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Home Page > Filosofia e morale > Utero in affitto: il Comune di Roma ammette il reato
utero in affitto_Corte di Cassazione_sentenza_Italia

«Il Comune di Roma ha esplicitamente ammesso la violazione della Legge dello Stato da parte dei funzionari che ad aprile hanno trascritto nei registri anagrafici l’atto di nascita di una bimba partorita in Canada sfruttando la barbara e criminale pratica dell’utero in affitto».

Ha commentato così il senatore Simone Pillon, capogruppo della Lega in Commissione Giustizia al Senato e già promotore dei Family Day, la risposta che la Direzione Aire e Stato Civile del Dipartimento Servizi Delegati del Comune di Roma gli ha reso in data 6 giugno 2018 rispondendo alla richiesta di accesso agli atti circa la trascrizione stessa.

«I dirigenti del Dipartimento – continua il sen. Pillon – mi hanno testualmente risposto che rispetto al caso in oggetto “l’Ufficiale di Stato Civile ha agito in totale autonomia, non in linea con il vigente quadro normativo“, e che tale violazione è già “attenzionata anche dalla Prefettura di Roma”».

Oltre a certificare la palese illegittimità dell’atto, contro cui si è già mossa anche la Procura, la comunicazione del Comune rende più che una mera ipotesi la commissione dei reati di falso ideologico e alterazione di stato da parte dei tecnici che hanno trascritto l’atto, e che rende a questo punto essenziale l’intervento della Procura per i debiti accertamenti.

È di queste ore anche la notizia del ricorso della Procura di Pesaro contro una simile trascrizione avvenuta nel Comune di Gabicce Mare, riguardante sempre una bambina nata all’estero con l’utero in affitto.

Proprio nei giorni scorsi la Fondazione CitizenGO Italia e l’Associazione Generazione Famiglia avevano presentato insieme al senatore Pillon cinque esposti alle Procure di Milano, Torino, Bologna, Firenze e Pesaro denunciando il tentativo di manomettere l’ordinamento giuridico per introdurre anche in Italia la pratica dell’utero in affitto e del commercio di gameti per i casi di fecondazione artificiale (eterologa, ovviamente) tra donne.

«È il momento di avviare una grande operazione che dal piccolo Comune alle sedi internazionali metta al bando ogni pratica volta a commercializzare la procreazione rendendo gli esseri umani oggetti di pretese economiche e ideologiche», conclude il sen. Pillon.

Redazione

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