensiero distorto che uccide la verità, per affermare il capriccio, in quanto il capriccio produce più profitto economico. E il bilancio sociale??

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