Attendere prego

Home Page > Aborto > Aborto e chemioterapia in gravidanza: un mito da sfatare
tumore_gravidanza_aborto-min

Troppo spesso i medici prospettano l’aborto come unica soluzione, quando qualcosa non va durante la gravidanza.

E troppo spesso il consiglio viene dato con una certa insistenza fino ad assumere i contorni di una indebita pressione: l’aborto è presentato come una premessa necessaria – se non sufficiente – per risolvere il problema che si è prospettato.

Problema che può essere in effetti anche molto serio.

Michelle Jahnke, di Chicago, ha ricevuto la diagnosi di un tumore al terzo stadio al colon retto che l’ha colpita – come possiamo facilmente immaginare – come un macigno sulla testa e sullo stomaco. Per di più era incinta. Cinque medici le hanno detto che per curarsi avrebbe dovuto innanzitutto abortire.

Nonostante il momento tragico, però, la donna sentiva che l’aborto le avrebbe spezzato il cuore: sarebbe morta di dolore, prima ancora che di cancro.

Finalmente, insieme col marito Mark, ha incontrato – dopo 5 medici, come abbiamo visto – un oncologo dell’Università di Chicago che le ha dato una speranza: il dottor Blase Polite le ha praticato la chemioterapia, che ha funzionato, e la bambina, Elana,  è nata alcuni mesi dopo senza accusare alcun effetto negativo dal trattamento contro il cancro.

Sono passati 4 anni e la  Jahnke  con sua figlia stanno bene.

La cosa ha avuto una certa risonanza mediatica, perché un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine rileva come la gravidanza non sia incompadibile con la cura dei tumori e come la chemioterapia non sia necessariamente deleteria o letale per il bambino in grembo.

La donna, intervistata dai media, ha detto che, quando le fanno i complimenti per il suo coraggio, lei si schermisce dicendo che è stata la bambina a salvare lei. La paura del tumore era talmente grande e paralizzante che se non fosse stata incinta Michelle non crede che avrebbe avuto la forza di combattere contro il male: la bambina le ha dato il coraggio, una ragione per  non arrendersi.

Nella foto: Struttura del trastuzumab, uno dei primi farmaci sviluppati per la terapia mirata dei tumori (Wikipedia)

Redazione

Fonte: LifeNews


DONA IL TUO IL 5×1000 A PROVITA! Compila il modulo 730, il CUD oppure il Modello Unico e nel riquadro “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e delle associazioni di promozione sociale”” indica il codice fiscale di ProVita: 94040860226

Sostieni Pro Vita

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

La tua email non sarà pubblicata. I campi richiesti sono contrassegnati da *

 Caratteri disponibili

Articoli Correlati