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Home Page > Aborto > Aborto e la 194 dell’Alabama (non sarà vietato del tutto)
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Proprio nei giorni in cui qui da noi ricorre il triste anniversario dell’apporvazione della legge 194, l’Alabama ha approvato una legge che pone severi limiti all’aborto, il che ha scatenato reazioni pazzesche un po’ in tutto il mondo.

Perché di aborto non si può neanche parlare?

Del resto l’atteggiamento isterico dei cultori della morte di fronte alle leggi degli Stati federati americani che pongono limiti all’aborto è comprensibile.

L’ideologia li acceca e impedisce loro di usare il buon senso e la ragione di cui la natura li ha dotati (non tiriamo in ballo il Padreterno, che sono particolarmente allergici e reagiscono in modo ancor più inconsulto). La propaganda ha posto nelle loro teste un totem sacro, un dogma indiscutibile, una verità di “fede” che richiede un’accettazione supina e incondizionata: l’aborto è “un diritto” delle donne che non si può mettere in discussione in alcun modo.

E’ per questo che gli abortisti nostrani si sentono lesi nell’onore (e reagiscono sempre istericamnete) quando esponiamo i nostri manifesti “per la vita”, o quando qualche politico attento al bene comune tenta di proporre aiuti alle donne  incinte che si trovano in difficoltà.

Non si rendono conto. Non possono rendersi conto, poverini, perché hanno ceduto al lavaggio del cervello e hanno perduto le capacità critiche.

La nuova legge dell’Alabama: HB314

Se le avessero ancora potrebbero leggere il testo della tanto vituperata legge dell’Alabama, per esempio qui. Se non sanno l’inglese e non sanno usare Google Translate possono leggere la parafrasi che ne fa il Centro Studi Livatino qua. E potrebbero rendersi conto di alcune cose.

  1. L’aborto è considerato reato solo per chi lo procura. La madre che abortisce non è punibile affatto (anche perché si punisce da sé per tutta la vita);
  2. L’aborto è comunque possibile se la gravidanza e il parto mettono in grave pericolo  la salute fisica o psichica della madre.

Il punto n.2, a pensarci bene, rende la legge dell’Alabama non troppo distante dalla nostra 194 che in teoria prevede l’aborto come una necessità. In pratica sappiamo come è stata applicata: l’aborto si ottiene praticamente a richiesta. Magari in Alabama sarà difficile trovare due psichiatri iscritti all’albo che attestano il falso (cioè che la vita del bambino è incompatibile con la vita e la salute della madre, cosa che può accadere in casi estremamente estremamente rari), ma non è difficile immaginare che la Planned Parenthood stia già organizzando corsi di specializzazione per psichiatri ad hoc.

Quindi, come nota bene l’ottimo Tommaso Scandroglio sulla Nuova Bussola Quotidiana, la legge dell’Alabama è tuttora una legge abortista, quindi una legge ingiusta, quindi una non-legge (che le leggi ingiuste non siano leggi lo diceva Cicerone che non può essere accusato di bigotteria cattolico-integralista).

Un passo avanti per  la civiltà (non un punto di arrivo)

Certamente, considerando la cultura della morte in cui siamo immersi da più di quarant’anni, la legge in questione è da applaudire, è un passo avanti immenso verso la civiltà.  In America sono più di cento le leggi che possono definirsi prolife e che con pazienza, perseveranza e tenacia vengono proposte, bocciate, riproposte, approvate, cassate dai tribunali, riproposte… e di passi avanti, con pazienza e perseveranza, ne hanno compiuti: questa forse è la volta buona che si ritorna davanti alla Corte Suprema e si ribalta la “Roe Vs.Wade” (la sentenza che ha legalizzato l’aborto per qualsiasi motivo e i qualsiasi tempo gestazionale).  Lo speriamo con tutto il cuore, ma non è detto: la battaglia è dura. Basti pensare che al Congresso i Democratici per quasi 50 volte hanno bocciato il tentativo di proporre una norma che vieti l’infanticidio.

La speranza in un mondo più umano

Ma la speranza ci è congeniale. La speranza è nel Dna di chi crede nella vita e nella verità.

Del resto, c’era lo ius vitae ac necis (il diritto di vita e di morte) del pater familias sui figli, nell’antica Roma: e già in epoca imperiale è stato praticamente cancellato. C’erano leggi che consentivano la schiavitù in mezzo mondo e sono state abrogate, stessa fine hanno fatto le leggi razziali: noi siamo convinti che presto o tardi le leggi mortifere saranno eliminate e che l’unico esimente della responsabilità penale per chi uccide i bambini nel grembo sarà lo stato di necessità, secondo quanto dispone l’art. 54 c.p. e che vale per qualsiasi reato.

Quelli che ci accusano di voler tornare al Medioevo, in realtà sono tornati ai primi secoli avanti Cristo, quando appunto il genitore aveva diritto d’uccidere i figli.

Noi, “medievali”, rispetto a loro stiamo mille anni avanti. E la speranza che la 194 finisca nel dimenticatoio ci infonde il coraggio e la forza di stare qui a darci da fare: per la vita, per i bambini, per il futuro della nostra civiltà.

Francesca Romana Poleggi

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2 Commenti, RSS

  • Gonzalo Miranda

    dice su:
    27/05/2019 alle 08:40

    Suppongo che volevate scrivere “abortisti” e non “antiabortisti”: “E’ per questo che gli antiabortisti nostrani si sentono lesi nell’onore (e reagiscono sempre istericamnete) quando esponiamo i nostri manifesti “per la vita””.

    • Redazione

      dice su:
      30/05/2019 alle 06:52

      E certo…. perdono! Provvediamo alla correzione…

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