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Home Page > Aborto > Aborto e “diritti” Lgbt: dittatura in Canada
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È ormai prossima l’VIII edizione della Marcia nazionale per la Vita di Roma, che attraverserà le strade della Capitale italiana sabato 19 maggio, con ritrovo alle 14.30 in Piazza della Repubblica.

In vista di questo evento, Rossoporpora ha voluto intervistare John-Henry Westen, canadese, co-fondatore e direttore del grande portale pro-life nordamericano “Lifesitenews”, in merito alla sempre più critica situazione politica in Canada sul tema del diritto alla vita.

Come afferma Westen, impegnato nell’organizzare una Marcia per la Vita che, ad Ottawa, attirerà una grande partecipazione di cattolici e non, in Canada è permesso ogni tipo di aborto, come in Cina.

Siamo nel cinquantesimo anno dalla legalizzazione dell’aborto e nel 1988 «la Corte Suprema dichiarò incostituzionali tutte le restrizioni esistenti in materia e ci lasciò senza legge, così che in Canada oggi è permesso ogni tipo di aborto, in ogni tempo e tutto grava sulla spesa pubblica».

L’attuale primo ministro, Justin Trudeau, spiega Westen, nonostante si proclami cattolico, come suo padre, Pierre Trudeau, che introdusse l’aborto in Canada, sta ponendo sempre più restrizioni alla libertà di pensiero e di parola dei pro life.

Si pensi che chi vuole ottenere le sovvenzioni statali previste per gli enti che offrono posti di lavoro d’estate agli studenti deve necessariamente «sottoscrivere una dichiarazione pro-aborto e diritti lgbt».

Per non parlare delle restrizioni verso chi manifesta o organizza veglie per la vita nei pressi di cliniche abortiste. Pare infatti che i pro life siano autorizzati a manifestare a sempre più metri di distanza dagli ingressi delle cliniche, in modo che sia per loro sempre più difficile approcciare con le donne che vogliono abortire: non devono danneggiare il business che si ricava dagli aborti!

In più, a detta di Westen, i pro life canadesi sono stati denigrati come “violenti” e a prova di ciò i media hanno mostrato video di fatti accaduti negli Stati Uniti e mai in Canada: «Vere e proprie fake news».

Insomma, quanto più si dice la verità, tanto più si è scomodi e perseguitati. E la libertà di espressione diventa la prima vittima della dittatura del pensiero unico.

Redazione

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