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Home Page > Aborto > Aborto: uccide un bambino, distrugge molte vite
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Si è parlato della sindrome post aborto a Philadelphia, durante un importate convegno di formazione per consulenti e operatori nei servizi sociali, organizzato dall’associazione Project Rachel.

Cogliamo l’occasione per tornare su un tema troppo spesso ignorato e colpevolmente sottovalutato dagli “esperti” nel settore.

Si fa un gran parlare di femminicidio. Si è mai indagato se alla radice della violenza contro le donne c’è un aborto procurato?

Delle devastanti conseguenze psicologiche che ha l’aborto sulle madri parlano in pochi. Ancor meno si parla di quelle che gli psichiatri riscontrano in altri soggetti che risultano coinvolti dalla “scelta” della donna molto più di quanto potrebbe sembrara.

Anzitutto i padri mancati. Ma anche altri membri della famiglia, a cominciare dai fratelli del bambino morto, e persino gli amici. E poi gli operatori sanitari

Poche persone se ne rendono conto. Soprattutto perché – a priori – si nega il problema. Non si incanala l’emozione, non si elabora il lutto. Poi si scopre che gli uomini particolarmente cinici con le donne, o addirittura violenti – a proposito di femminicidio – hanno sviluppato una rabbia profonda nei confronti del sesso femminile da quando, magari tanti anni prima, un aborto ha messo fine alla loro paternità, della quale in quel momento sembrava che a loro non importasse nulla. Peggio se l’aborto è avvenuto contro la loro volontà.

I programmi di recupero dalla sindrome post abortiva, infatti, vedono una presenza costantemente in crescita dei padri mancati. Quando gli uomini sperimentano guarigione profonda del dolore del post aborto, vengono liberati dalla vergogna e dal senso di colpa che alimenta il silenzio e l’isolamento. E’ essenziale condividere la propria esperienza con gli altri, riconoscere che i propri sentimenti (colpa, dolore, rabbia)  sono normali. Non sono soli, possono guarire.

Il primo passo è il riconoscere la verità, l’oggettiva realtà: l’aborto uccide un bambino, la morte del bambino è stata decisa a tavolino – in modo più o meno determinato e consapevole – da madre e padre, spesso col concorso di colpa anche grave di altre persone.  E’ normale e sano volersi pentire di una “scelta” del genere, è normale e sano cercare la guarigione, il perdono.

Tutto questo, però, è possibile – ripetiamo – partendo dalla realtà. Se ci si lascia accecare dall’ideologia mortifera e si nega la realtà, il tarlo resta. Si ricaccia in fondo, ma continua a erodere e prima o poi qualcosa crolla…

Redazione


 

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Un Commento, RSS

  • Marina Ragni

    dice su:
    13/06/2016 alle 22:55

    Ottimo articolo; tuttavia mi domando perché negli anni addietro, quando ancora la dittatura del pensiero unico non era radicata come adesso, gli psichiatri, i ginecologi e i genetisti non abbiano alzato di più la voce. Personalmente in merito alla legalizzazione dell’ aborto, con tutte le dolorose conseguenze, ho sempre dato il principale torto alla classe medica, che aveva le competenze, il prestigio e l’ autorevolezza per contrastare le falsità diffuse da radicali e affini……

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