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Home Page > Aborto > Aborto nell’Ulster? Lo promettono i Laburisti
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Tra non molto nel Regno Unito si andrà alle urne e l’aborto sembra essere un punto ben preciso del programma elettorale del Partito Laburista, il cui leader – Jeremy Corbyn (nella foto in alto)- ha spostato il movimento decisamente più a sinistra del solito.

Apprendiamo da LifeSiteNews che in caso di vittoria, il Labour promette di estendere il ‘diritto’ di aborto anche all’Irlanda del Nord, dove invece finora è rimasto illegale (a differenza di quanto accade in Inghilterra, Scozia e Galles a causa dell’Abortion Act del 1967).

Come abbiamo riferito, nei mesi scorsi già il primo ministro scozzese aveva interferito negli affari interni dell’Ulster per denunciare la mancanza di una legislazione abortista. Ora vediamo che il tema sta a cuore anche a Corbyn. Il tutto, ovviamente, in nome della libertà e dell’autodeterminazione delle donne, oltre che della loro presunta sicurezza: si parla infatti di aborto sicuro e legale. Noi però sappiamo che, nonostante possa essere legale, l’aborto sicuro non lo è mai: né per la mamma, che ne porterà i dolorosi effetti per tutta la vita, né tantomeno per il bambino, barbaramente massacrato e gettato tra i rifiuti ospedalieri, come fosse una cosa…

Di fronte al manifesto elettorale del Labour Party però, immediata è stata la protesta di Liam Gibson, responsabile territoriale della associazione Society for the Protection of Unborn Children (SPUC). Gibson ha ricordato che il tema dell’aborto rientra ra le competenze esclusive dell’Assemblea parlamentare dell’Irlanda del Nord e dunque nessun governo britannico potrà interferire. Del resto, è quanto avvenuto finora: nel febbraio 2016, ad esempio, l’Ulster ha confermato la sua legislazione antiabortista e dalle parti di Westminster nessuno ha avuto da ridire.

Oltretutto, come è stato notato da studiosi competenti, la mancata estensione della legalizzazione dell’aborto alla fine degli anni Sessanta ha fatto sì che nell’Irlanda del Nord siano state salvate da morte certa circa 100mila persone. Un risultato non da poco, che non pare proprio il caso di cancellare.

Redazione


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