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Home Page > Gender > A scuola il gender non paga: la crisi della Svezia
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I nostri Lettori sanno che in Svezia con la parità di genere, l’inclusione delle persone LGBT e la diffusione dell’ideologia gender nella scuola stanno “avanti”.

E’ da svariati anni – dalla fine degli anni ’90 è intervenuta la normativa statale  che invita la scuola ad adoperarsi in tal senso. Tanto che fin dalla scuola materna si presta molta attenzione al rispetto di ogni “genere”. Anzi proprio nella scuola materna, in Svezia ci sono alcuni istituti che  adottano il pronome neutro “hen” per evitare di influenzare i bambini (all’asilo) nella “scelta” del loro genere.

La scuola materna Egalia  è stata antesignana di questa realizzazione pratica dell’ideologia per cui il genere è fluido, a prescindere dal sesso biologico che natura ha dato,  e va scelto liberamente fin dalla più tenera età. Un’altra scuola materna famosa per questa politica è la Nicolaigarden.

In una scuola come queste – dicevamo – nomi e pronomi neutri, giochi e giocattoli neutri, favole e fiabe e filastrocche che declinano alla pari ogni possibile orientamento sessuale e ogni tipo di convivenza.

Non in ogni scuola c’è un approccio così radicale alla ideologia gender, ma il Paese non può certo definirsi intollerante rispetto alla popolazione “queer”. Anzi, dopo una ventina d’anni di queste politiche davvero moderne e progressiste, cominciate fin dalla scuola materna, la Svezia dovrebbe risultare un paese migliore di tanti altri…

Gli Svedesi non sembrano molto felici…

Invece, In Terris ci rende noto che «secondo un rapporto dell’UNODC [United Nations Office on Drugs and Crime] nel 2015 la Svezia era il primo paese Europeo per numero di stupri con 64,10 stupri ogni 100.000 abitanti ed il quinto paese al mondo dietro Lesotho, Botswana, Saint Vincent e Grenadines e Swaziland.»

Secondo i dati indicati da InTerris, pare anche che la Svezia sia un paese dove vige il record della solitudine: «Stoccolma è nota come la capitale mondiale dei single dove tre appartamenti su cinque hanno un solo abitante, dove uno svedese su dieci se ne va al creatore senza parenti, dove in trent’anni il numero di persone ai funerali è passato da 49 a 24. La Svezia è anche il Paese dove le donne ricorrono di più all’inseminazione artificiale, un corriere recapita a casa il kit, e così, da sole, formano una “famiglia”

Ma, almeno per la questione del “genere”, vista l’azione cominciata a scuola da vent’anni, dovrebbero almeno essere tutti più felici…. o no?

I bambini svedesi non sembrano molto felici…

Bhè, pare che «la psichiatra infantile Louise Frisén, dell’Ospedale Pedriatico Astrid Lindgren, ha dichiarato che nel 2016 ben 197 bambini hanno richiesto di essere sottoposti ad una “transizione” per cambiare sesso. “C’è un aumento del cento per cento ogni anno, e le persone che stiamo vedendo sono più giovani e sempre più bambini”, ha dichiarato il medico in un’intervista all’Aftonbladet. Il capo della squadra identità di genere del Karolinska University Hospital, Cecilia Dhejne, ha detto che l’aumento dei bambini infelici con il proprio gender riflette “una maggiore apertura nella società svedese.”»

Ci domandiamo: una maggiore apertura genera una maggiore infelicità?

Il “gender” alla scuola materna è una sorta di lavaggio del cervello?

«Questi sono, secondo lo psichiatra ed autore svedese David Eberhad, i risultati di una “disonestà intellettuale cieca alle differenze biologiche” che viene esercitata in queste scuole materne ‘gender-neutral’.

E’ una sorta di lavaggio del cervello – continua lo psichiatra – che funziona molto bene su bambini in tenera età ed a cui loro si adattano molto rapidamente, ma i problemi si pongono quando questi bambini arrivano a frequentare le scuole normali e si accorgono di avere praticamente vissuto in una setta.” Ed aggiunge: “Questa che proclama che non ci sono differenze fra uomo e donna è una specie di setta religiosa, e non ha nulla a che vedere con la scienza.”»

Se non lo avete mai visto, guardate questo video qui, girato in Svezia qualche tempo fa…

Redazione

Fonte: In Terris

 


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8 Commenti, RSS

  • Federica Sforza

    dice su:
    19/10/2017 alle 19:25

    E nonostante le (discutibili) informazioni da voi fornite, la Svezia resta saldamente (ormai da più di un decennio) nei primi posti dei paesi i cui abitanti sono ben F-E-L-I-C-I di abitare.
    Gli svedesi considerano notoriamente la propria nazione come uno dei paesi migliori al mondo in cui vivere.
    Gli svedesi riconoscono nella modernità scientifica e sociale della propria nazione (in realtà sotto questo aspetto si sentono un tutto con il resto della Scandinavia) il valore aggiunto che li pone ben al di sopra, come qualità della vita, di buona parte del resto d’Europa e della totalità degli USA.
    Provate ad argomentare anziché censurare se ci riuscite.

