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Home Page > Filosofia e morale > Uomini – Quella “Y” che inciderebbe su febbre e omosessualità
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Gli uomini di tutto il mondo hanno esultato quando, qualche settimana fa, è stata diffusa da giornali la ricerca secondo la quale è vero che gli uomini soffrono di più delle donne quando hanno la febbre o il raffreddore. Tutte le prese in giro per cui un uomo con 37,1 è già pronto per scrivere il testamento e le battutine tipo «Se partorissero gli uomini saremmo tutti figli unici» sono state smentite in un soffio. Tutta colpa della “Y”, di quella astina mancante rispetto alla “X”…

Ma, attenzione, le colpe imputate alla “Y” non finiscono qui. I poveri uomini devono fare i conti anche con il fatto che, se hanno fratelli maggiori, sono più portati a essere gay. Il motivo? Ce lo “spiega” La Repubblica: «Gli autori hanno riscontrato anche che le madri di figli omosessuali, in particolare di quelli con fratelli maggiori, avevano livelli significativamente più alti di anti-NLGN4Y rispetto ai controlli, cioè sia rispetto alle donne senza figli maschi che alle madri di figli eterosessuali. NLGN4Y è una proteina prodotta da un gene presente sul cromosoma Y (cromosoma che come si sa  è solo nel genoma  maschile) e che è coinvolta nello sviluppo del cervello maschile». Insomma, anche in questo caso è tutta colpa della “Y”… e via con la tiritera del “gene dell’omosessualità”.

Come stanno in realtà le cose? Gli uomini nascono veramente già condannati a soffrire per una linea di febbre e a “essere gay” se hanno fratelli maggiori? No. E a dirlo è la scienza non ideologizzata, oltre che un briciolo di razionalità.

Rispetto alla febbre, sappiamo tutti bene che la percezione del dolore è molto soggettiva e che ci sono uomini molto più resistenti di alcune donne. Poi, chiaramente, scherzare sul binarismo sessuale è sempre divertente e crea alleanze (e se le donne si uniscono…), ma è bene che non si estremizzi troppo (finché si scherza, è un conto…).

Per quanto riguarda invece la ricerca sul legame tra l’omosessualità e il fatto di avere fratelli, che presenta comunque un campione poco significativo (142 donne e solo 12 uomini!), leggiamo il commento all’articolo di La Repubblica di Rodolfo De Mattei su La Verità di martedì 19 dicembre in merito al “gene dell’omosessualità”: «In realtà gli scienziati, anche di area omosessuale, che negli anni si sono affannati in tale affannosa ricerca, sono infatti oggi concordi nell’affermare che non esiste alcun gene gay».

Insomma, far parte della metà del mondo con patrimonio “XY” o di quella “XX” non è la stessa cosa: il sesso biologico conta, eccome. Ma cerchiamo di custodire la bellezza della differenza senza cadere nell’esasperazione della stessa a danno dell’una o dell’altra parte (si veda, a titolo d’esempio, la questione del “femminicidio”).

Siamo persone fatte di patrimonio genetico, di storia familiare, di educazione, di cultura… e siamo tutti dei miracoli unici e irripetibili.

Teresa Moro 


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