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Home Page > Filosofia e morale > Utero in affitto: azzerare i legami affettivi è molto remunerativo…
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Persino molti radical-chic sono contrari, eppure il tentativo delle élites di sdoganarlo definitivamente è sempre più pressante, anche a costo di calpestare l’opinione pubblica. Molti vip, da Vendola a Cristiano Ronaldo, ne hanno fatto dichiaratamente ricorso, in certi casi propagandandolo come un progresso per l’umanità. L’Italia, da parte sua, si ritrova corazzata dalla sentenza della Corte Costituzionale del 18 dicembre 2017, che dichiara l’utero in affitto un reato, e dalla contrarietà della maggioranza dei nostri parlamentari.

La voce del buon senso Ciononostante, per varie ragioni, anche questa pratica rischia di non rimanere immune dagli inquietanti meccanismi della finestra di Overton. Il primo grosso ostacolo è rappresentato dalla recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che va a cozzare non solo con la decisione della Consulta italiana ma anche con il Parlamento Europeo, che lo scorso 17 dicembre ha votato un emendamento di condanna. La Cedu ha sostanzialmente riconosciuto il diritto della “madre intenzionale all’adozione, a scapito della donna che ha portato in grembo suo figlio adottivo per nove mesi. Se così non fosse, afferma la Corte di Strasburgo, sarebbe violato il diritto fondamentale del bambino di avere una madre.

Si entra qui nel grande equivoco sulla presunta “generosità” delle donne che presterebbero il proprio utero per figli altrui (da qui il subdolo eufemismo lessicale della “gestazione per altri”). Partorire un bambino per poi cederlo a un’altra coppia non potrà mai essere un atto d’altruismo. Di fatto, le donne che mettono a disposizione il loro corpo per la “maternità surrogata” sono sempre costrette a sottostare a clausole molto stringenti, totalmente sbilanciate a favore della coppia che ne usufruisce, sia essa omosessuale o eterosessuale. Tale coppia ha sostanzialmente potere di vita e di morte sulla madre surrogata, potendo persino decidere, qualora questa finisse in coma, se salvare lei oppure il bambino.

Un esempio della pressione esercitata dalle multinazionali, in particolare dell’informatica, sono i benefit offerti da grandi aziende come Facebook, Apple o Google alle proprie dipendenti, pagate per congelare i propri ovuli e incoraggiate così a rimandare un’eventuale gravidanza. Un incentivo per le aziende, sicuramente, ma anche per l’indotto della fecondazione artificiale, che non potrà non vedere negli ovuli congelati un business molto redditizio.

Ultimo ma non ultimo: finanche le donne che mettono in affitto il proprio utero per puro interesse economico (quindi pressoché tutte), stabiliscono con la creatura che portano in grembo un rapporto che va al di là del puramente biologico. Non è solo il bambino a dover soffrire il distacco dalla madre poco dopo la nascita ma anche la madre vi si affezionerà, pur non condividendone i cromosomi.

Separare il bambino dalla madre su un piano umano-psicologico, anche nella prossimità dell’utero, è l’obiettivo dei fautori dell’utero in affitto: si azzerano tutti i legami affettivi, considerati un ostacolo alla mercificazione dei corpi (quello della madre e quello del bambino). Se non è schiavitù questa…

Luca Marcolivio

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