24/04/2017

Aborto in Salvador? Oltre 60 associazioni si oppongono

In Salvador l’aborto è completamente vietato. Il piccolo Stato dell’America centrale ha una popolazione che per la stragrande maggioranza difende la vita e la Costituzione riconosce espressamente il concepito come persona umana, con tutti i suoi conseguenti diritti.

Purtroppo però c’è chi vuole legalizzare l’omicidio dei bambini anche lì. Da una parte gli organismi internazionali, che parlano come sempre di “diritto all’aborto” per le donne, dall’altra politici e gruppi minoritari (ma rumorosi) desiderosi di rendere “progredito” e “civile” il loro Paese. Tutti uniti per attaccare la vita innocente e indifesa.

Fortunatamente la reazione dei buoni non si è fatta attendere. E questo in tutti i campi e settori della società.

Abbiamo già avuto l’onore e il piacere di intervistare uno dei deputati che più di ogni altro si sta battendo come un leone per salvare la vita dei bambini, il giovane Ricardo Velásquez Parker.

Ora apprendiamo che oltre 60 associazioni della società civile hanno sottoscritto un manifesto in cui chiedono al governo di rifiutare ogni forma di legalizzazione dell’aborto, fosse anche “solo” per alcuni casi specifici. In effetti l’esecutivo sta usando come grimaldello la scusa di depenalizzare l’aborto esclusivamente quando c’è un pericolo per la vita della mamma, quando il bambino è gravemente malato o quando è frutto di una violenza. Il tutto, come da copione, per porre fine alla piaga degli aborti clandestini.

Le organizzazioni pro-vita salvadoregne affermano invece che l’aborto non solo è incostituzionale, ma danneggia gravemente il futuro del Paese, già piagato dalla criminalità. Inoltre definiscono l’eventuale legalizzazione dell’omicidio dei nascituri un provvedimento totalitario, perché violerebbe il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario e imporrebbe a tutti i cittadini di finanziare l’aborto con le imposte.

Degna di nota è la presa di posizione dei medici, dato che la loro professione è quella più direttamente coinvolta dal tema. «Siamo agenti della vita – hanno scritto – e non ambasciatori della morte», sottolineando inoltre che l’aborto non può mai essere ammesso in nessun caso, perché la vita dell’essere umano è inviolabile e non negoziabile. E i medici sanno bene, in quanto esperti, che la vita di una persona inizia dal concepimento, da quando ovulo e spermatozoo si fondono: a dirlo non è la religione, ma la scienza!  

Oltretutto, le scuse accampate per legalizzare l’aborto non hanno alcun fondamento. Come afferma ad esempio il dottor Mauricio Velado, cardiologo pediatra, ormai il progresso della medicina ha raggiunto un livello tale da consentire – nei casi più gravi che comunque sono rari – di salvare tanto la vita della madre quanto quella del figlio. L’aborto non è mai una soluzione, ma anzi un ulteriore problema, perché danneggia la salute psico-fisica della donna.

Un altro medico, il dottor Ricardo Olmedo, ha messo in guardia dalla depenalizzazione dell’aborto, in quanto si tratterebbe di un provvedimento che trasformerà i “camici bianchi” in «crudeli assassini dei fratelli salvadoregni più vulnerabili, cioè i nascituri». Una constatazione che vale anche per tutti gli altri Paesi del mondo in cui purtroppo l’aborto è già legalizzato da tanti anni e ora si è passati addirittura all’eutanasia.

L’auspicio è che il Salvador continui a non spargere il sangue innocente di bambini.

Federico Catani

Fonti: Aci Prensa; InfoCatólica


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