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Home Page > Fine Vita > Alfie: staccano il respiratore, ma lui resiste…
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Mentre scrivo, il piccolo Alfie Evans sta lottando disperatamente per non morire. Incoraggiato da chi protesta fuori dalle mura dell’ospedale-lager, aiutato e sostenuto da genitori e parenti, che gli hanno praticato persino (almeno in una fase della notte) la respirazione bocca a bocca pur di mantenerlo in vita, nella speranza che la sua neo acquisita cittadinanza italiana possa cambiare le sue sorti decise a tavolino.

Già, perché la nostra vecchia e retrograda Italia, quella che noi stessi denigriamo perché sempre restia ad allinearsi alle “evolute democrazie” europee, si è impegnata, in maniera trasversale ai partiti politici, per concedere al piccolo la cittadinanza italiana ed offrire una chance in più per convincere gli irriducibili boia inglesi a trasferire Alfie al Bambin Gesù, che si è ripetutamente detto disposto ad accoglierlo.

Accorato appello anche di Papa Francesco, che ancora una volta twitta «Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento».

Tutti provano ad aiutare il piccolo, con l’unica eccezione di chi può fare davvero qualcosa. Di chi può evitargli inutili sofferenze riattaccando il respiratore, somministrando acqua e nutrizione, dopo mezza giornata di respirazione autonoma contro i 15 minuti pronosticati dai “medici”. Quegli stessi medici ora si dicono esterrefatti per la resistenza del bambino (e ci viene da chiedere quanti altri errori di valutazione costoro abbiano commesso in questa vicenda).

Nel frattempo il web è pieno di articoli sull’argomento e la vicenda è seguita con apprensione anche da testate che si sono dimostrate non sempre attente alle questioni prolife (qui e qui). Compare anche qualche articolo cinico (qui) per il quale ci consola leggere l’enorme mole di commenti che ne denunciano la totale assenza di buon senso.

Alfie: ecco perché, grazie alle DAT, i casi come il suo si moltiplicheranno

Per contro c’è chi vorrebbe tranquillizzare l’opinione pubblica sostenendo che con le DAT in Italia tutto questo non sarebbe accaduto, poiché l’ultima decisione su un minore spetta ai genitori. Eppure non è difficile immaginare una situazione a parti invertite: i medici che confidano nella possibilità di offrire un sostegno all’ammalato e i genitori che invece decidono di terminarne le “sofferenze” (si veda il caso Englaro). Davvero cambia la sostanza se a decidere della morte di un paziente sono i medici, i giudici o i genitori?

Il nostro sospetto è che invece i casi Gard ed Evans, con l’introduzione delle DAT, si moltiplicheranno (qui).

Di certo c’è che, in un Paese che si definisce democratico e moderno, ad un bambino malato sono stati sottratti i supporti vitali per decisione dei medici, che dovrebbero curarlo, e dei giudici, che dovrebbero difenderne i diritti ma che invece definiscono la sua vita “futile”, contro la volontà dei genitori, che ne sono i tutori. Tutto questo mentre 30 poliziotti impediscono ai numerosi manifestanti, che vorrebbero impedire l’applicazione della pena di morte mediante tortura, di avvicinarsi all’ospedale.

E l’Italia che, sulla scorta della scia emotiva, tende la mano agli Evans, speriamo si accorga che alla mentalità mortifera che guida la Gran Bretagna oggi ci si arriva poco alla volta. Il primo passo è stato fatto anche da noi, con l’approvazione delle DAT. Ma facciamo ancora in tempo a tornare indietro.

Speriamo che la caparbietà di questo bambino ricordi a tutti quanto è forte l’istinto di sopravvivenza e quanto ciascuno di noi abbia uno ed un solo incondizionato desiderio: vivere.

Resisti Alfie, resisti per te, resisti per i tuoi genitori, resisti per tutti noi. Siamo tutti con te!

Giuseppe Fortuna

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