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Home Page > Aborto > Aborto forzato: in Cina non è cambiato niente
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Avevamo già visto la triste storia della signora Zhong: costretta all’aborto, incinta di 8 mesi.

Oggi prendiamo atto di un’altra denuncia.

Anxiang, incinta di sei mesi, e suo marito sono stati costretti a scegliere tra l’aborto e il licenziamento in tronco accompagnato dalle solite multe salatissime, perché avevano violato la nuova “legge dei due bambini” cinese. Essendo il primo figlio di un secondo matrimonio in cui il marito aveva avuto già un bambino, nel Guandong la sua gravidanza è risultata fuori norma.

All’inizio di questo mese le è stata praticata un’iniezione per indurre il parto (la gravidanza era troppo avanzata per usare altri sistemi di aborto).

Il giorno dopo il parto indotto ha inviato un messaggio straziante al gruppo wechat (una specie di whatsapp): “Ho visto la mia bambina, immobile, non si muoveva. Era morta. “

Il fatto che la sua gravidanza sarebbe stata consentita in altre province cinesi, ma non nel Guangdong dove la coppia abita, è un’ulteriore prova della tirannia, dell’arbitrio, dell’ingiustizia in cui vive il popolo cinese.

Alcune donne che si trovano nella stessa situazione hanno presentato una petizione agli uffici del governo provinciale del Guangdong, ma la loro richiesta è stata respinta. Ha detto la signora Lin che le autorità hanno comunicato che i richiedenti hanno deliberatamente infranto la legge, sono dei ribelli, violano l’ordine pubblico. Lin, anche lei incinta da diversi mesi, è nell’angoscia e non sa come il suo datore di lavoro reagirà.

Una terza donna del gruppo wechat, Su, si era apprestata all’aborto a sette mesi di gravidanza, alla fine di luglio. Ma i funzionari del governo del Guandong, a seguito di una forte pressione dei media, le hanno rilasciato una dispensa. Su deve essere grata al coraggioso giornalismo investigativo di Sixth Tone che nonostante i controlli e le censure statali è riuscito a far scoppiare il caso mediatico.

Ma non c’è una legge in materia: la certezza del diritto non è connaturale allo stato totalitario. Quindi se a Su, in un determinato contesto è stato permesso di tenere il bambino, ad Anxiang e a tante altre donne questa fortuna non è toccata.

La vita dei Cinesi è nelle mani dei burocrati degli organi amministrativi che possono decidere al di là e al di sopra della legge, solo perché hanno il potere conferitogli dal Partito Comunista al potere da quasi 70 anni.

 

Francesca Romana Poleggi

Fonte: LifeNews

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2 Commenti, RSS

  • Chiara M.

    dice su:
    16/11/2016 alle 08:10

    Quello che dovrebbero fare le famiglie cinesi è lasciare il Guandong, farlo diventare un teatro senza burattini.
    Sarebbe una protesta contro cui il governo non potrebbe nulla.
    Se il posto in cui vivo non mi consente di vivere una vita dignitosa, allora vado ove questa mi venga concessa fino a che, forse, un giorno lo spopolamento di quella zona obbligherà il governo a rivedere le proprie politiche e i funzionari a limitare di molto le loro porcate.

    • Redazione

      dice su:
      16/11/2016 alle 17:27

      Sa che in Cina per muoversi all’interno del paese c’è bisogno di un permesso di circolazione governativo?

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