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Home Page > Aborto > Alabama e West Virginia: mai più fondi a enti che praticano l’aborto
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Continuano ad arrivare buone notizie dagli Stati Uniti in ambito pro life: un risultato straordinario, quello del referendum appena svoltosi in Alabama e in West Virginia, dove si è votato per inserire nelle costituzioni degli stati, alcuni emendamenti contro l’aborto. In West Virginia, infatti, la maggior parte dei cittadini (il 52% contro il 48%) ha votato a favore dell’emendamento numero 1, il No right to abortion amendment, che prevede che lo Stato cessi di versare fondi alle cliniche abortiste e che inoltre dichiara che «non esiste un diritto costituzionale all’aborto».

La voce del buon senso Ancora più incisivo quanto riportato dall’emendamento numero 2 votato in Alabama (Stato che da anni è un centro di resistenza alle politiche abortiste): «Lo stato dell’Alabama inserisce nella propria costituzione il riconoscimento e il sostegno alla sacralità della vita non ancora nata e i diritti dei bambini non nati, soprattutto il diritto alla vita in qualunque forma essa sia e che la costituzione di questo stato non protegge il diritto all’aborto e non verserà fondi per la causa dell’aborto»Insomma, un riconoscimento chiaro e inequivocabile del valore, anzi, in questo caso potremmo dire della “sacralità” (così come riporta l’emendamento) della vita, sin dal concepimento e che pertanto lo Stato si impegna a riconoscere e a sostenere, senza vietare l’aborto (è ancora presto, purtroppo), ma quantomeno senza promuoverne il ricorso finanziando enti abortisti.

Ovviamente non è stato a guardare il “gigante dell’aborto”, Planned Parenthood che ha attaccato, nelle settimane precedenti al voto, questo “pericoloso” emendamento, cercando di ingannare e confondere gli elettori, diffondendo notizie false. Infatti, contrariamente a quanto affermato dalla numero uno delle cliniche abortiste, l’emendamento non penalizzerebbe, inoltre, le donne che vivono l’esperienza di un aborto spontaneo né donne che si sottopongono a trattamenti di infertilità o che hanno avuto esperienze di gravidanze extra-uterine.

Un risultato importante a cui, chissà perché, i media non hanno dato quasi alcuna risonanza e che è stato commentato con parole significative da Kristan Hawkins, presidente dell’associazione Students for Life America, la quale ha sottolineato che la vicenda dimostra in modo lampante che «quando si dà voce direttamente al popolo, esso dichiara di essere contro l’aborto». Dunque, in questo caso più che mai “vox populi, vox Dei”.

Manuela Antonacci

Fonte: LifeNews

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