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Home Page > Filosofia e morale > Sesso anagrafico: è frutto di una decisione (modificabile)?
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A ogni persona, fin dal momento di concepimento, viene “assegnato” un sesso: si è maschio (XY) o si è femmina (XX), tertium non datur. È vero, obietterà qualcuno, ci sono alcune rarissime eccezioni, ma si tratta di situazioni che esulano dalla normalità e che dunque non possono, e non devono, costituire un punto di riferimento.

Il dato di realtà è uno: il sesso è binario e non è frutto di una scelta personale del soggetto (e neanche dei genitori, per quanto possano essi desiderare un “maschietto” o una “femminuccia”). Accanto a questo, tuttavia, dal 13 luglio c’è la sentenza n. 180 della Corte Costituzionale, con la quale si è sancito per la prima volta in Italia che è possibile ottenere la riassegnazione del sesso anagrafico anche senza che si stata effettuata un’operazione chirurgica o trattamenti ormonali di – come si è soliti dire – “cambio sesso”.

Attenzione, già il fatto che fosse possibile cambiare il proprio sesso di fronte alla società grazie a un intervento era sbagliato, perché intimamente la persona rimane fino alla morte appartenente al sesso che gli è stato assegnato fin dalla nascita, piaccia o meno: ogni singola cellula del nostro corpo parla in senso maschile o in senso femminile. Eppure questa sentenza fa un ulteriore passo verso la legittimazione del transgenderismo, condizione che diventa sempre più “raggiungibile”, “accettabile”… e che dunque è destinata a diffondersi. E a decidere è il giudice, ovviamente nel nome del «diritto fondamentale all’identità di genere», che sembra essere diventato il nuovo must nella rincorsa al progresso (meglio: verso il baratro).

La notizia di questa sentenza è importante, ma poche testate ne hanno parlato e l’hanno commentata a dovere. Tra le rare eccezioni troviamo Il Giornale, che spiega come si è arrivati a un pronunciamento di tale portata – andando a ripescare l’iter giudiziario, che vedeva origine nel 2015 a Trento e che ha avuto come figura di riferimento l’ormai noto paladino delle istanze LGBT Alexander Schuster – e che ha dato spazio al magistrato Alfredo Mantovano.

Il vicepresidente del Centro Studi Livatino ha affermato, non senza preoccupazione: «questa sentenza conferma il ruolo del giudice che diventa arbitro della determinazione del sesso di una persona al di là dei dati naturali e originari rispetto all’autopercezione che un singolo ha di sé rispetto al sesso o al genere per usare la terminologia di moda – e rincara – riconoscere tutta questa discrezionalità su un terreno così delicato deve far riflettere. I dati di natura non sono tanti, se mettiamo in discussione se una persona è maschio o femmina figuriamoci poi il resto».

La breccia per la diffusione del transgenderismo è stata dunque aperta: ora neanche più il sesso è un dato certo. Tutto è relativo, tutto è liquido.

Largo al progresso, largo all’impazzimento all’infelicità collettivi.

Redazione

Fonte: Il Giornale


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2 Commenti, RSS

  • sara bi

    dice su:
    22/07/2017 alle 00:56

    Questo e’ rubare alle nuove generazioni il diritto della conoscenza…
    Poi mi chiedo come farebbe qualcuno a scegliere di essere qualcosa quando non conosce nemmeno cosa sia se stesso o quello che sceglierebbe di essere?…cancellando ogni differenza la scelta non esisterebbe piu’…
    Violenza pura alle vittime di questa ideologia…poi si dice che l’era dell’oscurantismo fosse il Medioevo..ma qui la Ragione ci siamo dimenticati proprio cosa sia…

  • Mario ProVita

    dice su:
    26/07/2017 alle 19:24

    Ma quando la finiranno di pensare solo ai soldi, questi ideologici sessuali?!

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