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Home Page > Gender > Cinema: arma per l’indottrinamento di massa
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I mass media costituiscono indubbiamente oggi una delle principali agenzie di socializzazione impegnate a imporre il gender diktat globale. Il processo di ‘normalizzazione’ 2dell’omosessualità e di ogni tipo di devianza sessuale si serve, infatti, dei potenti mezzi di comunicazione di massa – la stampa, il cinema, la radio, la televisione e, in ultimo, internet – per divulgare il suo messaggio ideologico e progressivamente avanzare e sedimentarsi all’interno della società e nella mentalità degli individui. Per limitarci al campo del cinema, e al solo anno 2016, la lista di film italiani ed esteri, volti a celebrare l’omosessualità e rappre-sentare la ‘normalità’ dell’amore tra persone dellostesso sesso, è lunghissima e, per questo, ne citeremo solo alcuni: Carol di Todd Haynes, con il premio Oscar Cate Blanchett nei panni di una donna sposata che stabilisce una relazione con una giovane commessa; Io e lei di Maria Sole Tognazzi, una commedia lesbica indirizzata a un pubblico giovanissimo che rappresenta la storia d’amore tra le due protagoniste, Sabrina Ferilli e Margherita Buy; Freeheld di Peter Sollett, che racconta la lotta per il riconoscimento dei ‘diritti’ civili della coppia lesbica formata da Ellen Page e Julianne Moore; Un Bacio, il film contro il bullismo e l’omofobia del regista Ivan Cotroneo che narra le vicende amorose di tre adolescenti ‘diversi’; e, infine, Stonewall, il lungometraggio di Roland Emmerich che mette in scena i cosiddetti ‘moti di Stonewall’, avvenuti il 28 giugno 1969 a New York nel bar gay “Stonewall Inn” di Christopher Street, considerati il momento di nascita del movimento di liberazione omosessuale americano.

Se il cinema per ‘adulti’, come abbiamo visto, è già ricco e denso di produzioni a tematica omosessuale, la prossima frontiera della propaganda LGBT è rappresentata dai cartoni animati per bambini. Quale strumento migliore, infatti, per veicolare la ‘normalità’ dell’amore tra persone dello stesso sesso che le fiabe per bambini, pronti a recepire innocentemente qualsiasi subdolo messaggio?

Da che parte stiano i colossi dei cartoons si è visto chiaramente nelle recenti battaglie legislative negli Stati Uniti che hanno visto due tra le più grandi case di produzione cinematografiche americane, The Walt Disney Co. e Marvel Studios, mettere sotto ricatto lo Stato federato della Georgia, ‘colpevole’ di aver presentato una proposta di legge che consentiva, a chi lo ritenesse opportuno, di mantenere la normale separazione di WC, spogliatoi e dormitori, tra maschili e femminili. Essendo questa ritenuta discriminatoria nei confronti della comunità LGBTQIA(…), i due big del cinema e dei fumetti, che grazie alle generose e convenienti politiche fiscali attuate dallo Stato in questione, avevano scelto il territorio georgiano come loro location di produzione, hanno minacciato di spostare il loro fiorente business altrove nel caso in cui tale legge ‘omofoba’ fosse stata approvata.

A promuovere la campagna di boicottaggio nei confronti della Georgia è stata “Human Rights Campaign”, la più grande lobby LGBTQIA(…) d’America, con più di 750.000 soci e sostenitori, che ha preso posizione direttamente attraverso il suo stesso presidente Chad Griffin, che si è così rivolto alle case cinematografiche: «Se questo disegno di legge sarà firmato e diventerà legge, i dipendenti, i fornitori, tutti coloro che lavorano sulla vostra produzione sono a rischio di discriminazione sponsorizzata dallo Stato. Questo è sbagliato, è antiamericano. È un affronto a tutti i valori di cui si vanta Hollywood».

[stampaBannerVertia] Lo Stato della Georgia, travolto dalla prevedibile bufera mediatica, puntualmente orchestrata dalla comunità omosessualista, è stato messo al muro anche dai principali rappresentanti delle grandi corporation, come Microsoft, Google, Coca-Cola e Home Depot, con sedi e interessi economici nel territorio georgiano. Un’opposizione trasversale, resa possibile dalla vasta e potentissima rete di professionisti del lobbying LGBT, che ha coinvolto anche la Silicon Valley, la quale – attraverso i suoi leader – si è appellata al governatore della Georgia intimandogli di mettere il veto sul progetto di legge. La sollevazione della lobby LGBT alla fine ha raggiunto il suo scopo e il Governatore della Georgia, Nathan Deal, ha posto il veto.

A poche settimane di distanza dal ‘caso Georgia’ sono stati gli stessi registi del film Captain America: Civil War, i fratelli Anthony e Joe Russo, a dichiarare in un’intervista rilasciata al portale cinematografico Collider, di esser pronti ad aprire le porte dei Marvel Studios ai personaggi LGBT per favorire il processo di accettazione sociale dell’omosessualità.

