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Home Page > Filosofia e morale > Utero in affitto – Parla un gay: «Dico no, nel nome del bimbo»
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Non è nostra abitudine riprendere in forma integrale articoli apparsi su altri siti, ma la testimonianza di un ragazzo con tendenze omosessuali contro l’utero in affitto non si trova tutti i giorni. E quella che vi proponiamo è significativa, seppure in alcuni passaggi risenta delle influenze della neolingua e della morale odierna. (Redazione)

Parla un gay: «Dico no all’utero in affitto, nel nome del bimbo»

Il mio nome è Vincenzo. Sono italiano e sono gay. Normalmente non sento la necessità di renderlo noto perché penso che l’orientamento sessuale sia un semplice dettaglio. Su questo pianeta siamo uomini e donne – persone – solo questo [Che bello, niente gender!, ndR]. Ma riguardo il tema della maternità surrogata [meglio: utero in affitto, ndR] è importante specificare il proprio orientamento sessuale perché si deve sfatare il mito che tutti gli uomini gay sono a favore di questa orrenda pratica.

Recentemente il movimento “Se Non Ora Quando” ha lanciato un sondaggio per capire cosa pensano gli italiani della maternità surrogata. Non è una coincidenza che Se Non Ora Quando, che si occupa di violenza contro le donne, abbia condotto questa prima ricerca nazionale, sulla surrogata [utero in affitto, ndR]. Non è sorprendente che i risultati abbiano rivelato, che il 48% degli italiani si oppone alla maternità surrogata [utero in affitto, ndR] in tutti i casi, mentre il 41% è favorevole, ma solo in alcuni casi. Di quelli a favore, il 70%  permetterebbe la maternità surrogata [utero in affitto, ndR] solo per le coppie eterosessuali, perché, per noi Italiani, l’idea di un bambino cresciuto da due uomini senza una madre è terrificante.

Degli italiani che approvano la maternità surrogata [utero in affitto, ndR], il 23% afferma di sostenere solo “la surrogata altruistica” cioè priva di pagamento, per garantire che la donna non venga sfruttata a causa delle sue necessità economiche. Ma per questi due casi – coppie eterosessuali o casi in cui non ci sia sfruttamento – io ho una domanda: «E il bambino?». In Italia è illegale portare via dalla madre un cucciolo di cane prima del 60esimo giorno di vita. Questo perché riconosciamo l’importanza della maternità persino per i cuccioli di animali. Se il legame è così importante per i cuccioli quanto di più lo sarà per i cuccioli umani, cioè neonati? Un bambino non è un cane che ha semplicemente bisogno di un riparo, un po’ di cibo e un po’ di coccole. Un bambino è una persona e i diritti di lui o lei vengono prima! Specialmente il diritto ad avere suo/a padre e sua madre.

Perché facciamo passare leggi che richiedono che i cuccioli di animali stiano con la madre per 60 giorni e invece incoraggiamo pratiche come la maternità surrogata che richiedono ai cuccioli di uomo di perdere la madre lo stesso giorno che nasce? Quando vivevo a Londra e in Australia sono rimasto scioccato dal fatto che molte persone erano a favore di ciò che io considero una forma di tratta, qualcuno che vede i bambini come oggetti da acquistare e le donne come incubatrici per coppie ricche eterosessuali infertili, uomini gay o addirittura uomini single etero.

Il caso di Ronaldo, il calciatore che in pratica ha avuto i suoi figli spediti dall’America, mi torna alla mente. Ronaldo non sembra  abbia capito che le donne non si possono affittare e che i bambini non si possono comprare. In Italia  l’atteggiamento verso questa pratica è diverso, non perché gli italiani siano omofobi o bigotti o vivano nel Medioevo, tutti stereotipi che venivano promossi dalle lobby gay a Londra. Il nostro atteggiamento è diverso perché noi italiani diamo una grande importanza ai diritti dei bambini. Qui i bambini non sono considerati dalla maggior parte delle persone come “cose” che si possono vendere. I bambini sono considerati come cittadini, come persone e soprattutto come le persone più vulnerabili.

Un’altra cosa che ci distingue è che in Italia consideriamo sacro il legame madre-figlio. Sappiamo che i bambini piccoli vogliono e hanno bisogno della loro mamma in un modo diverso dal bisogno che hanno del padre. È una questione biologica. Non è che i padri siano inferiori o che debbano competere con la madre. Il loro ruolo paterno è ugualmente importante, ma nelle prime fasi della vita, è il legame madre/figlio che è vitale. Per il bambino è la madre la più importante persona al mondo. Lui/lei riconosce la voce della madre, ha ascoltato il battito cardiaco per 40 settimane, conosce il suo odore. In Italia diciamo «la mamma è sempre la mamma». Il ruolo della madre è riverito in un modo quasi divino. Voi dite “oh God (oh Dio)“ e noi diciamo “Mama Mia!”.