    • Redazione

      dice su:
      20/10/2017 alle 07:57

      Lei ha ragione: quelli che non si ammazzano e non si drogano certamente sono molto felici.
      Non si tratta di argomentare, si tratta di dati oggettivi (non “nostri”):
      – La città di Göteborg ha mandato più terroristi per abitante a combattere con lo Stato islamico di qualsiasi altra città in Europa. La seconda città più grande della Svezia, un paese che si fregia di essere pacifista e neutralista, vede i suoi abitanti particolarmente impegnati in un progetto: la guerra santa islamica. La Svezia è diventato un caso da manuale, con articoli come quello di Foreign Policy: “Dal welfare state al califfato”
      – La Svezia si colloca al secondo posto tra i paesi con il maggior numero di violenze sessuali al mondo con 53,2 stupri ogni 100 mila abitanti, superata solo dal piccolo stato del Lesotho, nell’Africa del sud, che registra 91,6 abusi sessuali ogni 100 mila abitanti.
      – Times magazine: “Perché i paesi più felici hanno i tassi di suicidi più alti”: e in effetti qui gli Svedesi non hanno il record: in termini assoluti sono battuti dai loro vicini finlandesi. Anche se il tasso di crescita di suicidi tra gli under 25 svedesi sono in preoccupante crescita.
      – Andrebbe anche visto l’uso e il consumo di antidepressivi, da quelle parti.

      Quanto alla censura: i commenti sono tanti e ci vuole una certa dose di fortuna perché vengano presi in considerazione. Inoltre, visto il poco tempo, le polemiche sterili e stupide a nostro insindacabile giudizio vengono troncate.
      In fin dei conti WordPress è gratuito: chi ha bisogno di scrivere “chilometri di lettere” più o meno deliranti si può aprire un blog personale che nessuno potrà “censurare”

  • Maria Angela De Stefano

    dice su:
    19/10/2017 alle 21:12

    E’ un’ assurda trovata quella dei gender .Voluta da Grossi esponenti del movimento lesbiche / gay .Come si può espropriare la formazione pedagogica di un bimbo/a partendo da una assoluta menzogna? E’ il Segno d Tempi.Nessun credo nessuna religione tutti uguali.Bugie x favorire pochi, ci vanno sotto gli innocenti per eccellenza

  • Zurli' Mago

    dice su:
    20/10/2017 alle 09:01

    Bologna è una delle prime città italiane per gender . Il 25 ottobre ospita anche un festival nazionale.
    In alcune scuole è stato imposto l’ora gender. I bambini in crescita non hanno ancora una identità sessuale definita. Sono pertanto suscettibili a influenze e suggestioni. La propaganda gender può in effetti determinare identificazioni errate. Se non si vive in ambienti misti ed eterogenei , si è più proni a diventare gay. La propaganda gender nelle scuole pertanto va convertita in educazione sessuale o perlomeno lasciata la libertà alle famiglie. La Svezia è un posto tristissimo. Alle 3 è buio. Piove e fa freddo. Il cibo è pessimo. La depressione vige.

  • miki mi

    dice su:
    20/10/2017 alle 15:08

    scusate non comprendo più..
    ho 47 anni. la mia infanzia è stata fantastica anche se non ho mai giocato con le bambole ma giocavo a calcio sono etero.
    che significa ognuno scegli la propria identitá.ma x favore..
    è che oggi tutti hanno diritti..i cani i gay gli extra…e si inventano caxxxate invece di pensare alle cose davvero serie.MA BASTA!!! SIAMO RIDICOLI

  • Clara Esposito

    dice su:
    20/10/2017 alle 19:27

    Perché dentro bisogna pensare di essere in un modo e fuori si è un’altra cosa?…… Non si riesce proprio ad essere persone autentiche e sincere dentro e fuori?…… Penso ai componenti chimici…… Se io decidessi che gli elementi chimici non sono quelli reali, ma come io decido che siano, non so quante esplosioni ci sarebbero nei laboratori…..

  • Carlo B

    dice su:
    04/11/2017 alle 18:41

    Io ci abito in Svezia da 5 anni e la mia bambina frequenta le scuole svedesi. Mi permetto quindi di rettificare alcune cose che avete scritto:
    1. I bambini svedesi non vengono educati al sesso libero o alla confusione sessuale, ma alla tolleranza. E´tanto diverso. Cioé se un altro bambino vuole vestirsi di rosa, gli altri non lo devono emarginare. La stessa cosa vale per il colore della pelle, religione, ecc.
    2. Il pronome “hen” serve proprio a questo. Se io dico che domani viene l´idralico, “lui/lei riparerá la perdita”. Usare LUI é discriminatorio: sembra intendere che le donne non possano fare l´idraulico. Il pronome HEN risolve il problema. Non é confusione sessuale.
    3. cosa c´entrano gli stupri con il gender? In Svezia tanti comportamenti sono considerati stupri che invece da noi sono normali. Assange (il fondatore di Wikileaks) ha in corso due denuncie per stupro perché durante due rapporti consenzienti, non ha indossato il preservativo.
    E potrei continuare ma non ho piú spazio

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