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Gesù-Giudice-omofobia

Premesso che ProVita è un’associazione a confessionale, riteniamo giusto  dar voce al professor Aldo Vitale, giurista e bioeticista cattolico, e pubblichiamo una lettera aperta che egli ha scritto alla Segreteria per la comunicazione del Vaticano, a proposito della recente e discussa nomina di Padre Martin.

Agli Eminentissimi e Reverendissimi membri della Segreteria per la comunicazione del Vaticano,

premesso che chi scrive è consapevole di non essere un buon cattolico, poiché – sulla scorta dell’insegnamento paolino secondo cui «in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo» (1Cor. 13,9) – può essere un buon cattolico soltanto chi ha acquisito la consapevolezza di non esserlo, e premesso che chi scrive non è aduso a criticare la Chiesa, tanto nella dottrina che nella prassi e nelle scelte quotidiane, poiché si crede con fermezza che lo Spirito guidi l’azione di chi si cura del corpo mistico del Cristo, è anche pur vero che, talvolta, molto più raramente di quanto pretendono i detrattori catto-progressisti o quelli catto-conservatori, vi possono essere situazioni che si palesano davvero oltre i limiti della umana comprensione per un figlio della Chiesa che a questa cerca di rifarsi ogni giorno e che segue – come possibile – l’insegnamento teologico e morale della stessa credendo, per l’appunto, nella sua purezza.

Chi scrive riconosce pienamente l’insegnamento di Cristo cristallizzato anche da Papa Giovanni XXIII sul respingimento del peccato e sull’accoglienza del peccatore, per cui, secolarizzando il concetto, si può dire che non bisogna mai combattere le persone, ma semmai le idee erronee che queste possono diffondere, e in questo spirito deve essere intesa tale pubblica lettera.

Sorprende, quindi, in modo del tutto inaspettato, la nomina , di Padre James Martin che, sulla base di quanto riportato dalla stampa nazionale e internazionale, non sembra brillare per purezza adamantina della condivisione della dottrina cattolica intorno ad alcune tematiche.

Nell’epoca in cui i mezzi di comunicazione di massa sono diventati potenti mezzi delle lobbies che li finanziano per il controllo del pensiero delle masse – e che già tanto spesso hanno arrecato più d’un grave vulnus alla Chiesa, alla sua opera, alla sua santità – stupisce che a far parte della Segreteria della comunicazione non sia chiamato un ferreo difensore del depositum fidei, ma un sacerdote che, se tutto va bene, sembra aver frainteso tanti delicati punti della dottrina di quella Chiesa di cui è membro e pastore.

Padre James Martin, non è certo una scoperta di chi scrive, si è prodigato nel compiere delle esternazioni che non solo possono disorientare i fedeli cattolici, ma soprattutto che sembrano contrastare direttamente con l’insegnamento teologico e morale della Chiesa e perfino con il Codice di Diritto Canonico.

Ritenere, come ritiene Padre Martin, che alcuni santi possano essere stati LGBT, significa essere del tutto fuori strada, e per più motivi.

In primo luogo: in quanto omosessualità e lobby LGBT sono due cose del tutto diverse; la prima è una condizione soggettiva di chi prova attrazione verso le persone del proprio stesso sesso; la seconda, invece, è la sintesi di due momenti: l’astrazione della condizione omosessuale ad ideologia e la sistematizzazione di questa ideologia secondo gruppi di influenza, lobby, partiti.

Per la cronaca, anzi per la rettifica della cronaca, è proprio a questo che si riferiva il chiaro biasimo di Papa Francesco nella famosa intervista – tagliuzzata a più non posso dai mezzi di disinformazione di massa – durante la conferenza stampa nel viaggio di ritorno da Rio De Janeiro il 28 luglio 2013 in cui il Pontefice ha da un lato giustamente ribadito che le persone omosessuali non devono essere discriminate, ma che questo non può giustificare che di ciò si faccia una ideologia:«Il problema non è avere questa tendenza, no, dobbiamo essere fratelli, perché questo è uno, ma se c’è un altro, un altro. Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me».

Alcuni personaggi coraggiosi, del resto, confermano di essere omosessuali e non gay, invitando a tenere ben ferma la distinzione, che segna la differenza tra condizione soggettiva e costruzione ideologica, come ricorda, tra i tanti esempi possibili, Jean-Pier Delaume-Myard.

In secondo luogo: il Catechismo insegna con chiarezza che la pratica omosessuale è un peccato e che come tale, come tutti gli altri peccati, anche quelli degli eterosessuali, rappresenta un ostacolo alla santificazione a cui ogni cristiano – indipendentemente dal proprio orientamento sessuale – è chiamato; ritenere che vi siano stati santi gay, significa fare un po’ di confusione, posto che alla stessa maniera vi potrebbero essere stati santi adulteri, santi ladri, santi assassini e così via, e ciò sembra del tutto opposto alla stessa logica del rigore che sottende alle “certificazioni” di santità compiute dalla Chiesa.

La santificazione, infatti, richiede un processo di accertamento in cui si vincono e si dimostrano sconfitte tutte le resistenze che il candidato alla santità può avere incontrato lungo il suo percorso, superando tutte quelle debolezze che i non santi non sono riusciti a superare.
Ritenere che vi possano essere santi gay, adulteri, ladri o altro, significa non aver compreso la logica interna del processo di santificazione che la Chiesa porta avanti da millenni con estrema coerenza e chiarezza.

Resta comunque ferma, ovviamente, l’imperscrutabile misericordia salvifica di Dio, che, perché tale, cioè appunto imperscrutabile non consente di affermare l’esclusione o l’inclusione dal piano della salvezza di qualsivoglia persona, se non nei modi e nei tempi previsti dalla Chiesa, diversamente da quanto fa Padre Martin, anche in questo senso andando oltre i limiti della dottrina cattolica.