In Italia le donne non possono essere affittate e la maternità non si può vendere. Un’altra cosa che mi ha scioccato quando ero all’estero è che la maggior parte dei gay sostiene la maternità surrogata. Infatti un uomo gay che si dichiara contrario a questa pratica è guardato in modo strano. Ma in Italia abbiamo un sacco di famose celebrità gay che si sono pronunciate contro questa pratica che riduce le donne a strumenti, e tratta i bambini come prodotti. Dal cantante Cristiano Malgioglio che ha detto “la parola” mamma “non può essere cancellata”, a Dolce e Gabbana che hanno resistito agli attacchi viziosi di uomini gay stranieri come Elton John per avere preso posizione contro la fecondazione assistita. Per gli uomini gay italiani rifiutare la maternità surrogata è normale. I gay d’oltremare potrebbero imparare una cosa o due dai gay italiani. Vale a dire, che un bambino non è un “diritto”, un bambino è una persona.

Non avrei mai voluto essere cresciuto da due uomini. Soprattutto da due uomini che mi hanno fabbricato usando il materiale genetico di una madre e poi hanno pagato un’altra madre disposta a darmi via. È assurdo. La lobby LGBTQI cerca di nascondere le terribili conseguenze che questa pratica infligge al bambino. I bambini non rimangono bambini per sempre. Crescono. E il peso di essere comprato come una macchina costosa e venduto dalle loro madri avrà un effetto dannoso su di lui. Ecco un ragazzo nato da maternità surrogata [utero in affitto, ndR] che condivide la sua prospettiva:

«Ciao … Sono un ragazzo di 14 anni. Vivo con due papà…uno di loro è il mio papà biologico e uno di loro non lo è. La mia madre biologica (che ha dato il suo ovulo ai miei papà per farmi nascere …) viene spesso a casa mia. Ha 38 anni ed è la migliore amica dei miei papà… Voglio chiamarla mamma ma i miei papà si arrabbiano sempre quando provo…in realtà l’ho già chiamata  mamma quando i miei papà non sono in giro e le piaceva…lei e io abbiamo molte cose in comune…Odio così tanto i miei papà…PERCHÉ non hanno adottato un  qualsiasi bambino invece di usare una donatrice di ovociti e una madre surrogata? Non pensate che gli omosessuali che vogliono avere un figlio da una donatrice  di ovociti e da una madre surrogata sono orribili? Penso che siano orribili da morire…anche il mio papà biologico è gay. È una delle mie madri anche la madre surrogata, che esiste, ma i papà non vogliono che io mi avvicini così tanto alla mia madre biologica…».

Sappiamo tutti che un bambino non abbandonerebbe mai sua madre. Gli italiani si oppongono alla maternità surrogata perché richiede che una madre abbandoni il figlio. E questo è incredibilmente crudele. Anche se sono  gay, soprattutto perché sono gay, condanno la maternità surrogata per amore dei bambini.

Katy Faust

(Traduzione di Roberta Trucco dal sito ThemBeforeus dell’articolo I’m gay. And like most Italians, I oppose surrogacy del 17 dicembre 2017)

Fonte: Che Libertà


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Un Commento, RSS

  • Anna Consoli

    dice su:
    25/12/2017 alle 07:16

    È davvero significativo il modo in cui la comunità LGBT si stia scagliando contro una semplice voce fuori dal coro per delegittimarne il pensiero e il punto di vista. L’articolo pubblicato da SNOQ è una traduzione da un articolo redatto in lingua inglese, probabilmente destinato a sollevare una riflessione in più sull’ “utero in affitto”, pratica che oltreoceano è purtroppo assai abusata. Bisogna essere equipaggiati di un notevole fardello di malafede per accusare di omofobia l’autore dell’articolo, che probabilmente avendo viaggiato molto, da ciò che racconta, ha più elementi per poter fare un semplice confronto, perché di questo si parla, tra come viene considerato questo ennesimo abuso sul corpo delle donne in Italia e come viene visto all’estero. Niente di più. “Them before us” è un sito dichiaratamente di parte, ma estrapolarne un pensiero per indurre ad una riflessione, proprio dopo la sentenza di severa condanna della Corte Costituzionale, è più che legittimo. Basta vittimismi!

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