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Home Page > Filosofia e morale > Salute: è migliore se si coltivano famiglia e amicizie
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La nostra salute trae grande beneficio dalle relazione sociali che intratteniamo, in particolare quelle familiari e amicali.

La notizia non è nuova, è un dato dell’esperienza quotidiana di ognuno, ma ora arriva anche la conferma in due studi della Brigham Young University (nello Utah), presentati alla 125esima conferenza annuale dell’American Psychological Association, che ribadiscono la “pericolosità” della solitudine e si sbilanciano nel dire che vi è una riduzione del 50% del rischio di morte prematura se si ha «una più vasta rete sociale».

«Il primo studio – scrive l’Ansa – ha coinvolto oltre 300.000 adulti che avevano precedentemente partecipato a un totale di 148 studi, mentre la seconda meta-analisi ha compreso 70 studi per un totale di oltre 3,4 milioni di adulti», quindi il campione è veramente ampio e significativo. La sentenza è chiara: la solitudine, l’isolamento e una cattiva salute sono strettamente connessi.

Siamo esseri relazionali. Siamo generati da una relazione tra un uomo e una donna, cresciamo grazie al rapporto con delle figure che ci curano sotto il profilo fisico (ma anche sotto quello emotivo e spirituale, pena sofferenze interiori non trascurabili) e ci realizziamo a contatto con gli altri.

Nonostante queste conoscenze siano di pubblico dominio, oggi il numero delle persone sole continua ad aumentare e i social network e le effimere relazioni online di certo non sono sufficienti per saziare la nostra fame di rapporti umani fatti di abbracci, sorrisi, lacrime… L’impietoso dato di realtà comunque rimane: siamo una società di persone sole e con legami spesso poco solidi, e in futuro sarà ancora peggio.

Salute e relazioni umane: il contesto attuale non aiuta, ma…

A contribuire in maniera negativa alla vita di relazione (e dunque alla nostra salute) in tal senso concorrono diversi fattori.

Da un lato vi è sicuramente la vita di città, contro quella di paese. Un tempo, quando si viveva in contesti piccoli, ci si conosceva tutti e un saluto e un sorriso non era negato a nessuno. Ora, nelle grandi metropoli, nessuno guarda più in faccia nessuno e anche negli stessi condomini può capitare che non si conosca il proprio vicino.

In seconda battuta vi sono i ritmi sempre più concitati cui siamo costretti a sottostare: dove trovare il tempo per un caffè in compagnia o anche solo per una telefonata, se le distanze non consentono un rapporto diretto? Non si ha tempo, quindi ci si affida agli audio vocali su WhatsApp (le donne, soprattutto…) oppure a qualche sms scambiato tra un impegno e l’altro.

Sul piano psicologico, poi, non si può negare che siamo persone sempre più ferite: se i genitori si sono separati, se il matrimonio traballa, se quella persona che si diceva amica ci ha girato le spalle… chi ce lo fa fare di investire nuovamente in una relazione, con il rischio di rimanere delusi ancora una volta? I nostri giovani sono sempre più fragili, emotivamente e spiritualmente, come aiutarli a credere nel prossimo?

La situazione è molto complessa, ma le coordinate per uscirne le abbiamo: è necessario rischiare tutto e tornare a investire sul capitale umano, e in particolare sulla famiglia naturale.

Alla società liquida occorre quindi tornare ad anteporre la solidità della famiglia, che non è di certo esente da difetti ma che è una certezza cui tornare in ogni tempesta della vita. Solamente così ritroveremo salute e serenità.

Teresa Moro

Fonte: La Repubblica; Ansa


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