Padre Martin contraddice il secondo paragrafo del Canone 750 del Codice di Diritto Canonico

In terzo luogo: le dichiarazioni di Padre Martin sembrano contrastare direttamente con il secondo paragrafo del Canone 750 del Codice di Diritto Canonico – introdotto nel 1998 con il Motu Proprio di Giovanni Paolo II dal titolo significativo “Ad tuendam fidem” (cioè “Per difendere la fede”) – ai sensi del quale «si devono pure fermamente accogliere e ritenere anche tutte e singole le cose che vengono proposte definitivamente dal magistero della Chiesa circa la dottrina della fede e dei costumi, quelle cioè che sono richieste per custodire santamente ed esporre fedelmente lo stesso deposito della fede; si oppone dunque alla dottrina della Chiesa cattolica chi rifiuta le medesime proposizioni da tenersi definitivamente».

Diffondere le idee di Padre Martin significa, inoltre, indurre in errore gli altri fedeli, rischiando di far loro violare il Canone 752:«Non proprio un assenso di fede, ma un religioso ossequio dell’intelletto e della volontà deve essere prestato alla dottrina, che sia il Sommo Pontefice sia il Collegio dei Vescovi enunciano circa la fede e i costumi, esercitando il magistero autentico, anche se non intendono proclamarla con atto definitivo; i fedeli perciò procurino di evitare quello che con essa non concorda».

Padre Martin è stato premiato da abortisti e omosessualisti

In quarto luogo: Padre Martin, da poco consultore di un delicato organo come la Segreteria per la comunicazione del Vaticano, ha perfino accettato un premio di riconoscimento – appena nello scorso autunno del 2016 – dalla organizzazione “New Ways Ministry”, fondata da Suor Jeannine Gramick e da Padre Nugent i cui scritti sono stati censurati già nel 1999 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sotto la guida del Prefetto Joseph Ratzinger.
Suor Gramick, infatti, è una accanita sostenitrice dell’aborto, tanto da aver chiesto all’ex Presidente Obama di aumentare i fondi a tal fine, in evidente opposizione a tutta la tradizione cattolica sul punto, mentre Padre Nugent si è rifiutato si accettare le correzioni della Congregazione ai suoi errori dottrinali in tema di omosessualità poiché – come scrive la CDF – «non trasmettono fedelmente il chiaro e costante insegnamento della Chiesa Cattolica su questo punto».

Da tutto ciò non possono che nascere due considerazioni e due interrogativi, a proposito della nomina di Padre Martin.

Le due considerazioni sono le seguenti:
1) la giusta e doverosa accoglienza delle persone omosessuali – come del resto prescrive lo stesso Catechismo, sancisce la Congregazione per la Dottrina della Fede e ricorda ad ogni piè sospinto Papa Francesco –, non può comportare l’accettazione di idee e sistemi di pensiero – come per esempio quello abortista – che sono in aperto e diretto contrasto con la dottrina teologica e morale della Chiesa.

2) Parte del confronto tra mondo secolare e Chiesa cattolica si svolge proprio sul piano della deformazione degli insegnamenti di quest’ultima per mezzo dei mezzi di comunicazione di massa, per cui avere tra le fila chi non ha una buona mira a causa di uno strabismo dottrinale, non è certo promettente per l’esito di quella lotta spirituale che si consuma anche in ambito culturale e di cui tanto chiaramente parla San Paolo nel capitolo 6 della sua Lettera agli Efesini. Ma del resto è lo stesso San Paolo che ricorda come «lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a causa dell’ipocrisia di impostori già bollati a fuoco nella loro coscienza» (Ef. 4,1-2).

I due quesiti che, infine, con filiale devozione rivolgo a tutti gli altri illustri pastori componenti della Segreteria per la comunicazione per avere delucidazioni e chiarimenti sulla nomina di Padre Martin, sono i seguenti:

1) si ritiene davvero un tal modo di agire, pensare e parlare – cioè quello di Padre Martin – compatibile con la dottrina della Chiesa e con la delicatissima e importantissima funzione che la Vostra Segreteria è chiamata a svolgere in un mondo non soltanto semplicemente più secolarizzato, ma sempre più anti-cristiano?

2) Il Catechismo e il Codice di Diritto Canonico sono ancora validi e in vigore per tutti o vi sono eccezioni “personali” alla loro efficacia?

In un modo o nell’altro, forse, si è giunti ad un punto in cui risuonano sorprendentemente vivide le parole di San Ireneo di Lione per il quale «quanti abbandonano la dottrina della Chiesa accusano d’ingenuità i santi presbiteri, non comprendono che vale più l’uomo pio e semplice che il sofista blasfemo e impudente. Tali sono tutti gli eretici che se pensano di trovare qualcosa di più vero che la verità per vie diverse, sempre nuove, incerte, cambiando spesso cammino come ciechi condotti da altri ciechi, cadranno per propria colpa nell’abisso dell’ignoranza, continuando sempre a cercare senza poter trovare la verità».

Sperando in una sincera risposta, porgo i miei più cordiali saluti, pregandovi di invocare per tutti, laici e chierici, l’assistenza dell’illuminazione dello Spirito Santo per poter proseguire in un mondo sempre più avvolto da tenebre sempre più oscure.

Aldo Vitale


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Un Commento, RSS

  • Pietro Talami

    dice su:
    23/06/2017 alle 11:11

    Sono pienamente d’accordo con questa Sua disamina della lettera inviata al Vaticano da Aldo Vitale

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