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Home Page > Filosofia e morale > Siamo uomini, caporali od omosessuali?
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Nei primi anni ’90 l’omosessualità è stata esclusa dal novero delle psicopatologie. Da allora chiunque osi ipotizzare un collegamento tra malattia mentale e omosessualità è preso e fustigato sulla pubblica piazza. Basti vedere i numerosi articoli carichi di livore che sono seguiti alla partecipazione del vicepresidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani Giancarlo Cerrelli alla trasmissione “Unomattina” di qualche settimana fa, che possono essere riassunti in questo pezzo.

http://www.cinetivu.com/featured/unomattina-omofobia-e-il-nuovo-talk-di-rai1-tra-cattolici-invasati-e-gay-disinformati/

Personalmente ritengo che per discutere di qualcosa siano necessarie specifiche competenze tecniche, è questo che differenzia la persona seria e preparata dalla casalinga annoiata che, ritrovandosi al mercato del paesello, si diletta con il plotone delle colleghe casalinghe nello sproloquio (che va dall’ultima love story letta su “Chi” a un’approfondita analisi sociopolitica del tipo “tanto sono tutti ladri”). Voglio dire: non sono medico, quindi lungi da me il tentare dilettantesche analisi psichiche sulla condizione omosessuale con relativi “la scienza sbaglia, la scienza ha ragione”. Io mi limito ad accettare il dato scientifico. Ma non nego di essere una persona molto curiosa, e un bel giorno ho deciso di farmi una piccola ricerca: volevo capire su quali basi l’omosessualità fosse considerata patologica e perché successivamente si sia deciso che invece non è MAI da considerarsi una patologia (incredibile, lo dico da profano ignorante, anche quell’omosessualità cosiddetta “ego-distonica” cioè quella condizione in cui l’omosessuale non si accetta come tale. Come dire, se sei un omosessuale ego-distonico e non riesci ad accettarti, magari fino a cadere in uno stato di profonda depressione e aver bisogno di uno psichiatra, quello psichiatra non sarà autorizzato ad aiutarti eliminando la causa prima del tuo male (cioè cercando di portarti all’eterosessualità) ma dovrà limitarsi a dirti che il tuo orientamento sessuale è del tutto normale – anche se tu paziente ti ritieni sinceramente malato e vorresti con tutto te stesso essere etero – e che se non riesci ad accettarlo ci sono sempre gli antidepressivi. Personalmente la ritengo una fesseria, ma tant’è). Non ho trovato apprezzabile materiale scientifico, in compenso ho scovato questo succosissimo articolo nel sito gay.it, la più autorevole piattaforma del mondo omosessuale internauta italiano. Insomma, un sito importante, i cui pezzi non passano certo in sordina.

http://www.gay.it/channel/wellness/6353/GAY-E-SERVIZIO-DI-LEVA.html

Incredibile! Pubblicato nell’anno 2000, quando la scienza aveva finalmente cessato di ritenere “deviata” questa tendenza sessuale, ecco che ti saltano fuori giovanotti che, pur di evitare il servizio militare, erano ben disposti a dichiararsi ufficialmente bacati nella testa. Ed ecco che avvocati senza scrupoli si prodigavano a dar manforte a questi giovanotti, con una pacca sulla spalla e un “tranquillo, iscriviti a un’associazione gay, porta un certificato medico in cui sia assodato che la tua condizione di omosessuale è segno delle tue non perfette condizioni psicologiche e, dulcis in fundo, preparati a fare la sceneggiata del gay problematico”. Teniamo bene da conto una cosa: nell’articolo si parla esplicitamente di “essere riformati dal servizio di leva”; per essere riformati è necessario essere sottoposti a una commissione medica che, riscontrando gravi patologie nel corpo o nella psiche, esonera perennemente una persona dal servizio militare. E qui si parla senza ombra di dubbio di farsi passare per malati psichici in quanto omosessuali. La mia domanda è: quanti omosessuali, ai tempi della leva obbligatoria, avranno usato questo trucchetto? Quanti azzeccagarbugli senza scrupoli avranno incitato un omosessuale a “sostenere la scena”? Com’è che se Cerrelli dice (ok, senza averne forse le competenze tecniche, essendo lui avvocato) che l’omosessualità è un disordine psicologico, il mondo omosex gli salta alla giugulare, quando 10 anni fa gli omosessuali dicevano pacificamente le stesse cose? Forse pretendono di essere considerati “malati” solo quando gli fa comodo? E lo sanno che questo usare furbescamente la loro condizione integrava il reato di “simulazione d’infermità” secondo l’articolo 159 del codice penale militare di pace, e rischiavano fino a 3 anni di reclusione militare? Poi vedi che scompensi psichici, per davvero però.

di  Alberto Calabrò

Blu-Dental

 

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