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Home Page > Gender > Le linee guida ideologiche del Comune di Velletri che boicottano la grammatica
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Potremmo definirla una scelta dettata da una sorta di “furore ideologico” (perché diversamente non si spiega) quella alla base della diffusione delle linee guida redatte dalla giunta comunale di Velletri per sensibilizzare i suoi dipendenti contro le cosiddette “disuguaglianze di genere”. Ne parla anche Giorgia Meloni sulla sua pagina Facebook, incredula per un’iniziativa che sfiora il ridicolo.

Infatti, a guardar bene il contenuto di quelle che sono addirittura delle disposizioni ufficiali, più che un invito a rispettare la cosiddetta “parità di genere”, sembrano una vera e propria esortazione a violare le regole di grammatica più spicciole. Ma è bene riportare direttamente alcune di queste “perle”: «evitare l’uso delle parole uomo o uomini in senso universale» o «evitare di dare precedenza al maschile nell’oppositiva uomo donna», «evitare di accordare il participio passato al maschile quando i nomi sono in prevalenza femminili».

La voce del buon senso Viene da chiedersi, considerata la pochezza dell’iniziativa e del contenuto di certi “diktat”, se davvero la lotta contro il “sessismo” e la violenza sulle donne passi per quella che si configura come la semplice e banale violazione di alcune basilari regole grammaticali o non sia piuttosto una questione educativa seria che andrebbe affrontata nella maniera più incisiva e delicata possibile. Cosa affatto scontata dato che, come si evince dal documento del Comune di Velletri, la tentazione rimane sempre quella di affrontare una questione così grave in termini puramente ideologici, ovvero con la classica e riduttiva “criminalizzazione” del maschio in quanto tale, senza nemmeno preoccuparsi di andare a ricercare le ragioni culturali profonde legate ai fenomeni della violenza e della discriminazione contro le donne.

Ma se proprio dobbiamo dirla tutta, verrebbe da sottolineare che la donna andrebbe tutelata in quanto persona e dunque in quanto avente una dignità che va oltre il sesso di appartenenza. Per non parlare poi di certa politica che cura fino al ridicolo la forma ma poi, nei fatti, non si pone nemmeno il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro che le donne sono costrette ad affrontare quotidianamente, spesso completamente da sole. Ma si sa, proprio per chi dice di schierarsi dalla parte del genere femminile, le emergenze sono sempre “altre” e tra queste evidentemente, rientrerebbe la “politicamente corretta” declinazione dei vocaboli e l’ideologicamente corretto uso della sintassi. Archiviata la questione grammaticale, le difficoltà tutte femminili legate al faticoso e concreto vivere quotidiano possono essere bellamente oltrepassate.

Manuela Antonacci

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