Secondo i fratelli Russo, compito del cinema è, infatti, quello di raccontare acriticamente la realtà, anche a costo di fungere da strumento di ‘normalizzazione’ tra le giovani generazioni della nuova tendenza gender fluid. A tale proposito, come si legge sul sito web “ComicBook”, i registi statunitensi hanno dichiarato: «Le probabilità di vedere uno di questi personaggi nei prossimi film è alta. È nostro dovere di produttori di film di massa fare prodotti che rispecchino la società e abbiano al loro interno elementi diversi tra loro. È triste notare come Hollywood, in questo senso, sia parecchio in ritardo rispetto agli altri settori: per prima cosa perché si pensa, da sempre, che sia un settore progressista e, in secondo luogo, perché è così visibile al mondo. Secondo noi è importante continuare a spingere per la diversificazione, poiché la narrazione può solo giovarne, essere più ricca e interessante».

Se la Marvel Studios ha annunciato attraverso i fratelli Russo di essere pronta a mettere in scena personaggi LGBT, anche la sua celebre proprietaria Disney sembra indirizzata sulla stessa strada. In particolare, la comunità gay ha messo in moto sul web e sui social media una campagna virale attraverso l’hashtag #GiveElsaAGirlfriend, per fare pressione affinché Elsa, la gelida eroina del film campione d’incassi Frozen, nel prossimo sequel ancora in lavorazione, abbia una fidanzata per divenire così la paladina dei diritti degli omosessuali in casa Disney.

Eppure nonostante la copiosa produzione cinematografica a tematica LGBT, la GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), una delle principali associazioni statunitensi per i diritti omosessuali, ha esplicitamente accusato Hollywood di non fare abbastanza per la visibilità di gay, lesbiche e transgender sul grande schermo. Sarah Kate Ellis, CEO e Presidente della GLAAD, ha sottolineato l’’arretratezza’ del cinema di Hollywood rispetto agli altri media, esortando i registi e le case di produzione a fare di più per la causa omosessualista: «I film di Hollywood sono molto indietro rispetto a tutti gli altri media nel dare voce a personaggi LGBT. L’industria cinematografica deve abbracciare queste nuove storie se vuole restare competitiva e rilevante». In particolare la GLAAD ha richiamato la Disney, accusandola di non aver rappresentato alcun personaggio omosessuale in nessun film del 2015, compreso Star Wars, dichiarando: «Disney dovrebbe includere personaggi gay nel prossimo film di Star Wars, Episodio VIII, per compensare la mancanza di rappresentanza LGBT nei suoi film».

Eppure la Walt Disney nel 2016 ha mandato nelle sale Zootropolis, un film d’animazione diretto ai più piccoli e alle loro famiglie che racconta le avventure di una coniglietta nella città di Zootropolis, dove il mondo animale si è evoluto e affrancato dai limiti della natura, con prede e predatori che convivono armoniosamente e dove tutto sembra possibile, anche cambiare la propria identità. Un’armonia fondata sulla negazione delle differenze, nel nome della tolleranza e del rispetto reciproco, che rispecchia perfettamente i noti cliché propagandati dagli ideologi del gender e dell’indifferentismo sessuale. Un vero e proprio cartoon di indottrinamento di massa, classificabile come ‘abuso di minori’, la cui colonna sonora, affidata alla nota cantautrice e ballerina Shakira, dal titolo Try everything, racchiude emblematicamente il devastante e ideologico messaggio di illimitato potere di autodeterminazione dell’individuo, svincolato da qualsiasi freno o paletto etico-morale, diretto alle giovanissime generazioni.

Promuovere l’omosessualità e la cosiddetta tendenza gender fluid – intesa come sessualità fluttuante indifferentemente da un genere all’altro – attraverso film per giovani e giovanissimi, costituisce un’inaccettabile prepotenza e violenza nei confronti del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, da denunciare e contrastare con ogni mezzo.

Rodolfo de Mattei

Fonte:
Notizie ProVita, n. 43, Luglio 2016, pp. 8-10

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Un Commento, RSS

  • Angelo Mandelli

    dice su:
    08/09/2018 alle 00:19

    Il solito imbroglio. Spacciano per rispetto delle persone il “rispetto” per le loro azioni e comportamenti, che non e’ detto siano sempre da accettare e approvare. Cosi’ in nome della tolleranza diventano intolleranti verso il sacrosanto diritto di avere i propri giudizi morali. Per fortuna ci sono organizzazioni, come Courage, che hanno capito sulla loro pelle la differenza fra le due cose. Sono persone con tendenze omoessuali, ma che non le considerano normali e si sono votate alla castita’. Chissa’ se queste aziende cinematografiche che vogliono “rappresentare tutta la realta'” rappresenteranno anche queste persone?

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