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famiglia_Barilla_Laura-Boldrini

Non è più di lana caprina che si discute, come vuole il caro vecchio detto; i tempi ci hanno portato a discorsi di pasta Barilla. Facciamo una telecronaca dei fatti, c’è da ridere. Perdonate il mio articolo dal tono scherzoso, ma non saprei scriverlo diversamente. Il calcio d’inizio è dato dall’onorevole Presidentessa della Camera Laura Boldrini, che come ben sappiamo ha la malriuscita ambizione di essere la Leonilde Jotti del XXI secolo. Ecco le parole della Presidente:
http://www.tvblog.it/post/398755/laura-boldrini-basta-spot-con-la-mamma-che-serve-la-famiglia-a-tavola
Dopo averla attentamente ascoltata ho fatto un bel sorriso, ho preso una bella boccata d’aria autunnale, e ho deciso che questa sera strappo alla dieta e vai di spaghetti. Voglio dire, io ho un rispetto assoluto della donna, la considero ovviamente parificata all’uomo, ma prendere sul serio le parole della Boldrini significa entrare nella psicosi più pura, arrivare a non osar chiedere alla tua mamma o a tua sorella se può passarti il sale mentre sei a tavola, sia mai che decida di denunciarti per sfruttamento. Laura carissima, io non sono un fesso e come me tanti italiani: anche ammesso che si possa (!!!) ritenere pericolosa l’immagine di una mamma che cucina per i bambini, hai notato che quest’anno, ben prima dei tuoi sproloqui, la pubblicità Barilla presenta… un papà che cucina? E che insieme alla mamma porta i piatti in tavola? Non mi credi? Ecco:
http://www.youtube.com/watch?v=OXihh0lZVv0
Che figuraccia, eh Laura? E hai notato che, se proprio vuoi parlare di mercificazione della donna, ci sono ben altre pubblicità – vedi quella del silicone Saratoga – sulle quali lanciare anatemi? Anche se io non vedo comunque alcuna mercificazione; se una donna decide di guadagnarsi da vivere mostrando il sedere nella pubblicità Saratoga e non laureandosi in legge alla Sant’Anna, saranno affaracci suoi. Ha fatto una scelta, sarà pagata, probabilmente più pagata di tante donne caste che studiano medicina per 12 anni e poi si ritrovano senza un lavoro. Non è la donna che è sfruttata, è la cretineria di noi uomini, pronti ad acquistare un prodotto perché attratti dalle cosce della signorina; la donna non è oggetto, è soggetto che liberamente monetizza, col minimo sforzo, la maialaggine di noi maschietti. Ma sto divagando. Il punto è che tu, Laura, NON volevi parlare affatto dello sfruttamento della donna, volevi che a essere messo in discussione fosse il concetto che la Barilla dà della famiglia. Un uomo, una donna, e dei bambini. Tutti allegri e felici. Questo non lo potevi tollerare in tempi in cui si parla di famiglie omosessuali, e da brava politicante non hai affrontato la questione di petto ma hai preferito dare un colpettino alla palla sperando che altri la trasformassero in un goal. Come previsto il casino scoppia il giorno dopo, con un’intervista rilasciata da Guido Barilla al programma radiofonico “La Zanzara”. Ecco l’audio integrale
http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2013/130925-lazanzara.mp3
Le sue parole sono ricche di buon senso: “la mamma che cucina per la famiglia (ripeto, nelle nuove pubblicità cucinano entrambi i genitori, vabbé) non è segno di sfruttamento ma di amore, e per quanto riguarda la famiglia in sé, pur rispettando gli omosessuali e il loro desiderio di poter formare famiglie riconosciute dallo Stato, io sono libero credere nel modello di famiglia che più mi piace; l’azienda è mia, la pubblicità la pago io, io credo nella famiglia eterosessuale, quindi nelle mie pubblicità non mostrerò mai famiglie gay.” Nessuna offesa. Il suo è un parere legittimo come si conviene in ogni democrazia. Ma contro di lui si è comunque scatenato l’inferno. Riporto solo un’osservazione ricorrente che leggo dalla rete: “l’immagine della famiglia Barilla è ormai antica e discriminante, oggi esistono single, divorziati e coppie omosessuali, il signor Barilla dovrebbe smetterla di vivere nel passato e ammodernare l’immagine della sua azienda.” Bella idea. Guardi, dott. Barilla, per essere al passo con la realtà dei tempi le consiglio di mandare in onda uno spot con due genitori sulla via della separazione (situazione comune) che all’ora di cena, tra una sigaretta e l’altra (situazione comune) chiamano i figli adolescenti che si stanno trastullando su siti pornografici (situazione comune) per poi cucinare ognuno il proprio pasto, per evitare discriminazioni, e sedersi a tavola tra un urlo e una minaccia di andare dall’avvocato il giorno dopo. Oppure che so, mostri un uomo solo che si cucina e si siede in silenzio, mangiandosi la sua triste pastasciutta: i single si sentiranno rappresentati. Lo so bene come vadano le cose oggi, ma non si può trasporre la tristezza della vita in uno spot che deve invogliarti a comprare un prodotto. Lo spot deve darti quasi una speranza, far vedere che non tutto è buio, devi volerlo mangiare, lo spaghetto, non immaginare quanto sarebbe bello usarlo per impiccarti.
Il fischio finale di questa tragicomica partita, dopo 24 ore di massacro da parte delle associazioni gay e femministe ai danni di Guido Barilla e della sua azienda, viene lanciato dallo stesso Guido che, con evidente spontaneità, si scusa (???) per le parole che ha pronunciato e per aver offeso (???) la sensibilità di alcune persone. Ecco il video
http://www.youtube.com/watch?v=UekpA9gsqtY
scusate, ho sbagliato, è per via della somiglianza di atteggiamenti… questo è quello giusto
http://www.youtube.com/watch?v=Syf3Zym5BIM
accidenti… bando agli scherzi, eccolo qui
http://www.youtube.com/watch?v=OM82jJVaajQ
Si potrebbe dire che “all’onore preferì l’azienda”, che, parafrasando Manzoni, “lo sventurato si scusò”.
Anche se non era necessario, perché, dopo l’intervista alla Zanzara, le vendite Barilla sono aumentate.

Chiediamoci tutti a quali livelli di psicosi ci sta portando questa storia dell’omofobia. Stiamo arrivando alla dittatura, all’impossibilità di parlare di famiglia etero. I gay possono parlare di famiglia omosessuale, ma gli etero non possono parlare di famiglia tradizionale? Bella idea di democrazia.
Siamo alla frutta, anzi, alla pastasciutta. Il peggio è là da venire.

Comunque Guido, non arrabbiarti, ma la tua pasta non la compro da tempo; non per questioni ideologiche da femministe ammuffite e da checche isteriche, è che mi piace di più la pasta di Gragnano. Che ci posso fare.

di Alberto Calabrò

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